Tutti i numeri dell’ecosistema startup berlinese (quasi la metà fattura fino 250mila euro)

REBLOGGED FROM ITALIAN ANGELS FOR GROWTH Un report di McKinsey dell’ottobre 2013 ha individuato in Berlino uno dei possibili hub europei per le startup, con la creazione di 100 mila nuovi posti di lavoro entro il 2020. Dopo aver analizzato le particolarità dell’ecosistema di St. Louis, in questo articolo vogliamo approfondire i motivi del successo della capitale tedesca, analizzando… Read more »

REBLOGGED FROM ITALIAN ANGELS FOR GROWTH

Un report di McKinsey dell’ottobre 2013 ha individuato in Berlino uno dei possibili hub europei per le startup, con la creazione di 100 mila nuovi posti di lavoro entro il 2020.
Dopo aver analizzato le particolarità dell’ecosistema di St. Louis, in questo articolo vogliamo approfondire i motivi del successo della capitale tedesca, analizzando i dati dell’ultimo Startup Monitor 2014, i deal conclusi in questi primi nove mesi dell’anno, e concludendo con una panoramica generale sugli spazi a disposizione per gli startupper e i luoghi di ritrovo – soprattutto “virtuale” – dei founder italiani, tra cui il team di sviluppo di Spreaker, startup nel portfolio dei soci IAG dal 2010.

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Il basso costo della vita, con un potere d’acquisto pro capite del 40% più alto rispetto a Londra, l’ambiente multiculturale e la presenza capillare di spazi di co-working e acceleratori sono solo alcuni dei principali motivi dello sviluppo dell’ecosistema di Berlino, dove si stima che ogni venti minuti nasca una nuova startup. Berlino ha già al suo attivo alcuni casi di startup di successo internazionale, come SoundCloud e Zalando, le quali hanno fatto della capitale tedesca il proprio quartier generale.

Il sindaco di Berlino Klaus Wowereit, in un’intervista per McKinsey nel Luglio 2014, ha sottolineato il peso crescente dell’innovazione per l’economia metropolitana: «Il nostro obiettivo è diventare la città leader delle startup in Europa, seguendo l’esempio di New York e Tel Aviv, investendo nell’educazione linguistica degli imprenditori stranieri e snellendo la nostra burocrazia per favorire la nascita di nuove imprese».

A sorpresa, Berlino potrebbe raggiungere Tel Aviv prima delle più rosee previsioni: è notizia di pochi giorni fa che più della metà delle startup vincitrici dell’ultimo bando dell’acceleratore berlinese Plug & Play di Axel Springer sono israeliane. Sempre più spesso, infatti, i founder dello Stato ebraico scelgono la capitale tedesca come base di partenza per il proprio business, come dimostrato da un’inchiesta del Deutsche Welle.

Il fatturato medio delle startup di Berlino

L’ecosistema startup di Berlino non ha nulla da invidiare a quello delle altre città tedesche secondo il Monitor Startup 2014, disponibile solo in lingua originale e realizzato con il contributo di KPMG.
Nella capitale, il 36,9% delle startup ha dichiarato lo scorso anno un fatturato fino a 250 mila euro, il 15,6% tra 250 e 500 mila, il 10% tra 500 mila e un milione di euro, il 13,1% da uno a cinque milioni, il 5% da cinque a dieci milioni e il 9,4% oltre i dieci milioni di euro (per quest’ultimo dato, la media nazionale è di 4,9%). Una ricchezza che trova una corrispondenza nel salario medio dei founder, che a Berlino è di 2.637 Euro, cento in più della media nazionale.

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Le startup della capitale hanno inoltre assunto più dipendenti (23,2, a cui vanno aggiunti in media 2,4 founder) rispetto a una media nazionale di 14,5 addetti per azienda. Il 10% degli assunti in una startup, infine, ha origini straniere. Berlino non si discosta molto, invece, dalla media nazionale per quanto riguarda il gender gap: anche nella capitale 9 founder di startup su 10 sono di sesso maschile.

Gli investimenti nelle startup berlinesi nel 2014

Per quanto riguarda i finanziamenti, se a livello nazionale il 19,5% dei founder di startup attinge ai propri risparmi e il 21,4% riesce a ottenere un investimento dai fondi di venture capital, a Berlino l’incidenza di questi ultimi è maggiore rispetto alla media, con il 27,8% di startup finanziate dai VC.
Secondo BitkCom, il capitale investito dai Venture Capital nelle startup di Berlino è quadruplicato dal 2009 (34,2 milioni di Euro) al 2012 (133,3 milioni). Più della metà dei finanziamenti complessivi nazionali hanno coinvolto startup registrate nella capitale, al primo posto nel ranking dei 16 Stati federali della Germania, con 38 euro di investimenti in media per abitante.

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Secondo gli ultimi dati di CB Insights, elaborati da DataPine, i primi nove mesi del 2014 hanno segnato il proseguimento di questa tendenza. Per i primi due trimestri sono state 53 le startup che hanno ottenuto dei finanziamenti, di cui 17 non hanno svelato l’importo complessivo, per una media di 22 milioni di euro di investimento ad azienda.

La maggior parte delle startup finanziate sono aziende di e-commerce (25%), seguite dal software (21%), mobile (19%), fintech (11%), social (6%), trasporti (6%), education (4%) ed healthcare (4%).

Gli investimenti in startup berlinesi, per i primi due trimestri del 2014, sono derivati al da seed (40% del totale), venture capital (32%), business angel (6%) ecrowdfunding (4%).

A far la parte del leone Delivery Hero, un portale per ordinare il cibo direttamente da casa, fondata nel settembre 2010, che ha raccolto 173 milioni di dollari nel primo semestre di quest’anno, seguita da Hoccer, competitor di Whatsapp, che ha ottenuto 64,3 milioni di dollari di finanziamenti, ed HelloFresh, anche quest’ultima una startup per la consegna di cibo, con 50 milioni.

Nel terzo trimestre del 2014 altre 29 startup di Berlino hanno annunciato di aver raccolto dei finanziamenti, di cui il 27% nel settore dell’e-commerce e il 27% nel software, seguite da mobile, hardware, travel, education, fintech, energia e gaming. Di nuovo sugli scudi Delivery Hero, che con un nuovo round di serie G da 350 milioni, e l’acquisizione di pizza.de, ha raggiunto una valutazione totale di un miliardo di dollari.

 

A Berlino il co-working è di casa

La crescita di un nuovo ecosistema di startup comincia dalla formazione: secondo il Digital Economy Report 2013 della città di Berlino, nella capitale oltre 15 mila studenti seguono corsi universitari nell’ambito dell’IT e del digital. Una volta usciti dall’Università, la spesa media che i neolaureati devono sostenere per affittare uno spazio commerciale di è di 12,5 Euro al mese per metro quadro. Altrimenti, c’è sempre la possibilità di lavorare in co-working.

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Secondo il Global Co-Working Censis del 2013, elaborato dalla startup – non a caso berlinese – Deskwanted (un network di spazi di co-working fondato nel 2010), gli spazi in Germania sono raddoppiati nel giro di un anno, portando il paese al secondo posto (230) dietro a Stati Uniti (781), mentre Berlino è la terza città al mondo per numero di co-working (68) dietro Londra (81) e New York (71).

Tra i luoghi più famosi c’è sicuramente Factory, un hub di 16 mila metri quadrati adibito a campus tecnologico, realizzato con il contributo del programma Google For Entrepreneurs. Factory ha aperto le sue porte alle startup nel giugno 2014, in un edificio ristrutturato sulla Rheinsberger Strasse, nel quartiere Mitte, a pochi passi dal Muro. Tra le startup che hanno trasferito il loro quartier generale nell’hub, c’è anche SoundCloud.

Google ha successivamente lanciato, a novembre di quest’anno, il programma #Deutschland25, localizzando su una mappa virtuale quei tedeschi nati tra 1980 e 1995, gli anni della caduta del Muro, che si sono fatti promotori di progetti innovativi a sfondo sociale.

https://www.youtube.com/watch?v=x_3e74WfqNM

 

Tra gli acceleratori che hanno aperto in questi anni a Berlino un posto di primo piano è occupato da Rocket Internet, la cui mission è quella di diventare la più grande piattaforma per lo sviluppo di business di e-commerce al di fuori di Stati Uniti e Cina (tra le startup incubate: Zalando, Groupon ed eDarling) e Plug & Play di Axel Springer: fondato nel 2013, organizza tre volte all’anno un programma di tre mesi rivolto alle startup, che si conclude con pitch rivolto a investitori internazionali e locali.

Altri indirizzi utili sono quelli dell’incubatore CoLaborator, campus della Bayer gemello di quello costruito a San Francisco, destinato a startup attive nel settore dell’healthcare; hub:raum di Deutsche Telecom, presente anche a Cracovia e Tel Aviv, che offre finanziamenti, spazi di co-working, attività di mentoring a startup attive nel campo della Internet of Things, Cyber Security, Healthcare, Customer Analytics, Mobile payment ed eCommerce, Comunicazione e Cloud Based Business Solutions; Startupbootcamp Berlin, filiale locale di un network di 9 strutture, nominato “Best Startup Accelerator 2014” in Europa; Berlin Startup Academy, acceleratore dove i founder più intraprendenti possono essere ammessi, pur se privi di un team o di un prototipo completo.

L’Italia delle startup a Berlino

A Berlino ha trasferito il proprio team di sviluppo Spreaker, startup finanziata dai nostri soci nel 2010, che permette ad oltre quattro milioni di utenti registrati in tutto il mondo di creare e condividere contenuti radio sul web. E verso Berlino puntano altri imprenditori italiani, membri di quella cultura del nomadismo digitale che è più che mai necessaria in un mondo in rapido sviluppo, dove le frontiere hanno perso di valore di fronte alla necessità di mescolare idee, progetti, finanziamenti e persone di talento.

A Berlino gli startupper italiani si tengono in contatto attraverso il gruppo DigItaly Berlin (su Che Futuro e Il Mitte potete leggere alcune delle loro storie), leggono Venture Village e Silicon Allee per tenersi aggiornati sugli ultimi eventi per startup in città e aspettano la prima tappa internazionale di Smau prevista per marzo 2014 nella capitale tedesca.

Il team di Spreaker, startup nel portfolio dei soci di IAG, a Berlino

Il team di Spreaker, startup nel portfolio dei soci di IAG, a Berlino

Per chi cerca lavoro in una startup di Berlino, secondo Simon Schaefer, founder di Factory intervistato il mese scorso da The Local, questo è il “momento migliore” per inviare la propria candidatura. “La guerra per aggiudicarsi i migliori talenti è iniziata – ha dichiarato Schaefer – le offerte di lavoro sono aumentate esponenzialmente per quel che riguarda il settore tecnologico. Per chi viene da fuori, il consiglio è di partecipare a uno dei tanti eventi per startup, conoscere le persone, dare una mano, e iniziare in questo modo a costruirsi un network di contatti a cui proporsi successivamente”. Per quel che riguarda la lingua di lavoro, “conoscere il tedesco non è più essenziale come cinque anni fa, a meno che la startup non sia rivolta esclusivamente al mercato interno”.

Il reportage di Ympact sull’ecosistema startup a Berlino

L’European Startups Documentary è una serie di reportage video dedicati agli ecosistemi cittadini europei, realizzati da Ympact nel corso dell’ultimo anno (tra le interviste, c’è anche quella del nostro Managing Director Marco Villa per l’Italia). La puntata dedicata a Berlino, visibile gratuitamente su Youtube, raccoglie le interviste di quanti hanno vissuto in prima persona lo sviluppo di questi ultimi anni.
Tra questi c’è Alex Farcet, co-founder di Startupbootcamp, “la bellezza del movimento startup di Berlino risiede nel suo essere cresciuto dal basso, senza bisogno di interventi da parte delle autorità”.

https://www.youtube.com/watch?v=dzX3YVyxSx8

 

Uno sviluppo tutto sommato veloce, quello dell’ecosistema startup di Berlino, che per Madeleine Gummer Von Mohl, co-founder dello spazio di co-working Betahaus, si è realizzato nell’arco degli ultimi cinque anni: “quando abbiamo organizzato il primo pitch di startup, che noi chiamiamo ‘beta-pitch’, è stato molto difficile trovare qualcuno interessato a conoscere il modello di business di un altro imprenditore”, mentre ora eventi di questo tipo sono all’ordine del giorno nell’agenda cittadina.

“L’affitto a Berlino è economico, vengono qui imprenditori da tutta Europa – ha dichiarato Justin McMurray, co-founder della startup Somewhere – ed è questo che rende Berlino il luogo ideale per cominciare qualcosa, anche senza sapere ancora quale sarà”. È opinione comune, comunque, che l’ecosistema della capitale tedesca sia ormai giunto a una svolta decisiva. “Berlino stessa è una startup – è il commento di Luis-Daniel Alegria, co-founder di Vamos – che ha attraversato diverse fasi di sviluppo. Molti imprenditori stranieri vengono a Berlino per cogliere le opportunità offerte dalla capitale, incuriositi dall’attenzione che i media hanno riversato su di essa. Se all’inizio eravamo soddisfatti di essere ‘poor, young and sexy’, ora è il momento di iniziare a riflettere su come trasformare questa opportunità in un modello di business, e passare allo step successivo: la conquista del mondo”.

 

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Il ragazzo che ha vissuto (per più di un anno) con il cuore nello zaino

Stan Larkin, 25 anni, soffriva di una malattia genetica rara, la cardiomiopatia familiare, trasmessa dai parenti di primo grado. Ha battuto il “record” sopravvivendo con il suo cuore artificiale per 17 mesi, portato dentro uno zaino. Poi il trapianto di successo.