Stampante 3D tuttofare nata dal crowdfunding

Fabtotum è fra le 10 migliori startup del 2014 secondo l’ebook pubblicato da Startupitalia. Qui il link per scaricarlo gratis

http://www.fabtotum.com/

Fatturato / Utile: 1,5 milioni di euro

Dipendenti / Collaboratori: 2 FOUNDER e 2 collaboratori

App scaricate/ Dispositivi venduti / Clienti: venduti più di 500 pezzi, in 58 paesi diversi, nel 2014.

Età media: 29 anni

Round/finanziamenti:  150.000 dollari da business angel; 586.000 dollari da campagna crowdfunding su indiegogo

Premi vinti/riconoscimenti: Switch2Product 2013 del Polihub

Incubati: Sì, all’interno di Polihub, incubatore del Politecnico di Milano.

fabtotum

Storia

«Con Fabtotum siamo riusciti a ridurre una fabbrica in una singola macchina, metterla sopra una scrivania e dargli anche un bell’aspetto”. Marco Rizzuto, 29, e Giovanni Grieco, 29, parlano con orgoglio della loro personal fabricator, una 3D printer multifunzionale che permette di eseguire anche i lavori di una fresa e di uno scanner. La startup, nata tra i banchi del Politecnico di Milano e divenuta realtà nel 2013, è una delle più redditizie d’Italia visto che, nel primo anno d’attività, ha registrato un fatturato di 1,5 milioni di euro.

Il progetto è stato inizialmente ospitato all’interno del Polihub, l’incubatore del Politecnico di Milano, dove si distingue vincendo il premio Switch2Product 2013. Poco dopo arriva anche il primo finanziamento, da parte di alcuni business angel italiani e internazionali, per un totale di 150mila dollari.

La svolta per la crescita della startup è stata però la campagna lanciata su Indiegogo. Sono stati raccolti 586mila dollari in 60 giorni, record europeo per la piattaforma di crowdfunding. Questi fondi hanno permesso l’avvio della produzione delle Fabtotum per clienti residenti in 58 paesi diversi, un motivo d’orgoglio visto che si tratta di una macchina interamente “Made in Italy” prodotta e costruita nel milanese. Il costo è di 999 dollari, un prezzo low cost se si considerano tutte le funzionalità che Fabtotum permette ai maker, ai designer e alle aziende pubbliche e private che decidono di acquistarla. La macchina è stata presentata anche alla Maker Faire di New York ed è pronta a conquistare anche il mercato statunitense: «Abbiamo ricevuto tanti attestati di stima e interesse vista la novità del prodotto» ricorda Marco «Ora per il 2015 ci aspettiamo di crescere ancora e raddoppiare il fatturato».

Prodotto

Fabtotum è il primo dispositivo in grado di scansionare, stampare in 3D e fresare materiali diversi dalla plastica. Partendo dal tridimensionale, Fabtotum può ricavare il modello digitale che poi può essere manipolato, modificato e ristampato con un altro materiale. Tutto ciò permette non solo la trasformazione da file a prodotto ma anche da prodotto a file. La macchina si presenta come un cubo compatto (36x36x36 cm) e pesa 12 kg. La rimozione degli oggetti prodotti è semplificata da un piano di stampa asportabile. Fabtotum dispone, infine, di un motore a doppia testa per incisione/fresatura, una particolarità che permette l’uso su molti materiali tra cui legno, alluminio o leghe di ottone.

Un ebook con gli investimenti, i fatturati e i dipendenti delle startup italiane

Questo libro, in fondo, nasce da quel viaggio in auto e dalla sensazione frustrante di non saperne abbastanza. Eppure questo mondo ormai lo conosco e lo frequento da un po’. Lo storytelling degli startupper mi ha appassionato e mi appassiona: l’idea che un ragazzo possa avere una idea geniale e si metta in gioco con tutto sé stesso per realizzarla, questo fatto ha una forza narrativa incredibile ed è un antidoto molto efficace contro la rassegnazione dilagante. Ma lo storytelling non basta. Accanto alle storie servono i dati: gli investimenti, i fatturati, i margini, i dipendenti. Serve il data journalism. I dati nascondono storie per chi li sa leggere e le storie migliori svelano dati per chi le sa ascoltare.

Le 100 startup che abbiamo selezionato in questa guida non so se sono davvero le 100 migliori d’Italia. Anzi, per essere onesti: probabilmente no, qualcuna ci sarà sfuggita. Ma so che per formare questo elenco siamo partiti dai numeri: abbiamo passato in rassegna tutti gli investimenti e le poche exit del 2014; abbiamo considerato tutti quelli che avevano vinto una delle tantissime startup competition; abbiamo valutato il potenziale dell’idea per quelle appena partite e infine abbiamo tirato una linea. Fermandoci a quota 100. Voglio chiarire subito che chi è rimasto fuori non deve sentirsi bocciato, anzi. Per due ragioni: la prima, è che posso aver sbagliato io; la seconda, è che può esserci stata una carenza di comunicazione di risultati da parte degli startupper. Le due cose stanno assieme ed hanno una sola medicina possibile: il data journalism. Ovvero creare strumenti di misurazioni e valutazione aperti e a disposizione di tutti: è il nostro impegno per il 2015 (dall’introduzione di Riccardo Luna).