#StartupContest | De Caro: «Nel 2015 basta con la moda delle startup e facciamo sistema»

  Si chiude un anno di startup in Italia. Abbiamo contattato i principali attori dell’ecosistema italiano per chiedere un primo bilancio sul 2014. Per capire cosa è successo, cosa è cambiato e come e cosa migliorare il prossimo anno. Dopo Michele Costabile e Luigi Capello, interviene Giovanni De Caro. Qui la migliore startup dell’anno secondo… Read more »

 

Si chiude un anno di startup in Italia. Abbiamo contattato i principali attori dell’ecosistema italiano per chiedere un primo bilancio sul 2014. Per capire cosa è successo, cosa è cambiato e come e cosa migliorare il prossimo anno. Dopo Michele Costabile e Luigi Capello, interviene Giovanni De Caro. Qui la migliore startup dell’anno secondo lui per #StartupContest.

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Giovanni De Caro, laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Napoli “Federico II” è Investment Manager presso Atlante Ventures.

Qual è la startup dell’anno? Perché?

Ne voto due. Una è CharityStars di Francesco Nazari Fusetti, una piattaforma che vende all’asta oggetti appartenuti a personaggi famosi e devolve il ricavato in beneficienza, perché ha un team molto solido, una piattaforma robusta, metriche interessanti, crescita sostenuta, è ben finanziata ed è decisamente socially correct.

L’altra è Oncoxx, spinoff dell’Università di Chieti finanziata da Fira con un investimento da un milione di euro; una biotech company che ha brevettato e umanizzato due anticorpi monoclonali per affrontare il cancro come se fosse l’influenza. Il suo fondatore, Saverio Alberti, è un oncologo di fama internazionale e ho trovato in lui un commitment verso il progetto che è molto raro nell’università italiana.

Com’è stato l’anno delle startup in Italia dal tuo osservatorio?

E’ stato l’anno della moda e delle opportunità. Ho visto tanta gente tentare una startup perché fa tendenza e tanti altri che si sono improvvisati mentor o advisor per paura di restare fuori dal gioco.  Ma è stato un anno in cui si sono moltiplicate le opportunità, soprattutto quelle provenienti dal basso, con tante startup competition, percorsi di accelerazione, incubatori, fondi regionali e tanti investitori privati. E’ anche l’anno in cui le startup hanno scoperto che in Italia possono indebitarsi, grazie al fondo di garanzia di Mediocredito Centrale e al nuovo Smart&Start. Insomma soldi per tutti, tutti quelli che sono pronti a rischiare, con mille opportunità per abbassare il rischio selezionando i mentors e gli acceleratori migliori.

Cosa dobbiamo fare per migliorare nel 2015?

Sistema e angel investing. In Italia manca il sistema. Non che altrove sia particolarmente sviluppato, ma questo non è un buon motivo per non provarci. Gli attori del sistema si conoscono più o meno tutti, ma non fanno sistema, se non su base assolutamente volontaria e purtroppo discontinua. I tentativi del governo e di ItaliaStartup si sono rivelati maldestri e irrimediabilmente focalizzati sul centro-nord.

Non esistono più investimenti privi di rischio e il rapporto rischio/rendimento delle varie asset class tende ad allinearsi drammaticamente; questa tendenza fa emergere l’opportunità di investire in settori dove il rendimento potenziale è assai elevato e il rischio può essere ridotto da azioni di sistema, grazie all’azione di operatori che possono migliorare la capacità di execution del team (mentors e acceleratori), generare opportunità commerciali (open innovation) ed erogare finanza per il kick off, anche tanta (le banche, si, proprio le banche); quest’azione può aprire la strada ai capitali privati, ai business angels, che non sono più quelli di una volta, sono più ricchi e sono molti di più. Per attirarli bisogna ridurre l’asimmetria informativa e avere storie da raccontare. Ci stiamo attrezzando.

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