Ecco le 4 migliori startup di design italiane

Formabilio, Lanieri, LoveTheSign e Lovli fra i migliori progetti innovativi del settore nel 2014 secondo l’ebook pubblicato da Startupitalia. Qui il link per scaricarlo gratis

La passione per la casa di LOVEThESIGN (nella foto, il team), la comunità e il territorio di Formabilio, il gusto per l’abito su misura di Lanieri e Lovli, vero talent store del Made in Italy. Quattro startup italiane di Design fra le migliori del 2014 secondo l’ebook pubblicato da Startupitalia (QUI il link per scaricare gratis la Top 100). Ecco i loro numeri e le loro storie.

LOVEThESIGN

40 mila articoli venduti nel 2014

1 milione di euro, l’investimento di United Venture

1000 brand commerciati

20 persone nel team

1 milione di utenti ogni giorno

FORMABILIO

16 aziende partner

3.000 designer

110.000 utenti

19 paesi europei raggiunti

32 anni, l’età media dei designer

LANIERI

9 persone nel team

27 anni, l’età media del gruppo

500.000 euro circa di fatturato

oltre 800 clienti

4 punti vendita

LOVLI

520.000 euro di finanziamenti da venture capital

300% di crescita per il 2014

15 collaboratori

oltre 1000 aziende fornitrici

60 paesi raggiunti dai suoi prodotti

lovethesign

il team di LOVEThESIGN

LOVETHESIGN

Storia

Il fiuto per il commercio online l’hanno maturato negli anni passati insieme a Privalia. A questo hanno unito la passione per il design e la constatazione che, fino a due anni fa, in Italia mancava un vero e proprio sito di e-commerce dedicato al design per la casa. Loro sono Laura Angius, 31, di Sassari, Simone Panfilo, 34, di Roma e Vincenzo Cannata, 36, di Siracusa. Laureati in Economia Aziendale ma con background diversi, un giorno si sono incontrati a pranzo nel solito bar e, tra un commento sull’arredamento e l’altro, hanno preso una decisione: fondare un e-commerce con la missione di portare il design italiano (e non solo) nelle case di tutti.

Nel 2012 fondano, così, LOVEThESIGN. Cominciano offrendo i prodotti di 12 brand e, solo otto mesi dopo, attirano l’interesse del più grande fondo Italiano, United Ventures, che entra nella società con un investimento di 1 milione di euro. Oggi LOVEThESIGN collabora con oltre 1000 marchi e dà lavoro a un gruppo di circa 20 persone (un numero quadruplicato rispetto agli inizi) con età media 28 anni e decisa maggioranza femminile. È una startup in continua espansione: oltre un milione di persone ogni giorno entrano in contatto con LOVEThESIGN tramite il sito, il blog e i social network e da gennaio a settembre 2014 sono stati venduti oltre 40 mila articoli. LOVEThESIGN ha vinto il Netcomm Award 2014 nella categoria Best Start Up e, nella stessa occasione, ha ottenuto anche il premio della giuria EY.

Descrizione

LOVEThESIGN è un sito di e-commerce dedicato al design per la casa. È rivenditore autorizzato di prodotti made in Italy, ma anche marchi internazionali. Ci sono due canali di accesso per l’acquisto: da una parte il catalogo permanente, che viene aggiornato spesso, dall’altra le LovePromo, le promozioni. Qui per un tempo limitato gli iscritti al sito hanno la possibilità di comperare a prezzi scontati delle selezioni dei migliori brand e designer. LOVEThESIGN segue i clienti durante tutta la fase pre e post acquisto.

 

Premi

LOVEThESIGN ha vinto il Netcomm Award 2014 nella categoria Best Start Up e, nella stessa occasione, ha ottenuto anche il premio della giuria EY.

Investimenti ottenuti

1 milione di euro da United Ventures nel 2013

Formabilio

I fondatori di Formabilio Andrea Carbone e Maria Grazia Andali

FORMABILIO

Storia 

Formabilio nasce nel 2013 da un’idea di Maria Grazia Andali, 37 anni, e Andrea Carbone, 38 anni, che, stanchi della vita milanese, hanno lasciato casa e lavoro e si sono trasferiti a Cison di Valmarino, nel trevigiano con un obiettivo in testa: dare vita a un progetto che mettesse al centro la comunità e il territorio. In Veneto hanno trovato un patrimonio di piccole imprese del mobile con una lunga storia alle spalle ma in difficoltà a causa della crisi. Andali e Carbone hanno trasformato queste problematiche in un’opportunità.

Il capitale iniziale per la startup è stato raccolto vendendo la casa di Milano e con il sostegno di alcuni amici. Nei primi mesi Andali e Carbone hanno creato la rete di attori da coinvolgere nel progetto, poi, a settembre 2013 hanno avviato l’e-commerce con i primi prodotti in catalogo.

Oggi Formabilio ha una community formata da quasi 110.000 persone provenienti da 19 paesi europei, oltre 3.000 designer e 16 aziende partner. Il suo team è composto da 10 persone a cui si aggiungono i consulenti esterni. A maggio 2014 Formabilio ha attirato gli investimenti di Innogest SGR, il più grande fondo italiano di Venture Capital specializzato in seed e early stage, che ha coinvolto anche l’acceleratore Withfounders.

Formabilio è finalista della seconda edizione della 360by360 Competition e ha ricevuto da Legambiente la Segnalazione Premio all’Innovazione Amica dell’Ambiente 2013 “Sostenibilità, Intelligenza, Bellezza per l’attenzione all’eco-design.

Prodotto

Formabilio è un sito di e-commerce dove è possibile acquistare prodotti di home design made in Italy. La piattaforma funziona secondo un meccanismo di crowdsourcing: i designer inviano i progetti creativi (tutti ecosostenibili) e li sottopongono al giudizio della community di design-lover che sceglie quali vuole vedere realizzati; i progetti vincitori vengono trasformati in oggetti di design da aziende manifatturiere italiane, la maggior parte artigiane. I prodotti finiti vengono messi in vendita in esclusiva sul sito.

Laineri

Simone Maggi, ad di Lanieri, e Riccardo Schiavotto

LANIERI

Storia 

Una startup nata durante la prova vestito. «Eravamo alla fine di un master in Business administration al Collège des Ingénieurs e avevamo deciso che alla cerimonia di graduation avremmo indossato un completo sartoriale fatto su misura», racconta Simone Maggi, 31, oggi ad di Lanieri. È stato, lì, tra le ripetute prove dal sarto, che con Riccardo Schiavotto, 29, Alberto Vigada, 29, Mattia Bernardi, 29, e Edoardo Iacopozzi, 30, è arrivata un’idea: usare Internet per «innovare in un settore del made in Italy che per definizione è old style ma soprattutto offline». Comincia così la storia di Lanieri, una startup che porta l’abito su misura direttamente a casa, a portata di click.

«Tutto è iniziato nel 2012 quando, con il vecchio brand Natural Gentleman, abbiamo vinto il premio start-cup Piemonte e Valle d’Aosta per il settore ICT e durante la premiazione siamo stati messi in contatto con Ercole Botto Poala», l’ad dello storico lanificio biellese Reda, che poco dopo è entrato nel capitale sociale della startup. Da allora è stata fatta molta strada.

«Siamo una società che si sta espandendo velocemente», dice Maggi, «ora la forza lavoro è di 9 persone e nel gruppo l’età media è di 27 anni». Lanieri lavora con le eccellenze del settore tessile italiano e, in particolare, dell’area biellese. «Abbiamo cercato i migliori confezionisti italiani. Il nostro progetto nasce dalla voglia di valorizzare il Made in Italy con un alto rapporto qualità prezzo. «Tolta la diffidenza iniziale» per l’intermediario immateriale, continua Gaggi, «i clienti apprezzano la semplicità e la comodità di comprare un abito su misura direttamente da casa e riceverlo dopo 4 settimane». Gli ordini arrivano soprattutto dall’Italia (dove nel 2014 hanno anche aperto quattro popup store), ma Lanieri si sta facendo spazio anche in Gran Bretagna.

Dopo il primo anno di messa a punto del servizio, la startup conta di chiudere il 2014 con un fatturato intorno ai 500.000 euro, con oltre 800 clienti.

Prodotto

Lanieri è un sito di e-commerce per l’abbigliamento maschile. Qui è possibile configurare e acquistare abiti su misura (completi o singoli elementi). Il meccanismo è identico a quello del tradizionale atelier di sartoria: si scelgono i tessuti (tutti selezionati tra le eccellenze del made in Italy), si indicano le misure e si ordina il completo. Dopo 4 settimane il prodotto arriva per posta direttamente a casa del cliente. Lanieri ha anche 4 punti vendita “fisici” e, per il 2015, ha in progetto di aprire un atelier fisso a Milano.

Lovli

Tiziano Pazzini e Alberto Galimberti, founder di Lovli

LOVLI

Storia

Tornare in Italia per fare impresa. Sono passati quasi tre anni da quando Tiziano Pazzini, 33, di Cesena, e Alberto Galimberti, 35, bergamasco, si sono lanciati questa sfida. Ex compagni di Master in Marketing e Comunicazione (MiMec) alla Bocconi, ora da Milano distribuiscono oltre 1000 brand del design italiano in oltre di 60 paesi in tutto il mondo. La loro startup si chiama Lovli ed è un sito – «un talent store», precisano Pazzini e Galimberti – dove è possibile acquistare prodotti del design italiano a prezzi scontati. Tiziano Pazzini, ex brand manager della Ferrero per tutta la zona asiatica, e Alberto Galimberti, ex Direttore Marketing di Voxy a New York, raccontano che da tempo desideravano tornare in Italia e fare qualcosa nel proprio paese. Nel 2012 hanno investito i risparmi in una startup che ora ha un runrate di 2 milioni di euro e una crescita per il 2014 del 300%. «Siamo partiti in tre», raccontano, e adesso, «contiamo15 tra collaboratori full-time e part-time con età media 26 anni e più di 1000 aziende fornitrici». Hanno scelto come base Milano perché si trova in una posizione strategica e permette di essere distanti massimo 400 chilometri dai designer: «Ci teniamo molto a consolidare i rapporti e a poter vedere i prodotti di persona. È un punto di forza che ci permette anche di spedire velocemente gli ordini al cliente e di fare un ricambio rapido delle offerte sul sito».

Ad aprile 2014 Lovli ha ottenuto 520.000 euro di finanziamenti da un gruppo di investitori che comprende anche IAG e, secondo le anticipazioni dei co-founder, sono in corso delle trattative che consentiranno di avere nuovi investimenti nei prossimi mesi. Nel frattempo, la somma ricevuta è servita per internazionalizzare la piattaforma e sbarcare sul mondo mobile con una app che a ottobre è stata scelta come Best New Lifestyle App in Italia e altri 87 paesi.

Prodotto

Lovli è un un talent store del design made in Italy. È una piattaforma dove poter acquistare prodotti di design di ogni tipo (dai divani alle scarpe) a prezzi abbordabili, ma anche conoscere i creativi che li hanno pensati. Su Lovli le aziende e i designer – tutti italiani – vengono presentati con foto, video e interviste, mentre una selezione dei loro prodotti viene messa in vendita per un periodo limitato a prezzi scontati. Il ricambio dei prodotti in esposizione e delle offerte è quotidiano ed è disponibile una newsletter per gli iscritti, che li aggiorna con le proposte del momento. Da settembre è disponibile anche una app per iphone.

Un ebook con gli investimenti, i fatturati e i dipendenti delle startup italiane

Questo libro, in fondo, nasce da quel viaggio in auto e dalla sensazione frustrante di non saperne abbastanza. Eppure questo mondo ormai lo conosco e lo frequento da un po’. Lo storytelling degli startupper mi ha appassionato e mi appassiona: l’idea che un ragazzo possa avere una idea geniale e si metta in gioco con tutto sé stesso per realizzarla, questo fatto ha una forza narrativa incredibile ed è un antidoto molto efficace contro la rassegnazione dilagante. Ma lo storytelling non basta. Accanto alle storie servono i dati: gli investimenti, i fatturati, i margini, i dipendenti. Serve il data journalism. I dati nascondono storie per chi li sa leggere e le storie migliori svelano dati per chi le sa ascoltare.

Le 100 startup che abbiamo selezionato in questa guida non so se sono davvero le 100 migliori d’Italia. Anzi, per essere onesti: probabilmente no, qualcuna ci sarà sfuggita. Ma so che per formare questo elenco siamo partiti dai numeri: abbiamo passato in rassegna tutti gli investimenti e le poche exit del 2014; abbiamo considerato tutti quelli che avevano vinto una delle tantissime startup competition; abbiamo valutato il potenziale dell’idea per quelle appena partite e infine abbiamo tirato una linea. Fermandoci a quota 100. Voglio chiarire subito che chi è rimasto fuori non deve sentirsi bocciato, anzi. Per due ragioni: la prima, è che posso aver sbagliato io; la seconda, è che può esserci stata una carenza di comunicazione di risultati da parte degli startupper. Le due cose stanno assieme ed hanno una sola medicina possibile: il data journalism. Ovvero creare strumenti di misurazioni e valutazione aperti e a disposizione di tutti: è il nostro impegno per il 2015 (dall’introduzione di Riccardo Luna).

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