La top 100 del 2015 di StartupItalia! L’anno di Matteo (non lui; Matteo Lai)

Ecco l’ebook con la hit parade di Riccardo Luna: Al 1° posto Matteo Lai (Empatica), 2° classificato Max Ciociola (MusicXmatch), 3° Davide Dattoli (Talent Garden)

Matteo Lai, fondatore di Empatica

Matteo Lai, ceo e fondatore di Empatica. Primo classificato nella Top 100 di StartupItalia!

Un giorno di dicembre del 2014 ero in auto con un venture capitalist piuttosto noto e molto sveglio. Guidava lui. Io avevo il laptop acceso e in wifi. Stavo controllando una lista, l’ennesima, delle migliori startup nostrane in lizza per un evento imminente. Roba seria. Con timbri e bolli istituzionali. “Questa la conosci?” era la domanda, ripetuta decine di volte, al mio compagno di viaggio scorrendo il file che mi appariva misterioso come un antico codice. E le risposte principali le posso dividere in tre categorie: 1) “Mai sentita”. 2) “Non è una startup perché ha più di cinque anni di vita”. 3) “Non è innovativa, è solo un’altra azienda”. A una ulteriore verifica, si scopriva che molte non avevano un sito internet, moltissime non lo avevano aggiornato per tutto l’anno, altre sui social praticamente non esistevano. Sono queste “le migliori startup nostrane”. Possibile? Possibile che non ci siano strumenti più efficaci per far emergere il (tanto) di buono che si sta facendo in Italia? Perché di questo parliamo: parliamo delle aziende innovative che nei prossimi anni dovranno imporsi sul nostro mercato e sugli altri, cambiare regole e abitudini, fare fatturato e creare posti di lavoro. Dovranno, perché se non lo faranno non c’è molto su cui sperare. Di questo stiamo parlando: del nostro futuro come paese, e ne parliamo senza una bussola, confondendo il nord con il sud; le eccellenze – che ci sono sono – con quelli bravi solo a farsi largo in un evento ma che non arriveranno mai da nessuna parte.

Un ebook con gli investimenti, i fatturati e i dipendenti delle startup italiane

Questo libro, in fondo, nasce da quel viaggio in auto e dalla sensazione frustrante di non saperne abbastanza. Eppure questo mondo ormai lo conosco e lo frequento da un po’. Lo storytelling degli startupper mi ha appassionato e mi appassiona: l’idea che un ragazzo possa avere una idea geniale e si metta in gioco con tutto sé stesso per realizzarla, questo fatto ha una forza narrativa incredibile ed è un antidoto molto efficace contro la rassegnazione dilagante. Ma lo storytelling non basta. Accanto alle storie servono i dati: gli investimenti, i fatturati, i margini, i dipendenti. Serve il data journalism. I dati nascondono storie per chi li sa leggere e le storie migliori svelano dati per chi le sa ascoltare.

Le 100 startup che abbiamo selezionato in questa guida non so se sono davvero le 100 migliori d’Italia. Anzi, per essere onesti: probabilmente no, qualcuna ci sarà sfuggita. Ma so che per formare questo elenco siamo partiti dai numeri: abbiamo passato in rassegna tutti gli investimenti e le poche exit del 2014; abbiamo considerato tutti quelli che avevano vinto una delle tantissime startup competition; abbiamo valutato il potenziale dell’idea per quelle appena partite e infine abbiamo tirato una linea. Fermandoci a quota 100. Voglio chiarire subito che chi è rimasto fuori non deve sentirsi bocciato, anzi. Per due ragioni: la prima, è che posso aver sbagliato io; la seconda, è che può esserci stata una carenza di comunicazione di risultati da parte degli startupper. Le due cose stanno assieme ed hanno una sola medicina possibile: il data journalism. Ovvero creare strumenti di misurazioni e valutazione aperti e a disposizione di tutti: è il nostro impegno per il 2015.

Intanto il risultato che proponiamo per l’anno appena trascorso è una foto piuttosto attendibile delle cose rilevanti accadute in questo settore così importante. Che anno è stato? Esplosivo, confuso, deludente. Ho scelto tre aggettivi fra quelli che ho sentito più spesso dagli addetti ai lavori. Esplosivo perché il tema startup è ormai diventato main stream: sempre più spesso in tv e nei giornali cercano il giovane startupper carino per compensare la quantità di notizie negative che ci riversano addosso. Poco male. Anzi, serve anche questo. Confuso perché c’è stata una proliferazione esagerata di eventi, premi, incubatori, acceleratori nella quale è stato difficile distinguere la qualità dall’opportunismo. Per esempio ho scoperto che solo a Roma ci sono una dozzina di acceleratori: davvero ne servono così tanti? E non sarebbe meglio che almeno uno fosse di livello internazionale attraendo talenti non dico da tutto il mondo, ma almeno da tutta l’Europa? Deludente è il terzo aggettivo, quello più difficile da spiegare. Me lo ha riferito un venture capitalist, cioè una persona che guarda ai fenomeni con un solo parametro: il ritorno sugli investimenti. Nel mondo delle startup parliamo soprattutto di exit: in pratica quel momento in cui una startup di successo viene acquisita da un grande gruppo e gli azionisti si portano a casa un bel po’ di soldi. Quelle del 2014, che pure ha visto il numero di startup iscritte nel registro delle startup innovative del ministero dello Sviluppo Economico raggiungere quota tremila, si contano sulle dita di una mano sola. Perché? Dobbiamo chiedercelo, senza timore di apparire dei guastafeste. Forse la confusione di cui sopra, non aiuta. O forse si è trattato solo di una crisi di crescita e il 2015 sarà l’anno d’oro. Qualche segnale in questo senso c’è già.

Perché Empatica conquista il primo posto

In questo contesto “esplosivo, confuso e deludente” ho scelto la startup dell’anno. E ho scelto Empatica di Matteo Lai. Devo dire che sono stato in dubbio fino all’ultimo perché in definitiva tutte quelle che trovate nella top 10 hanno a mio avviso hanno dimostrato di avere una marcia in più rispetto alle altre. Ce l’ha sicuramente Decisyon di Cosimo Palmisano che ha creato la realtà più solida. Ce l’ha s-Peek di Mattia Ciprian che ha messo su un servizio formidabile per valutare le aziende il tutto il mondo con una app. Ce l’ha GreenRail di Giovanni De Lisi che cambierà il concetto di treno – e di traversina ferroviaria – a partire dalla metropolitana di Londra (in Italia lo cercheranno dopo, come al solito). Ce l’hanno i ragazzi di Sardex, che è più di una moneta complementare, è il sogno realizzato di una nuova economia, solidale e legata al territorio. E se FabTotum è per ora una bellissima scommessa che porta in primo piano il mondo dei makers, TesPharma è già una realtà supersolida del biotech mondiale guidata da un luminare che dovremmo conoscere meglio, Roberto Pellicciari (a proposito di storytelling, la sua storia vale sì un romanzo).

Sul mio podio personale, per quel che vale, sono saliti in tre. Sul gradino più basso trovate Davide Dattoli: ha 24 anni e ha creato la più grande rete europea di spazi di coworking, Talent Garden. Il coworking non lo ha inventato certo lui ma è rarissimo trovare tanta concretezza in un ragazzo così giovane. Al secondo posto metto Max Ciociola e la sua MusiXmatch. In realtà per i numeri fatti nel 2014, gli investimenti, i clienti, la qualità della app, Ciociola potrebbe benissimo essere lui lo startupper dell’anno, ma io scommetto che nel 2015 farà il botto e quindi gli tengo il posto in caldo.

E veniamo al primo. Il primo per me: Matteo Lai. Lo conosco da anni, da quando girava per Milano con poco più di una idea: un rudimentale braccialetto per misurare le emozioni. L’ho visto faticare, perdere, non demordere per le troppe porte chiuse in faccia in Italia; lo ricordo una volta all’aeroporto di San Francisco letteralmente con le stampelle reduce da un pitch a qualche investitore (non gli avevano menato, era un banale infortunio, ma quell’immagine era anche quella della sua azienda in quel momento). E finalmente quest’anno la svolta: una luminare del MIT si innamora del suo prodotto (nel frattempo molto migliorato e adottato in decine di ospedali per la cura della epilessia); la società della “luminare” entra in Empatica al 49 per cento e arrivano due milioni di dollari di investimenti; intanto su Indiegogo la campagna di crowdfunding per il lancio del primo braccialetto commerciale raggiunge l’obiettivo in poche ore. E lui invece di montarsi la testa resta quello che è sempre stato: un testardo, umile, ambizioso ragazzo di Cagliari che spera – con la tecnologia – di fare qualcosa di utile per gli altri.

Insomma, qui c’è la storia, una bellissima storia, e ci sono i dati. La strada giusta.

Scarica l’ebook con la top 100 del 2015 secondo StartupItalia!

STARTUPITALIA_La_top_100-1

 

  • Ottimo e-book e ottima iniziativa. Sentiti Complimenti.
    Mi resta solo un dubbio: mi sembra che alcune di queste startup siano andate all’estero e non abbiano più nulla a che vedere con il sistema startup italiano, in che modo si ritiene quindi che possano “cambiare l’Italia”?

    • arcamasilum

      Ciao Luciano, grazie mille dei complimenti intanto. In realtà ce lo siamo chiesti anche noi. Abbiamo cercato però di ragionare sui talenti italiani che fanno impresa. Anche “delocalizzandoli” (non troverai ad esempio distinzioni tra nord e sud, chi fa meglio e chi fa peggio etc…). Che poi alcune di loro siano all’estero è vero, ma che non abbiano più nulla a che fare con l’Italia un po’ meno. Una di quelle che abbiamo sentito, sede negli usa, per esempio sta acquisendo una Startup italiana. Che rimarrà qui, crescerà qui, assumerà qui, e magari sarà più forte. I legami insomma ci sono e ci saranno anche per chi decide di fare azienda all’estero. So che la scelta può sembrare poco rigorosa, ma può dare un senso ad un fenomeno che oramai supera i confini nazionali. Poi tutto è migliorabile 🙂

      • Molto interessante! Grazie @arcamasilum:disqus per la precisa e veloce risposta. Mi fa molto piacere vedere che nonostante tutte le difficoltà del nostro bel Paese, si riescono a trovare delle sinergie che portano gli italiani emigrati a creare benessere in Italia (anche se magari immagino che per loro non sia l’investimento più conveniente in questo momento storico).
        Sarebbe davvero interessante fare un’analisi più approfondita di questi casi per capire se è possibile utilizzare questo modello in modo seriale per rilanciare l’imprenditoria nel nostro paese e trovare nuovi meccanismi di “finanziamento”.
        Magari con un case study di successo si potrebbe anche riuscire a legiferare per incoraggiare anche dal punto di vista fiscale queste realtà.

        Speriamo che questo 2015 porti un’ondata di ottimismo e innovazione in tal senso! 😉

  • Ciao,
    grazie mille a nome di Waynaut per l’inclusione nella lista.
    Volevo solo segnalarvi che siamo riportati come “Wainaut”. Vi sarebbe possibile correggere?

  • Pingback: Le 5 startup di turismo che nel 2015 vi aiuteranno in viaggio()

    • admin

      Figurati Alessio, una a è scappata e non doveva. Un refuso. Internet delle cose o degli oggetti oramai 1) è ampiamente sdoganato, 2) è un virgolettato e per me i virgolettati sono sacri

  • Pietro

    Ciao, davvero una bella idea, ebook sicuramente utile…però non funziona il link per il download, ho provato più volte nell’arco della giornata e da “internal server error”…

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