La salute di 20 milioni di aziende di tutto il mondo in un’app

Modefinance è fra le 10 migliori startup del 2014 secondo l’ebook pubblicato da Startupitalia. Qui il link per scaricarlo gratis

http://www.modefinance.com/home

Fatturato 2014: circa mezzo milione di euro

Dipendenti: 10 dipendenti

Dispositivi venduti: +30mila

Finanziamenti ottenuti: 240mila

Premi vinti: CheBanca GrandPrix

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Storia

Il termine Big Data è ormai entrato nel linguaggio comune più di quanto lo siano le applicazioni concrete legate ai dati stessi. La startup italiana modeFinance è un perfetto esempio di come l’analisi scientifica delle informazioni finanziarie possa dare un contributo innovativo importante al settore. Fondata a Trieste nel 2009 da Mattia Ciprian e Valentino Pediroda, rispettivamente classe ’76 e ’72, la società analizza i dati di bilancio delle aziende per calcolarne lo stato di salute. Stiamo parlando, ecco perché si entra nel campo dei Big Data, di qualcosa come100 milioni di bilanci. Ciprian e Pediroda hanno sviluppato l’algoritmo che analizza questa incredibile mole di numeri e li “restituisce” in una forma unica, trasparente e coerente. Questo vuol dire, spiega Ciprian, che “se un professionista è interessato alla situazione di un cliente francese e di uno tedesco non avrà bisogno di entrare nel merito dei rating dei singoli paesi o di calcolare le eventuali differenze di partenza dei mercati in cui si sta avventurando”. Fa tutto l’algoritmo.Il modello di business della società, composta da 10 analisti finanziari e con sede a Trieste,  consiste nella vendita di report specifici “a più di 300 multinazionali in tutto il mondo e a una cinquantina di realtà nazionali”. Il gioiellino è l’applicazione gratuita S-peek per iPhone e Android, scaricata già 20mila volte, con cui visualizzare graficamente lo stato di salute delle di 20 milioni di aziende in 43 stati europei ed eventualmente attraverso la quale acquistare report più completi. Ciprian e Pediroda sono partiti con il supporto di BVD, provider estero a cui si erano rivolti per acquistare il database di dati da analizzare.  In fase embrionale hanno anche ottenuto un finanziamento di 60mila euro dall’Innovation Factory di Area Science Park.

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Mattia Ciprian e Valentino Pediroda

Prodotto

S-peek è un’applicazione per iPhone e Android, scaricata più di 30mila volte, con cui visualizzare graficamente lo stato di salute delle di 20 milioni di aziende in 43 stati europei ed eventualmente attraverso la quale acquistare report più completi. La versione base di S-peek si può scaricare gratis e, inserendo il nome di un’azienda, fornisce una prima valutazione a modi semaforo. Verde per le società sane, giallo per quelle normali e rosso per chi è in difficoltà. Esistono poi due versioni a pagamento: 0,89 e 14,99 euro. La prima permette di sapere il perché a un’azienda è stato associato un colore. La seconda versione a pagamento permette di avere accesso ai 4 fondamentali dati di bilancio sempre relativi agli ultimi 3 anni.

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Logo

Il nome S-peek gioca sui due verbi inglesi “parlare” e “sbirciare” perché puoi sia sbirciare le aziende sia condividere la tua opinione.

Un ebook con gli investimenti, i fatturati e i dipendenti delle startup italiane

Questo libro, in fondo, nasce da quel viaggio in auto e dalla sensazione frustrante di non saperne abbastanza. Eppure questo mondo ormai lo conosco e lo frequento da un po’. Lo storytelling degli startupper mi ha appassionato e mi appassiona: l’idea che un ragazzo possa avere una idea geniale e si metta in gioco con tutto sé stesso per realizzarla, questo fatto ha una forza narrativa incredibile ed è un antidoto molto efficace contro la rassegnazione dilagante. Ma lo storytelling non basta. Accanto alle storie servono i dati: gli investimenti, i fatturati, i margini, i dipendenti. Serve il data journalism. I dati nascondono storie per chi li sa leggere e le storie migliori svelano dati per chi le sa ascoltare.

Le 100 startup che abbiamo selezionato in questa guida non so se sono davvero le 100 migliori d’Italia. Anzi, per essere onesti: probabilmente no, qualcuna ci sarà sfuggita. Ma so che per formare questo elenco siamo partiti dai numeri: abbiamo passato in rassegna tutti gli investimenti e le poche exit del 2014; abbiamo considerato tutti quelli che avevano vinto una delle tantissime startup competition; abbiamo valutato il potenziale dell’idea per quelle appena partite e infine abbiamo tirato una linea. Fermandoci a quota 100. Voglio chiarire subito che chi è rimasto fuori non deve sentirsi bocciato, anzi. Per due ragioni: la prima, è che posso aver sbagliato io; la seconda, è che può esserci stata una carenza di comunicazione di risultati da parte degli startupper. Le due cose stanno assieme ed hanno una sola medicina possibile: il data journalism. Ovvero creare strumenti di misurazioni e valutazione aperti e a disposizione di tutti: è il nostro impegno per il 2015 (dall’introduzione di Riccardo Luna).

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