Tutti i numeri che rendono l’India un paese speciale per le startup

800 nuove startup ogni anno, ad oggi sono 3.100 e una top ten di assoluto rispetto fanno dell’India un paese all’avanguardia nell’hi-tech

Secondo un investitore del calibro di Dave McClure […] i due fattori determinanti per il successo delle startup indiane sono rappresentati dalla capacità degli investitori di altri Paesi di convogliare ingenti risorse finanziare sulle nuove imprese e dalla possibilità che queste possano accedere a mercati internazionali.


L’ecosistema indiano delle startup hi-tech è il terzo per volume di investimenti (dopo Stati Uniti e Regno Unito) e il primo per velocità di crescita, secondo lo Startup Report 2014 rilasciato a fine Ottobre da NASSCOM, l’associazione nazionale indiana delle aziende di software e di servizi, attiva in India dal 1988.

800 nuove startup l’anno

Con una crescita di circa 800 nuove imprese hi-tech l’anno, l’India annovera, secondo lo studio, la presenza di 3.100 startup hi-tech sul proprio suolo. Un numero contenuto, simile a quello italiano dove le startup innovative hanno superato, quest’anno, quota 2.700. Si tratta tuttavia di un confronto ingannevole, viste le differenze di requisiti che definiscono una startup innovativa nel nostro Paese. I dati più sorprendenti riguardanti l’India però riguardano le stime per il futuro: è previsto infatti che nel 2020 potrebbero diventare 11.500 le startup col passaporto indiano che potrebbero dare lavoro a più di 250.000 persone. Una tendenza che è lo specchio di quanto avvenuto negli ultimi anni in Silicon Valley, dove gli startupper indiani sono storicamente i founders di origine non americana più numerosi. La stessa NASSCOM  è tra i promotori del “10.000 Start-ups Programme”, finalizzato a incubare, finanziare e supportare nel loro percorso di crescita oltre diecimila startups hi-tech nei prossimi dieci anni.

Per quanto riguarda gli investimenti, negli ultimi cinque anni si sono registrati più di 500 deal, per un ammontare di circa due miliardi di dollari, che hanno coinvolto business angel, venture capital e fondi di private equity. 20 invece le operazioni di merger and acquisition che, negli ultimi tre anni, hanno portato a deals eccedenti il miliardo di dollari.

startup india

I motivi che hanno portato a questa crescita esponenziale sono sicuramente da collegare allo sviluppo economico della classe media indiana, che ha iniziato a fare uso di Internet e del mobile, in particolar modo, delle piattaforme di e-commerce. Le giovani aziende indiane, impegnate nei settori IT e digitale, focalizzate sulla produzione di sistemi di analisi, stanno creando soluzioni valide a livello globale e che hanno come target primario tutto il ricco mercato asiatico.

Il report conferma il divario esistente tra aree ad alto livello di sviluppo tecnologico e zone rurali sottosviluppate: la quasi totalità delle startup sono dislocate in sei città principali; tra queste, Bangalore, Delhi e Mumbai da sole ospitano il 67% del totale delle imprese.

Il 75% degli startupper indiani ha meno di 36 anni, possiede una buona formazione accademica (più del 50% di loro ha conseguito una laurea magistrale) e, prima di avviare la propria impresa, ha fatto esperienza in una multinazionale del settore tech (solo il 13% è alla prima esperienza lavorativa). Grandi assenti le donne: in India solo un imprenditore su diciassette è di sesso femminile.

Startup indiane: le imprese hi-tech più promettenti

Mashable ha recentemente individuato 10 startup indiane da tener d’occhio. Il loro impatto economico si registra sia a livello locale, come avviene per Flipkart, piattaforma di e-commerce che si indirizza solo al mercato indiano, sia a livello globale, come Druva Software, azienda che opera nella protezione dei dati e annovera clienti come la NASA, Tesla, KPMG e Xerox.

startup india deals

Alcune delle aziende citate da Mashable offrono l’equivalente dei servizi di aziende occidentali, come le app di messaggistica Hike o Reel Non manca nell’elenco un social network come Cucumbertown, luogo di ritrovo virtuale per cuochi. Da segnalare anche Urban Ladder, un’app che aiuta gli utenti a scegliere su Internet l’arredamento perfetto per la casa, Zomato, guida online di ristoranti e bistrot, Exotel, che offre un servizio di cloud telephony alle piccole e medie imprese, WebEngage, attiva nel settore dell’ecommerce, e Zoom, servizio di car saharing.

Il confronto con l’ecosistema startup cinese

Per capire le reali prospettive di crescita dell’ecosistema indiano è utile mettere a confronto il report Nasscom con una recente analisi di CB Insights relativa al gap, tutt’ora esistente, con l’ecosistema cinese per quanto riguarda i volumi di investimenti. Se i recenti investimenti della giapponese Softbank in Snapdeal e ANI Technologies prevedono la sensibile riduzione del gap tra i due Paesi nel quarto trimestre del 2014 per quanto riguarda il volume totale degli investimenti, nondimeno permane la scarsità di investitori oltre la fase di early stage, a eccezione di qualche importante investitore straniero, come la stessa Softbank e, di recente, anche Sequoia. In Cina negli ultimi venti mesi sono stati conclusi il doppio dei deals di serie A, B, C, D, mentre l’India è in prima posizione solo in quelli di serie E+ (grazie all’exploit di Myntra, Quikr, Snapdeal) e negli investimenti dei Business Angel.

startup india ecosystem

L’ecosistema startup indiano potrebbe ricavare un vantaggio maggiore da tanti piccoli investimenti, vista la crescita esponenziale del numero di startup”: a dichiararlo è stato Dave McClure, founder di 500 Startups (il quale ha all’attivo 25 investimenti negli ultimi due anni in India, tra cui Cucumbertown), intervistato da Tech In Asia. Per McClure, il programma “10.000 startups” potrebbe centrare il suo obiettivo con il coinvolgimento di 500 VCS, che si impegnassero a investire 500.000 dollari ciascuno in 20 startups ogni anno, per un totale di 5 miliardi di dollari. “Per quanto riguarda i nostri investimenti in India, abbiamo dovuto modificare la nostra strategia in corso d’opera, focalizzandoci di più su quelle imprese con un mercato globale, le quali hanno maggiori possibilità di ricevere finanziamenti dagli investitori americani, mentre quelle destinate al mercato interno hanno dovuto affrontare un continuo ribasso negli ultimi anni, anche se la situazione potrebbe cambiare da un momento all’altro”.

 

Reblog da Italian Angels for Growth

Che cos’è il PropTech e perchè cambierà il settore immobiliare

Tra il 2011 e il 2017, le società di venture capital hanno investito 9 miliardi di dollari in società PropTech. Queste nuove società, insieme alle istituzioni finanziarie all’avanguardia, apporteranno un cambiamento positivo nell’esperienza del cliente nel settore immobiliare.

Huawei P30 Pro, la nostra anteprima da Parigi

Presentata la nuova ammiraglia dell’azienda cinese. Con una fotocamera innovativa, capace di scattare foto anche nel buio assoluto. E una lente a periscopio per un super-zoom

Omnidermal Biomedics vince il Premio Leonardo Startup 2018

Il Comitato Leonardo, in collaborazione con il MISE e l’Agenzia ICE, ha assegnato il riconoscimento alla startup nata come frutto della ricerca del Politecnico di Torino. Omnidermal ha sviluppato il “Wound Viewer”, dispositivo medico capace di acquisire e processare le immagini di ulcere cutanee grazie alla Intelligenza Artificiale.