6 startup della mobilità tra le 100 migliori d’Italia (da Blackshape a Waynaut)

Ma anche Carsh, Kiunsys, Sailsquare, e Niteko sono i 6 migliori progetti innovativi del settore nel 2014 secondo l’ebook pubblicato da Startupitalia. Qui il link per scaricarlo gratis

Blackshape, Carsh, Kiunsys, Sailsquare, Niteko e Waynaut sono 6 startup italiane di Mobilità, fra le migliori del 2014 secondo l’ebook pubblicato da Startupitalia (QUI il link per scaricare gratis la Top 100). Ecco i loro numeri e le loro storie. 

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Blackshape progetta e produce velivoli leggeri biposto in fibra di carbonio, per usi sportivi e di addestramento

BLACKSHAPE

Gli aerei ultraleggeri in fibra di carbonio che hanno scalato l’industria aereonautica

http://www.blackshapeaircraft.com/en/

numeri

Valore della produzione: 3 milioni 300 mila euro (dato 2014)

Dipendenti: 89

Modelli venduti: 68

Età media: 36 anni

Situata a Monopoli, nel distretto aerospaziale pugliese, Blackshape progetta e produce velivoli leggeri biposto in fibra di carbonio, per usi sportivi e di addestramento. È la quinta azienda aeronautica italiana per capitalizzazione: il successo arriva dai mercati esteri, mentre in Italia va avanti un’attività di sperimentazione con la Marina Militare. Performance, qualità e sicurezza sono i valori guida: un  aereo Blackshape è più veloce dei concorrenti, ha prestazioni superiori e consuma meno.

Storia

Due giovani in fuga, un ritorno e un’ambizione: dare vita alla più grande azienda aerospaziale privata d’Europa dopo i giganti a partecipazione pubblica. Luciano Belviso, ingegnere, e Angelo Petrosillo, giurista, entrambi 31 anni, vanno a studiare tra la Svizzera e Parigi. Richiamati in Puglia nel 2008 da un bando intitolato ai “Bollenti Spiriti” scappati all’estero, propongono un progetto per mobili di design in fibra di carbonio. Vincono 25 mila euro a fondo perduto. Ma cambiano idea e si mettono a lavorare il carbonio per aziende aerospaziali, prima di decidersi a fondare Blackshape per realizzare il Prime, velivolo a due posti. Vincono altri 350 mila euro per startup under 35. Le banche però non si fidano, i loro piani rimangono sulla carta. Finché non incontrano l’imprenditore Vito Pertosa. Con la sua Angelo Investments, leader mondiale della diagnostica per treni, scommette su di loro e porta il capitale aziendale a un milione di euro. Blackshape si trasforma in Spa. È il 2011. Un anno dopo il Prime spicca il volo. Prezzo: 200 mila euro, il 40% in più dei concorrenti. Ma ha 800 km di autonomia e un’andatura di crociera di 300 km orari. In tutto, tra il Prime e altri modelli, Blackshape ha venduto 68 aerei in una trentina di Paesi. E nel 2016 arriverà un velivolo certificato con la normativa europea di EASA, più performante e tecnologico. I ricavi, fin dal primo bilancio, sono sempre raddoppiati. Raddoppia anche lo stabilimento di Monopoli e arriva a 4800 metri quadri. Sforna circa due aerei al mese. Obiettivo: arrivare a quattro, diventare il settimo produttore mondiale nella categoria. I dipendenti erano 2 quattro anni fa: ora sono circa 90. Età media: 36 anni. Con alternanza dei dirigenti tra uomini e donne e orario flessibile per chi porta i figli al nido. E considerazione per gli stagisti: selezionati ogni 6 mesi tra gli studenti d’ingegneria di tutta Europa, sviluppano progetti che, se realizzati, portano all’assunzione a tempo indeterminato.

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Chi vorrà avere più informazioni e schiarirsi le idee sui mezzi in condivisione potrà rivolgersi direttamente a Carsh

CARSH

Una sola app per trovare tutte le auto in carsharing

http://www.carsh.it/

numeri

Fatturato: zero (partiti a settembre)

Collaboratori: 8

Download: 7000

Età media: 27 anni

Finanziamento: seed da 100 mila euro

Il carsharing in Italia ha preso piede più velocemente del previsto. “Unisce due grandi vizi degli italiani: l’auto e lo smartphone. E li trasforma in virtù!”, spiega ridendo Davide Giancarlini, 25 anni. Con Luca Carta, 28, ha fondato Carsh, app che vuole diventare la piattaforma di riferimento la mobilità sostenibile e alternativa. Entrambi studenti della Bocconi, dopo esser tornati a Milano da esperienze in Russia e in Svezia, restano sorpresi dal successo di Enjoy, Car2Go e simili. A marzo cominciano a lavorare al progetto dell’app con il professor Lorenzo Bellini, esperto di giochi di localizzazione (ora il team arriva a 8 persone).

Partono con 100 mila euro provienienti da angel e da un bando EU. A settembre sono pronti: il lancio avviene durante la settimana europea della mobilità sostenibile, con la certificazione del portale comunitario Do The Right Mix. Nei primi due mesi l’attività era su Milano, Roma, Napoli e Firenze: poi si è estesa fino a raggiungere 11 città.

All’app affiancano una newsletter a tema “The Carsharing Week”, che presto tornerà potenziata. “Ci siamo inseriti in un mercato in crescita e abbiamo fatto da facilitatori: c’è gente che si è iscritta a più di un servizio dopo aver usato la nostra app”, racconta Giancarlini. Dall’aggregazione alla divulgazione: dai primi mesi del 2015 chi vorrà avere più informazioni e schiarirsi le idee sui mezzi in condivisione potrà rivolgersi direttamente a Carsh. I download, da iOS e Android, sono già 7000. Altre (grosse) novità dell’anno prossimo, la copertura dei bike sharing – richiesta a gran voce dagli utenti – e delle colonnine di ricarica per le auto elettriche (“l’Europa vorrebbe far decuplicare queste vetture in pochi anni”). Per visualizzarle le diverse alternative, basterà fare uno switch sulla mappa. Ed è proprio un puntatore ad essere rappresentato al centro del logo, circondato da puntini di diverso colore che rimandano ad altrettanti carsharing ma, allo stesso tempo, simboleggiano i bulloni di una ruota.

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I prodotti di Kiunsys mirano a innovare l’amministrazione e il controllo della logistica urbana, della sosta e della circolazione, per renderle più semplici ed efficaci

 

KIUNSYS

Tutte le soluzioni per rendere smart le nostre città (dal trasporto pubblico ai parcheggi)

http://www.kiunsys.com/it/

Smart mobility: soluzioni per la mobilità delle smart city

I prodotti di Kiunsys mirano a innovare l’amministrazione e il controllo della logistica urbana, della sosta e della circolazione, per renderle più semplici ed efficaci. La gestione di parcheggi, carico e scarico merci, bus turistici e pass per disabili è affidata a una serie di software basati su tecnologie cloud, sensori elettronici e dispositivi di identificazione automatica in radiofrequenza. Tra i clienti, oltre 25 città italiane.

Nel bel mezzo di un round di finanziamento – 750 mila euro, affidato all’equity crowdfunding basato per il 5% su investitori professionali, banche o incubatori – Kiunsys non vuole rivelare i dati economici più importanti. Ma possiamo garantirvi che è un’azienda di successo, tanto da vantare una partnership europea con Deutsche Telekom e la messa in cantiere di un’espansione negli Stati Uniti e in Brasile. Napoli, Pisa, Verona (e presto Firenze) sono solo le più note delle oltre 25 città italiane che usano le soluzioni di Kiunsys per rendere più intelligente la gestione del traffico e della viabilità. L’idea forte è l’integrazione dei vari servizi di mobilità e sosta in un’unica piattaforma. Poi ci sono le applicazioni specifiche. Ad esempio per trovare, pagare e controllare il parcheggio con il telefono, per gestire via mobile i permessi di sosta e accesso, per il monitoraggio in wireless delle ztl. Così, ogni giorno, milioni di cittadini usufruiscono delle facilitazioni sviluppate attraverso l’internet of things – o meglio, Internet of Everything.  

Gli effetti si sentiranno anche nel futuro: con i dati accumulati dai software e dai sensori di Kiunsys si potranno strutturare informazioni utili per la pianificazione della vita urbana. Nata come spinoff dell’Università di Pisa, dal 2011 Kiunsys unisce l’esperienza di tre società di software e tecnologie per le telecomunicazioni. Oggi ha sede a Pisa e a Campochiaro (in provincia di Campobasso), nell’incubatore di Sviluppo Italia Molise. L’importanza delle sue innovazioni la si può riconoscere anche nella serie di premi collezionati finora: quello per le smart communities allo Smau di quest’anno, lo speciale M31 Italia di PNICube (il portale degli incubatori italiani), la vittoria agli Rfid Award già nell’ormai lontano 2009.

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Sailsquare è la piattaforma per organizzare vacanze in barca con equipaggi internazionali

SAILSQUARE

La community di internauti per organizzare viaggi in nave in tutto il mondo

https://it.sailsquare.com/

numeri

Fatturato: oltre 300 mila euro

Collaboratori: 6

Clienti: 800 persone su 140 barche

Età media: 37 anni

Finanziamenti: seed da 200 mila euro (dic.2013); secondo round entro febbraio 2015, meno di 1 milione di euro

DESCRIZIONE

La piattaforma per organizzare vacanze in barca “user generated” con equipaggi internazionali. Se si è skipper, si può scegliere da sé tipo d’imbarcazione, stile del viaggio e budget di spesa, per poi invitare a bordo amici scelti tra i propri o nella community del sito. Senza patente nautica, lo skipper va richiesto nella prenotazione. Ci si aggrega così a una crociera creata da altri utenti, scelti in base all’affinità di passioni e gusti personali, con compagni di viaggio conosciuti sul sito.

“La maggior parte delle startup nautiche punta al noleggio. Noi siamo un format diverso. Ci rivolgiamo a neofiti e non velisti. La concentrazione è sull’esperienza della vacanza in mare. E sul mettere insieme persone che non si conoscono”. Con Sailsquare, Riccardo Boatti e il suo socio Simone Marini hanno reso la vela social. E molto meno esclusiva di quanto di solito si pensa. Una vacanza con loro costa, in media, 500 euro a persona per una settimana, il 25% in meno rispetto alla concorrenza. Quest’anno si sono imbarcate 800 persone: nel 2013 erano meno della metà. In realtà, gli utenti della community online sono molti di più: circa quattromila. S’informano, si scambiano contatti, costituiscono un valore a parte che, seppure difficile da quantificare, ha permesso a Sailsquare di espandersi. Il primo investimento seed da 200 mila euro, effettuato da angels intaliani e francesi, risale a un anno fa. Entro febbraio, si dovrebbe chiudere un round per una cifra inferiore al milione.

Il focus del 2015 sarà sul’internazionalizzazione: Inghilterra, Francia, nord e centro Europa. Il business è ancora in gran parte stagionale: tranne qualche eccezione caraibica i velieri di Sailsquare – dagli 11 ai 23 metri di lunghezza – fanno quasi tutti rotte estive sul Mediterraneo (del resto, il mare nostrum raccoglie il 35% della nautica mondiale). Ogni vacanza è descritta dall’armatore che la crea. Ce ne sono di diversi tipi: divertimento, relax, etc. I proprietari delle barche sono accreditati sulla piattaforma online dopo esser stati selezionati con un colloquio personale, in cui viene analizzata tutta la documentazione necessaria, dai permessi legali dello scafo al curriculum velico. Al resto ci pensa la community di chi vorrà salire a bordo, puntando con gran risparmio verso luoghi esclusivi.

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Niteko offre tecnologia LED per l’illuminazione stradale, industriale, delle grandi aree e indoor

 

NITEKO

I Led stradali intelligenti creati da un gruppo di ricercatori universitari pugliesi

http://www.niteko.com/

numeri

Fatturato: oltre 2 milioni di euro

Dispositivi venduti: oltre 15 mila

Dipendenti: 16

Età media founders: 34

Round iniziale: 100 mila euro

DESCRIZIONE

Niteko offre tecnologia LED per l’illuminazione stradale, industriale, delle grandi aree e indoor. Lampade e impianti ecosostenibili che non trascurano, nella fattura, il design e la cura del dettaglio tipici del made in Italy. Progettazione e produzione sono on demand ed è garantita l’assistenza post-vendita. È possibile anche personalizzare e riconvertire corpi illuminanti tradizionali esistenti con tecnologia LED. Fa parte della holding Finsea, operante nei settori ambientali ed energetici.

 STORIA

Niteko nasce a Montemesola (Taranto)  dallo spinoff universitario di Giuseppe Vendramin (direttore tecnico-scientifico), 37 anni, Emiliano Petrachi (responsabile progettazione ottica), 32 anni e Alessandro Deodati (responsabile design e progettazione meccanica ), 36 anni. Dottorandi dell’Università del Salento attenti alle energie rinnovabili e ai sistemi di illuminazione, i tre cominciano a ragionare sulla diffusione di luce in spazi pubblici e stradali usando dispositivi LED (acronimo di Light Emitting Diode).

Dopo aver lavorato come consulenti progettisti per altre aziende, nel 2011 incontrano i soci finanziatori Pietro Vito Chirulli e Carmelo Marangi e si mettono in proprio. Capitale sociale iniziale: 100 mila euro. A fine 2014, con  16 dipendenti, più di 15 mila dispositivi venduti e 400 progetti seguiti, il fatturato va oltre i due milioni di euro. Ad oggi Niteko non ha mai usufruito di finanziamenti pubblici: “troppe lungaggini burocratiche, aspettative frustranti”, ricorda Vendramin.

Il logo aziendale, ovvio, è un modulo LED. “Curiamo dal design, rigorosamente italiano, alle parti elettroniche. I nostri prodotti sono usati per l’illuminazione stradale, di grandi parcheggi e stadi, aree industriali e commerciali.”  Ultima innovazione (sviluppata con la romana Acotel), il sistema Light Cloud: luci controllabili da remoto con device mobili, grazie alla gestione in cloud. Ha costi più bassi e maggiore sicurezza. Ma diffondere il LED significa anche diminuire l’inquinamento globale. E l’uso per servizi di emergenza e trasmissione dati. Efficacia confermata da certificazioni di qualità e dal successo all’estero. Dal quartier generale pugliese dove sono concentrate R&D e produzione, le lampade ad alto wattaggio Niteko raggiungono Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Spagna e Russia. E l’America Latina, il  Medio Oriente. Tante vittorie e un paradosso: “Il made in Italy è più apprezzato fuori che in Italia, dove spesso è sacrificato sull’altare dei bassi costi”.

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Waynaut fornisce informazioni su tutti i mezzi di trasporto con una copertura attuale dell’80% del territorio italiano

WAYNAUT

La via più veloce per raggiungere una meta unendo trasporti tradizionali e innovativi

http://waynaut.com/

numeri

Fatturato: 400 mila euro

Collaboratori: 11 (più alcuni all’estero)

Clienti:

Età media: 27

Round di Finanziamenti: 50 mila nel 2013, 500 mila nel 2014 (non confermato)

DESCRIZIONE

Il primo aggregatore in Europa di trasporti tradizionali e innovativi pensato per chi vuole ampliare l’offerta o fornire un servizio aggiuntivo ai propri clienti mostrando come raggiungere una meta in modo semplice e veloce. Waynaut fornisce informazioni su tutti i mezzi di trasporto con una copertura attuale dell’80% del territorio italiano. Ha sviluppato un widget e una API attraverso cui siti e applicazioni possono mostrare agli utenti il percorso migliore per raggiungere una determinata destinazione, con dettagli estremamente precisi sui mezzi di trasporto.

Storia di un’idea in mutazione, da Youmove.me a Waynaut, sviluppata in un percorso imprevedibile tra la Silicon Valley, Sidney e Milano. Simone Lini, bocconiano, nel 2011 vola in California con Mind the Bridge con un’idea sul carpooling. Presto scopre che sta puntando nella direzione sbagliata e con gli amici Matteo Lo Manto e Fabian Niederkofler decide di concentrarsi sull’integrazione tra i mezzi di trasporto: muoversi è un bisogno universale, occorre una soluzione che garantisca di arrivare sempre a destinazione. Soluzione mai tentata per la sua complessità.

La prima bozza dell’architettura informatica di Youmove.me nasce in Australia, mentre Simone è lì per uno stage. Tornato in Italia, va subito alla ricerca d’investimenti. Dopo vari giri a vuoto, la sorpresa: Youmove.me vince Working Capital nel 2012. È allora che il team si definisce e, dopo mesi di sviluppo, si trasforma in azienda, con i primi 50 mila  euro investiti da Club Italia Investimenti 2 nel 2013. Si espande la copertura geografica e cambia l’approccio: invece di produrre un’app per utenti finali, si venderanno widget e API direttamente a siti e app che vogliono mostrare a chi li usa come arrivare da qualche parte. Il nome cambia in Waynaut – il “naut” è l’astronauta che, nel logo, si affaccia dal puntatore di una mappa: per Lini, “L’esplorazione spaziale ha molto in comune con la nostra ricerca del miglior modo di viaggiare, ve lo posso assicurare”.

Nuovo inizio garantito, quest’anno, da altri investimenti: stavolta, accanto al Club Italia c’è il fondo milanese P101. Cifra non confermata ufficialmente: 500 mila euro. Con un team dall’età media inferiore ai trent’anni e le partnership con nomi grossi come Blablacar e Skyscanner, Waynaut intende diventare, nel tempo, il primo fornitore globale di dati sui trasporti. Intanto, dopo la vittoria all’hackaton Code for Milan Expo 2013, l’anno prossimo la ritroveremo all’Expo.

Un ebook con gli investimenti, i fatturati e i dipendenti delle startup italiane

Questo libro, in fondo, nasce da quel viaggio in auto e dalla sensazione frustrante di non saperne abbastanza. Eppure questo mondo ormai lo conosco e lo frequento da un po’. Lo storytelling degli startupper mi ha appassionato e mi appassiona: l’idea che un ragazzo possa avere una idea geniale e si metta in gioco con tutto sé stesso per realizzarla, questo fatto ha una forza narrativa incredibile ed è un antidoto molto efficace contro la rassegnazione dilagante. Ma lo storytelling non basta. Accanto alle storie servono i dati: gli investimenti, i fatturati, i margini, i dipendenti. Serve il data journalism. I dati nascondono storie per chi li sa leggere e le storie migliori svelano dati per chi le sa ascoltare.

Le 100 startup che abbiamo selezionato in questa guida non so se sono davvero le 100 migliori d’Italia. Anzi, per essere onesti: probabilmente no, qualcuna ci sarà sfuggita. Ma so che per formare questo elenco siamo partiti dai numeri: abbiamo passato in rassegna tutti gli investimenti e le poche exit del 2014; abbiamo considerato tutti quelli che avevano vinto una delle tantissime startup competition; abbiamo valutato il potenziale dell’idea per quelle appena partite e infine abbiamo tirato una linea. Fermandoci a quota 100. Voglio chiarire subito che chi è rimasto fuori non deve sentirsi bocciato, anzi. Per due ragioni: la prima, è che posso aver sbagliato io; la seconda, è che può esserci stata una carenza di comunicazione di risultati da parte degli startupper. Le due cose stanno assieme ed hanno una sola medicina possibile: il data journalism. Ovvero creare strumenti di misurazioni e valutazione aperti e a disposizione di tutti: è il nostro impegno per il 2015 (dall’introduzione di Riccardo Luna).

Together Price, round e nuovo CTO

Aumento di capitale da 400mila euro. In totale, la startup nata nel 2017 ha superato il milione. Ora ha in programma di guardare al fintech con lo sviluppo di un prodotto finanziario