Guida legale per startup #1 | Che tipo di società scegliere?

Qual è la migliore forma societaria da scegliere? E perché? Una guida per chi vuole creare una startup innovativa

Hai avuto un’idea, hai preparato un progetto di business e ora vuoi dare vita alla tua startup. Siete un gruppo di amici, di conoscenti, di colleghi. Oppure sei da solo. Non conosci bene il diritto e nel budget non ci sono risorse sufficienti per pagare un avvocato. Eppure gli aspetti legali di cui tener conto sono molti e non vanno sottovalutati, soprattutto per le conseguenze che possono portare nei rapporti futuri con gli investitori.

La prima cosa da fare è scegliere il tipo di società da costituire. Proprio con questo tema comincia una nuova guida di Startupitalia!, in cui ogni settimana verranno affrontati aspetti giuridici con cui bisogna avere a che fare se si decide di aprire un’impresa.

La ditta individuale

Riguardo al tipo di società più adatta per una startup appena nata, se si è da soli si può pensare di aprire una ditta individuale. Questo tipo di soluzione consiste nella la forma giuridica più semplice e meno costosa: l’unica cosa da fare è aprire una partita Iva. Ma c’è un altro aspetto a cui bisogna fare molta attenzione. Questo tipo di impresa fa riferimento a un unico titolare che è quindi anche il solo responsabile dell’attività. Tutto il rischio d’impresa ricade sull’imprenditore e di conseguenza sul suo patrimonio. In parole povere, se – economicamente parlando – qualcosa dovesse andar storto, il titolare deve rispondere ai debitori con tutti i suoi beni, compresi quelli personali.

La società di capitali unipersonale solleva da questi rischi, ma è più costosa. Come dice lo stesso nome, può essere costituita da una persona sola, però a differenza della ditta, limita la responsabilità al solo capitale versato. La legge prevede però alcune regole particolari per la società unipersonale. Per prima cosa, quando la società viene aperta è necessario versare l’intero capitale sociale prima dell’atto costitutivo (anziché il 25% previsto per le altre società di capitali). Lo stesso succede per l’aumento di capitale sottoscritto dall’unico socio. Quando si concentra in una sola persona la titolarità di tutte le quote di una società preesistente, i versamenti ancora dovuti devono essere eseguiti entro novanta giorni.

consigli legali

Società di persone o società di capitali?

Di solito, se si è in gruppo, la prima domanda che il potenziale imprenditore si pone è questa: società di persone o società di capitali? La risposta in caso di startup innovative è semplicissima, visto che a indicare la strada giusta è la stessa normativa di settore (il decreto legge. n. 179/2012, convertito dalla legge n. 221/2012) che all’articolo 25, comma 2 definisce la “startup innovativa”:

“la società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia ai sensi dell’articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione” 

(Qui una guida per utenti più esperti sugli adempimenti societari).

In generale, secondo Antonia Verna e Luca Gambini del team Startup dello studio legale Potolano Cavallo, “è fortemente sconsigliabile costituire una startup nella forma di società di persone. Se da una parte gli adempimenti burocratici  e i costi di costituzione e mantenimento di questo tipo di società sono relativamente minori rispetto a quelli di una società di capitali, dall’altra una società di persone ha il grosso limite di non fornire un efficace scudo protettivo che metta a riparo i soci dalle obbligazioni della società (quella di persone non ha infatti una personalità giuridica distinta da quella dei soci e non ha una perfetta autonomia patrimoniale) e di non essere una forma giuridica appetibile da parte di possibili investitori”.

Meglio scegliere una società di capitali.
Ma di cosa si tratta?

Le società di capitali sono spesso utilizzate per le attività che comportano un certo grado di rischio. La loro caratteristica principale è infatti proprio la responsabilità limitata che i soci hanno dal punto di vista patrimoniale. Ciò succede perché queste società hanno la capacità giuridica, che invece manca alle società di persone, e sono  considerate distinte dagli individui che le compongono, sia da un pinto di vista fiscale che civile.

In linea generale, le società di capitali sono composte da un amministratore o un consiglio di amministrazione, dall’assemblea dei soci e dal collegio dei sindaci. Per costituirla serve andare da un notaio e firmare un atto pubblico. Poi, entro  20 giorni dalla stipula dell’atto costitutivo, la società deve essere registrata dallo stesso notaio presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio del territorio di riferimento. Gli amministratori, ogni anno, devono redigere il bilancio d’esercizio, che deve essere poi depositato sempre alla Camera di Commercio.

Le società di capitali possono essere:

  1. Società a responsabilità limitata (S.r.l.),
  2. Società per azioni (S.p.a.),
  3. Società in accomandita per azioni (S.a.p.a).

Gli startupper quasi sempre scelgono la S.r.l., per la quale è sufficiente un capitale sociale che va da 1 (come da riforma del d.l. 28 giugno 2013 n 76) a 10.000 euro, mentre per costituire un Spa ne servono 50.000. In entrambi i casi però – e se il capitale della S.r.l. è pari a 10.000 euro – in un primo momento basta versare il 25% del capitale. Il restante 75% può essere versato in un momento successivo. Se il capitale della S.r.l. è invece inferiore ai diecimila euro, “i conferimenti devono farsi in denaro e devono essere versati per intero alle persone cui è affidata l’amministrazione”, come prescritto dall’articolo 2643 del Codice Civile (Comma aggiunto dal comma 15-ter dell’art. 9, D.L. 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla L. 9 agosto 2013, n. 99).

Allo stato attuale, “la forma societaria migliore, nonché la più utilizzata ai fini della costituzione di una startup in Italia è senz’altro la società a responsabilità limitata”. Secondo Antonia Verna e Luca Gambini che spiegano come ci sia anche tutta una serie di vantaggi per chi scegli questo tipo di società: “Grazie alla disciplina in materia di startup innovative (articolo 25 e seguenti del decreto legge numero 179 di ottobre 2012), i soci fondatori potrebbero beneficiare, tramite una S.r.l., nel caso in cui sussistano gli altri requisiti previsti, di ulteriori vantaggi diretti e indiretti, ad esempio:

  • la possibilità di ridurre i costi di costituzione, di prevedere categorie di quote e l’emissione di strumenti finanziari partecipativi,
  • la deroga a certe disposizioni di diritto societario che riguardano i tempi di ripianamento delle perdite,
  • agevolazioni fiscali per gli investitori,
  • semplificazione in materia di contratti di lavoro,
  • possibilità di raccogliere capitali sul mercato mediante crowfunding, ma anche la non assoggettabilità alla procedura fallimentare nel caso in cui l’iniziativa non vada a buon fine”.

Ma quanto tempo ci vuole per costituire un S.r.l. e cosa bisogna fare? Meno di quanto si possa immaginare. Gli avvocati ci hanno risposto che se i soci sono tutti persone fisiche o giuridiche italiane e si vuole procedere alla costituzione di un società senza particolari previsioni statutarie e parasociali, i tempi per metterla in piedi sono molto veloci e in media variano tra i 2 e i 5 giorni. Riguardo alle cose da fare, “i soci dovranno versare i pagamenti dovuti per la formazione del capitale sociale in un conto vincolato e stipulare presso un notaio l’atto costitutivo, comprensivo di statuto (salvo minori adempimenti burocratici, quali ad esempio l’attivazione di una pec della società). Una volta stipulato l’atto costitutivo, il notaio provvederà a effettuare la comunicazione di iscrizione presso il registro delle imprese. Quando la comunicazione sarà stata processata ed evasa dal registro delle imprese, la Società sarà effettivamente costituita”, concludono Antonia Verna e Luca Gambini.

La disciplina delle startup innovative parla però anche della possibilità di costituire “una società di capitali in forma cooperativa”. Si tratta di una forma d’impresa adatta a gruppi di persone che si uniscono con finalità che non prevedono unicamente la ripartizione degli utili, come nelle società di capitali. Le cooperative hanno scopo mutualistico cioè i soci devono mantenere un rapporto di scambio con la società e partecipare direttamente all’attività dell’impresa.

Per quanto riguarda la costituzione formale della cooperativa, i primi passi consistono nella redazione dell’atto costitutivo e dello statuto per atto pubblico, poi nell’iscrizione nel Registro delle imprese presso la Camera di Commercio. Al momento dell’iscrizione, la Camera di commercio (insieme all’Agenzia delle entrate) assegna il codice fiscale ed eventualmente la partita IVA. L’attività d’impresa, inoltre, è soggetta alla denuncia d’inizio attività e a diverse abilitazioni, autorizzazioni, concessioni o licenze che dipendono dal tipo di attività svolta. È necessaria anche l’iscrizione all’Albo Nazionale delle Società Cooperative, tenuto dal ministero dello Sviluppo Economico e gestito dalle Camere di commercio.

Sono società a capitale variabile (cioè dipendente dal numero dei soci a differenza delle altre società di capitale che sono a capitale fisso). I soci devono essere almeno nove, ma il numero può scendere a tre se si tratta di persone fisiche e la società adotta la normativa delle società a responsabilità limitata.

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