Le 4 startup per dare il massimo nello sport nel 2015

Aqvatech, Beast, MilkyWay e XMetrics sono i 4 migliori progetti innovativi del settore nel 2014 secondo l’ebook pubblicato da Startupitalia. Qui il link per scaricarlo gratis

Aqvatech, Beast Technologies, MilkyWay e XMetrics sono 4 startup italiane di Sport, fra le migliori del 2014 secondo l’ebook pubblicato da Startupitalia (QUI il link per scaricare gratis la Top 100). Ecco i loro numeri e le loro storie. 

startup

Aqvatech

Il led intelligente per il nuoto (che allena Pellegrini e Magnini)

http://www.aqvatech.it/web/

numeri

3 soci

50 anni età media soci

180 mila euro fatturato 2014

300 mila euro obiettivo fatturato 2015

2012 Aqvatech alle Olimpiadi di Londra

Un allenatore virtuale che non sostituisce quello in carne e ossa, ma lo affianca. Aiutando atleta e coach a rendere l’allenamento più efficiente. Questa l’idea da cui è partito sei anni fa Alessandro Buresta, dal 2010 trasformata in Aqvatech e arrivata fino alle Olimpiadi. La startup torinese è partita dal nuoto e dopo aver raggiunto le piscine di tutto il mondo ha esteso la sua attività a tutti gli sport in cui si gareggia contro il tempo: basket, pattinaggio, corsa.

Tutto è cominciato nel 2008 quando il fondatore ha partecipato al premio nazionale innovazione ed essendo stato selezionato tra i finalisti ha potuto essere seguito da I3P, l’incubatore di imprese innovative del Politecnico di Torino.

Alessandro è un ex nuotatore, “ma l’idea mi è venuta con un videogioco di corse automobilistiche in cui si gareggiava con una macchina fantasma che rappresentava la tua stessa prestazione nel giro precedente. Ecco, il concetto che usiamo con il nostro virtual trainer è più o meno lo stesso”. Questo prodotto ha permesso ad Aqvatech di arrivare, grazie al cliente principale Castiglione Piscine, in tutte le vasche del mondo: dalla Russia alla Thailandia, passando per i paesi scandinavi, l’Ungheria, la Germania, gli Stati Uniti e l’Australia. “Lavoriamo molto di più all’estero che in Italia”, precisa Alessandro, aggiungendo che nel frattempo altri prodotti hanno permesso alla sua startup di arrivare persino alle olimpiadi di Londra nel 2012 (e quasi sicuramente anche a quelle di Rio del 2016), dove hanno installato un sistema di illuminazione delle vasche in cui si giocano le partite di pallanuoto.

Prodotto

Aqvatech è una striscia luminosa pilotabile tramite wireless che funziona come virtual trainer per gli atleti. Può essere sia un sistema fisso montato direttamente sotto il pavimento della piscina che uno strumento portatile. Srotolata in uno spazio chiuso – il fondo di una piscina o una pista di atletica – Aqvatech indica allo sportivo la velocità da seguire, secondo un allenamento pre-impostato.

«La striscia led è un cursore luminoso virtuale che imposta l’allenamento – spiega Alessandro – e consente di gestire fino a sei atleti per corsia». L’attività di questa startup si è ultimamente allargata anche al settore della domotica con “Indico”, una lampada intelligente che interagisce con gli altri elettrodomestici cambiando colore in base alle informazioni da comunicare a chi è in casa.

I soci fondatori di Aqvatech sono tre e l’età media è sui 50 anni, mentre i loro collaboratori vanno da 23 ai 26. L’ultimo fatturato è di 180mila euro e per il prossimo prevedono di raggiungerne 300 mila.

startup

Beast è un sistema di allenamento che consente di tracciare i dati dinamici di tutti i tipi di atleti, dal dilettante al super professionista

Beast Technologies

https://www.thisisbeast.com/

numeri

Fatturato / Utile: 100 k€ nel 2014

Dipendenti / Collaboratori: 4

App scaricate / Dispositivi venduti / Clienti: 1000 clienti

Età media: 25 anni

Storia

Beast Technologies è stata fondata nel 2013 da Vittorio Haendler, Tommaso Finadri e Lucio Pinzoni, tre Ingegneri Aerospaziali, laureati al politecnico di Milano. Oltre al rapporto di lavoro e di studio, i tre fondatori sono legati anche da un rapporto di amicizia che li lega sin dall’infanzia.

L’idea è venuta a Tommaso, giocatore professionista di football americano, che da sportivo ha notato che non esisteva uno strumento per misurare i progressi di un atleta da un punto di vista scientifico, e l’ha proposta ai due compagni di università.

L’azienda è stata selezionata da PoliHub, l’incubatore del politecnico di Milano, che ha contribuito allo sviluppo iniziale dell’impresa. Il primo successo è arrivato a pochi mesi dalla nascita, con la firma del contratto di fornitura alla nazionale italiana calcio per i mondiali in Brasile nel 2014, durante i quali i calciatori sono stati seguiti utilizzando la tecnologia di Beast con il supporto dei tre fondatori. L’azienda opera principalmente in Europa e Stati Uniti, con qualche vendita in Asia e Oceania, i clienti sono principalmente personal trainer, squadre, atleti o preparatori atletici. Beast fornisce la tecnologia a diverse squadre e atleti professionisti. Il lavoro da fare è tanto, in ufficio ci sono le cose essenziali, due scrivanie qualche sedia e soprattutto una piccola palestra.

Prodotto 

Beast è un sistema di allenamento che consente di tracciare i dati dinamici di tutti i tipi di atleti, dal dilettante al super professionista. Grazie all’applicazione i dati (forza, velocità, potenza e asseto) sono visualizzati live su smartphone e tablet; inoltre è possibile ottimizzare l’obiettivo del singolo atleta come aumento della massa, resistenza ed esplosività, infine il software controlla che le ripetizioni che si eseguono siano efficaci per lo scopo prefissato. Attraverso la piattaforma online è possibile rielaborare tutti questi dati, per una più efficiente seduta di allenamento e programmare quelli futuri.

startup

MilkyWay è una startup che favorisce anche l’aggregazione degli utenti con una esperienza basata su riunioni on-line degli appassionati

MilkyWay

Progettazione (e vendita) di prodotti d’eccellenza per sport estremi

http://www.milkywayshop.com/ita/

 numeri

– 15 dipendenti nella startup

– 720 mila euro di finanziamento

– 6 percorsi di incubazione

– 160 mila fan e oltre su Facebook

– 4 anni di attività

MilkyWay realizza attrezzi di qualità per gli sport estremi, trasferendo in quest’area di prodotti competenze ingegneristiche proprie del comparto meccanico modenese. E’ un e-commerce ,allo stesso tempo, a cui ruota attorno una community di appassionati di sport estremi. I clienti possono acquistare on line e comunicare tra loro grazie al software di mappatura sociale dell’impresa. La discussione della community fornisce così spunti utili alla realizzazione di nuovi prodotti. MilkyWay favorisce l’aggregazione degli utenti con una esperienza totalmente nuova basata su riunioni on-line degli appassionati. La startup vignolese ha beneficiato del supporto di Democenter-Sipe, Intraprendere, Regione Emilia-Romagna, Spinner 2013, Sportello Imprese Modena, TTVenture.

Storia

MilkyWay, vuole diventare la galassia degli sport estremi. E’ un startup di Modena che si occupa anche di progettazione, produzione e vendita online di attrezzature per il bike-trial. Dal kitesurf, downhill, fino al parkour. E’ anche un e-commerce, con una community online che con i suoi utenti aiuta l’azienda a sviluppare i nuovi prodotti con il supporto degli iscritti, veri esperti ed appassionati delle loro specialità.

Il fondatore di MilkyWay, è Jacopo Vigna, 31 anni, quindici dipendenti, una cinquantina di persone nel team, e oltre 160 mila fan nella sua pagina Facebook. Jacopo si laurea lo stesso giorno del suo amico e compagno di bike trial Andrea Manieri. Trovano presto un lavoro, ma la sera si vedono in cucina per fare disegni su disegni di cose che vorrebbero realizzare. Finché un giorno, era il 2010, non viene a sapere che l’indomani c’è una business competition: “Io non avevo idea di cosa fosse, non avevo mai sentito parlare di una startup. Ma mi dicono che basta presentare una idea di impresa su un power point per provare ad essere finanziati”. In una notte la presentazione è pronta e in due settimane arriva il primo finanziatore: Pietro Vandelli, un imprenditore locale molto noto nel mondo della meccanica che mette i primi 23 mila euro. “La società adesso impiega oltre quindici persone – racconta Vigna –, e contiamo di crescere velocemente facendo leva sulla capacità dei distretti produttivi italiani di rifornirci di prodotti (parti meccaniche e sportwear) della migliore qualità e sulla costruzione della community di praticanti di sport estremi”.

Due fondi di Venture Capital hanno creduto nella startup con un finanziamento da 720mila euro: TT Venture – fondo gestito da Fondamenta SGR – e Atlante Seed – fondo gestito da IMI Fondi Chiusi SGR, società del gruppo Intesa Sanpaolo. “Uno degli elementi distintivi di MilkyWay è rappresentato dalla community dei praticanti, che partecipa con idee e suggerimenti utili a targettizzare al meglio l’e-commerce e la produzione a marchio proprio”, commenta Andrea Ballestri di Atlante Seed. “Riteniamo che questa particolare formula renda MilkyWay un punto di riferimento per tutti gli appassionati di bike-trial e di sport estremi.

Xmetrics

Xmetrics è un dispositivo per i nuotatori che registra i parametri di allenamento e fornisce riscontri audio live, come un allenatore virtuale

XMetrics

Il wearable device che migliora le performance di ogni attività sportiva

http://www.xmetrics.it/index.php

numeri

– 5 del team

– 675 mila sterline da Breed Reply

– 20 % tasso di previsione di crescita del nuoto in Italia

– 50 mila euro vinti al Premio Marzotto

– 4 percorsi di incubazione seguiti

XMetrics, startup nel settore Wearable Tech e Life Science, ha realizzato un dispositivo per una cuffia intelligente per i nuotatori “che registra i parametri di allenamento e fornisce riscontri audio in diretta, dal numero di vasche alle pulsazioni”. Ha realizzato l’activity tracker pensato per il nuoto, ergonomico, che si aggancia comodamente alla fascia degli occhialini, sul retro della testa.  Una volta che il nuotatore si tuffa in vasca, il gadget esamina l’andamento e le caratteristiche della sua performance, monitorando parametri biomedici (frequenza cardiaca), conteggiando le calorie bruciate insieme al numero di vasche e delle bracciate necessarie per percorrerle. Tutte le informazioni raccolte vengono comunicate istantaneamente allo sportivo tramite gli auricolari waterproof collegati a XMetrics.

Storia

XMetrics, è un dispositivo del futuro per i nuotatori che registra i parametri di allenamento e fornisce riscontri audio live, come un allenatore virtuale. L’idea della startup è nata da Andrea Rinaldo, 1980, ingegnere delle telecomunicazioni con la passione per nuoto, che durante le Olimpiadi del 2012 si rende conto dell’assenza di strumenti tecnologici in piscina e così ne inventa uno per semplificare la vita ad allenatori ed atleti.  Ad Andrea Rinaldo, ideatore e co-fondatore di XMetrics, si sono uniti Davide Macagnano, che ha realizzato tecnicamente il progetto, Emanuele Vazzoler e Stefano Perego, che si occupano del design e Francesco Quartuccio, responsabile dell’area marketing e comunicazione. La startup ha vinto il primo bando di FabriQ, l’innovatore del Comune di Milano che sostiene startup innovative, è da poco entrata in PoliHub, l’incubatore del Politecnico di Milano, e inoltre ha avviato una campagna di Crowdfunding su Indiegogo. “Scommettiamo sul nuoto – ha spiegato Quartuccio – . Contrariamente a quanto siamo soliti pensare riguardo all’Italia, Paese dedito al pallone e al gioco del calcio, il nuoto è uno sport con un tasso di crescita del 20% e conquista ogni anno milioni di italiani”. Non a caso XMetrics ha già attirato l’attenzione di Breed Reply, l’incubatore avanzato del gruppo Reply che ha siglato con la startup un term sheet per un importo pari a 675mila sterline a fronte del 30% del capitale sociale di XMetrics. E il progetto ha vinto anche il premio in denaro da 50 mila euro del Premio Marzotto “Dall’idea all’impresa” e il percorso di incubazione con la Fondazione Cuoa da 10 mila euro.

Un ebook con gli investimenti, i fatturati e i dipendenti delle startup italiane

Questo libro, in fondo, nasce da quel viaggio in auto e dalla sensazione frustrante di non saperne abbastanza. Eppure questo mondo ormai lo conosco e lo frequento da un po’. Lo storytelling degli startupper mi ha appassionato e mi appassiona: l’idea che un ragazzo possa avere una idea geniale e si metta in gioco con tutto sé stesso per realizzarla, questo fatto ha una forza narrativa incredibile ed è un antidoto molto efficace contro la rassegnazione dilagante. Ma lo storytelling non basta. Accanto alle storie servono i dati: gli investimenti, i fatturati, i margini, i dipendenti. Serve il data journalism. I dati nascondono storie per chi li sa leggere e le storie migliori svelano dati per chi le sa ascoltare.

Le 100 startup che abbiamo selezionato in questa guida non so se sono davvero le 100 migliori d’Italia. Anzi, per essere onesti: probabilmente no, qualcuna ci sarà sfuggita. Ma so che per formare questo elenco siamo partiti dai numeri: abbiamo passato in rassegna tutti gli investimenti e le poche exit del 2014; abbiamo considerato tutti quelli che avevano vinto una delle tantissime startup competition; abbiamo valutato il potenziale dell’idea per quelle appena partite e infine abbiamo tirato una linea. Fermandoci a quota 100. Voglio chiarire subito che chi è rimasto fuori non deve sentirsi bocciato, anzi. Per due ragioni: la prima, è che posso aver sbagliato io; la seconda, è che può esserci stata una carenza di comunicazione di risultati da parte degli startupper. Le due cose stanno assieme ed hanno una sola medicina possibile: il data journalism. Ovvero creare strumenti di misurazioni e valutazione aperti e a disposizione di tutti: è il nostro impegno per il 2015 (dall’introduzione di Riccardo Luna).

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