Le 5 migliori startup italiane del food (da Cortilia a wineOwine)

L’elenco, i numeri, i dipendenti, le idee, i finanziamenti delle migliori aziende di food su cui puntare nel 2015

Sono 5 le startup di food tra le 100 migliori startup italiane pubblicate nell’ebook di StartupItalia! (qui per scaricarlo gratis, ora disponibile anche su Amazon).  QUI invece i 10 eventi food da non perdere in Italia (e non solo) nel 2015. 

1. Cortilia

Prodotto

Cortilia è il primo e-commerce di prodotti alimentari a filiera corta, che permette di ricevere direttamente a casa eccellenze locali e nazionali in pochi click, portando a tavola la freschezza di frutta e verdura appena colte. Sulla piattaforma è possibile trovare frutta e verdura di stagione, formaggi freschi, carni bianche e rosse, salumi ed affettati, marmellate, conserve, uova, farina, vino e birra artigianale: ampia varietà per una spesa completa, genuina e sostenibile. L’utente può acquistare i prodotti da ogni singolo agricoltore, con il vantaggio di poter condividere con lui la frequenza e la fedeltà d’acquisto, così come avviene in una compravendita diretta. I produttori possono vendere online i loro prodotti di stagione a compratori del territorio, garantendone in prima persona qualità e freschezza. Tutti gli agricoltori associati offrono così prodotti gustosi, artigianali e realizzati attraverso tecniche di coltura sostenibili, tutte qualità puntualmente verificate dal team di Cortilia.

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Storia

Cortilia nasce nel 2011 e affonda le sue radici nella passione per il buon cibo di Marco Porcaro, il suo fondatore. «Come spesso capita, riuscivo a dedicarmi poco a questo interesse. Non è certo facile ritagliarsi tutte le settimane il tempo per andare in cascina a fare acquisti. Mi sono chiesto: perché non sfruttare il web per comprare i prodotti freschi e genuini del nostro territorio? É nata così Cortilia, un vero e proprio “mercato on line” dov’è possibile scegliere tra i migliori prodotti locali. Sulla piattaforma, infatti, è possibile fare spese occasionali oppure abbonarsi, ricevendo così settimanalmente una casetta, di diverse dimensioni e tipologie a seconda delle proprie esigenze, con tutti i migliori prodotti ortofrutticoli di stagione. È infine possibile personalizzare gli ordini aggiungendo anche carne, uova, vino, salumi, conserve e via dicendo».

Ne è passato di tempo dal 2011, Porcaro ha da poco ricevuto un round da 1,5 milioni di euro e mira a espandere la sua attività: «In 36 mesi vogliamo raggiungere tutti i capoluoghi di provincia densamente abitati della Regione e muoverci anche all’estero, sulla base delle richieste che riceviamo dalla Svizzera. Con i recenti finanziamenti vogliamo allargare il team a livello di marketing e logistica perché, pur essendo una startup che nasce su internet, la nostra attività si svolge prevalentemente sulla strada e questo implica una serie di investimenti notevoli». Ma nel futuro di Cortilia c’è anche una app. «Ci stiamo lavorando da tempo: il lancio è previsto nei primi mesi del 2015».

Numeri

Transato 2014: oltre 2 milioni di euro

Dipendenti / Collaboratori: 10

Età media dipendenti: 33

Utenti iscritti: 50.000

Consegne cassette: migliaia al mese

Zone servite a oggi: provincia di Milano, Monza Brianza, Varese, Como

Round / Finanziamenti (totale): 2,5 milioni di euro il finanziamento totale ricevuto dalla società dalla sua fondazione nel 2011.

Premi

Nel 2013, Marco Porcaro ha ricevuto da Assorel, l’Associazione delle Agenzie di Relazioni Pubbliche, il riconoscimento speciale “Italia del Fare”, dedicato agli imprenditori distintisi per iniziative e attività volte al superamento della crisi economica, alla valorizzazione del Made in Italy e che hanno contribuito al miglioramento della reputazione e della credibilità di beni e servizi prodotti nel Paese per il mercato interno e internazionale.

Incubati

A oggi, Cortilia ha raccolto (oltre a P101 con il round da 1,5 milioni di euro) la fiducia di diversi investitori, come il fondo di Seed Digital Investments Sca Sicar, Boox, Club Italia investimenti e alcuni Business Angels.

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2. CucinaMancina

Prodotto

CucinaMancina è la prima food community per chi mangia differente. Una piattaforma che aggrega foodmakers, ricette creative e luoghi dove comprare o mangiare cibi adatti alle proprie esigenze alimentari attraverso un ricettario multifiltro, uno store locator e strumenti di social fooding.

Una food community che propone soluzioni creative per la comunità dei mancini alimentari,  soddisfacendo il gusto di persone che per motivi di salute hanno rinunciato al piacere del cibo e, allo stesso tempo, solleticando il palato dei “curiosi alimentari” con preparazioni creative e “differenti”.

Su CucinaMancina si trovano ricette tra le quali individuare, attraverso un filtro personalizzabile, quelle adatte ai diversi stili alimentari (“mancinità”).  Un database che raccoglie negozi e ristoranti specializzati nella vendita di cibi per i differenti regimi alimentari: un modo per conoscere il negozio più vicino a casa dove trovare prodotti per la propria intolleranza o sapere sempre, anche in vacanza, dove poter mangiare.

Storia 

“C’erano un celiaco, un intollerante al lattosio e un vegano” sembra l’inizio di una barzelletta ma è il racconto di come è nata CucinaMancina, la piattaforma per chi mangia differente, creata dalle pugliesi Lorenza Dadduzio e Flavia Giordano.

«Eravamo a casa con amici per una cena (che poi abbiamo ribattezzato “la cena del senza senza” perché ognuno di noi aveva dei problemi alimentari e non poteva mangiare un determinato alimento) quando ci siamo chieste: e ora cosa cuciniamo? E ci è venuto in mente che mancava un luogo per le persone che mangiano in maniera diversa, che fosse per scelta o per necessità», spiega Lorenza.

Questo accade a maggio 2012. Da quel momento le due ragazze pugliesi decidono di creare la piattaforma. «Per prima cosa abbiamo inserito le ricette: abbiamo individuato una decina di “mancinità”, ci siamo confrontate con alcuni nutrizionisti e abbiamo cominciato a scrivere».

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il team di CucinaMancina

Ma cosa si intende per mancinità? «Tutto parte dalla frase ‘if things don’t go right, go left’, vogliamo ribaltare il concetto che mancino significhi sbagliato. Per noi è una maniera creativa e differente di guardare l’alimentazione. Non a caso il nostro payoff è Eat Different».

Progetti per il futuro? Risponde Flavia: «A breve lanceremo la nostra app per Android ed entro marzo quella per iOS. In primavera, invece, partiremo con il nostro mercato mancino, dedicato alla vendita di prodotti di aziende agroalimentari. Uno spazio che offrirà a negozi e aziende la possibilità di noleggiare “vetrine parlanti” dedicate ai propri prodotti mancini, testati e raccontati da chef e blogger della community all’interno delle proprie ricette e acquistabili sulla piattaforma online in direct selling o in formula abbonamento».

Logo

«É una C al contrario, di CucinaMancina ma anche di Copy Left. Perché crediamo che la condivisione sia il segreto alla base del miglioramento continuo di ogni cosa. Mentre nel linguaggio dei programmatori è un modo per dire “prendi codice e miglioralo”, per noi il codice sorgente sono gli ingredienti della ricetta, e vogliamo dare possibilità ad altri di trasformare ricette in base ad altre mancinità, rideclinandole.

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il logo di CucinaMancina

Nella forchetta, inoltre, ci sono le forchette parlanti di Bruno Munari, grande maestro del design della leggerezza e della semplicità, e le dita di una mano (la sinistra!), il primo e fondamentale strumento di contatto e comunicazione con e attraverso il cibo. Inoltre il timbro di ceralacca è una sorta di nostro sigillo di garanzia».

Numeri

Fatturato: 50.000 euro nel 2014

Dipendenti / Collaboratori: 10 persone

App scaricate/ Dispositivi venduti / Clienti:   30mila visitatori unici

Età media 30 anni

Round / Finanziamenti: 70k (Valore Assoluto-Camera di commercio Bari)

Premi

Valore Assoluto (70k), Mind the Bridge S.Francisco (giugno 2013), “EAT DIFFERENT” Ricettario con Feltrinelli uscito fine gennaio 2014 (2500 copie esaurite in 3 mesi. Ora in ristampa), “La Puglia che mangia differente” ricettario di cucina inclusiva con Union Camere Puglia, Migliore Food Startup per La Repubblica delle Idee e ReFood (3040Regeneration), nominato tra i 10 best food websites da Vanity Fair.

Incubati

Presso ReFood (affiancamento per un anno).

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3. FoodScovery

Prodotto

Foodscovery è un marketplace di vendita diretta tra produttori e utenti. Il ruolo della piattaforma è selezionare i migliori produttori secondo alti standard qualitativi, e di proporli a un largo bacino di utenti gestendo tutti gli aspetti. Alla logistica ai flussi finanziari, dal marketing alla promozione, rendendo accessibile il sistema anche ai piccoli produttori che normalmente non sono strutturati per affrontare un sistema di vendita online.

In primo luogo la mancanza di un magazzino centralizzato di prodotti impatta positivamente sui costi rendendo competitivi i prezzi di vendita. L’accordo stipulato con DHL consente di contingentare le spese di spedizione e di abbassare la soglia minima di acquisto per ottenere la spedizione gratuita. La fornitura ai singoli produttori dell’attrezzatura necessaria per l’imballaggio e la spedizione di prodotti freschi, rende accessibile al pubblico qualsiasi prodotto. La gestione delle transazioni finanziarie attraverso il sistema internazionale PAYMILL garantisce sicurezza e tracciabilità dell’ordine.

Storia

«Io e il mio socio abbiamo un passato nel mondo della finanza. Dopo alcuni anni di lavoro in questo ambito abbiamo avuto la fortuna di entrare a far parte del gruppo di Rocket Internet con il compito di creare un e-commerce nel sud est asiatico. Viaggiando tanto all’estero, ed essendo entrambi dei buongustai, ci siamo presto resi conto che i cannoli siciliani, la pastiera o le pesche di Prato non erano prodotti che potevano comprare al di fuori di quelle piccole botteghe in cui li avevamo assaggiati» così Fabio di Gioia inizia a raccontare la storia di Foodscovery, la startup che ha fondato insieme a Mario Sorbo.

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«Visto che i negozianti locali sono troppo impegnati a produrre e non hanno tempo né strumenti per gestire canali al di fuori del proprio mercato locale abbiamo pensato di creare un’infrastruttura che desse la possibilità al consumatore di avere accesso immediato a specialità alimentari fresche e alle piccole realtà di vendere fuori dal loro mercato abituale».

Attualmente Foodscovery serve tutta Italia: «Abbiamo ricevuto richieste di ordini anche dal Canada ma dopo l’Italia ci limiteremo per un po’ all’Europa. Abbiamo già provato a spedire i cannoli a Berlino e l’esperimento è riuscito alla perfezione».

Prossimi passi? «Entro marzo 2015 vogliamo lanciare il magazine su Slow Life Style nel quale racconteremo le storie dei nostri produttori. E alla fine del prossimo anno vorremmo raggiungere i 400 produttori selezionati».

Numeri

Dipendenti / Collaboratori 9 persone

App scaricate/ Dispositivi venduti / Clienti   190 clienti

Età media 32 anni

Round / Finanziamenti 560 K (Angels e fondo FIRA) + 300 K (Smart&Start)

Premi

Selezionati da Access Springer e Plug&Play, selezionati da Text Us al Pioneer Festival

Incubati

A Berlino

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4. MyFoody

Prodotto 

MyFoody è una piattaforma di e-commerce pensata per valorizzare le eccedenze alimentari create dalle imprese del settore produttivo e distributivo e per diminuire la produzione di sprechi alimentari delle imprese e dei consumatori.  Grazie a questa piattaforma le aziende possono vendere i prodotti in scadenza, difettati o in eccesso ai consumatori e alle attività commerciali applicando un notevole sconto e gli enti non profit hanno la possibilità di ricevere in donazione prodotti da destinare alle comunità indigenti del territorio.

Con il software MyFoody, le imprese della produzione, distribuzione e ristorazione possono monitorare le proprie eccedenze e caricarle nella piattaforma. La geolocalizzazione permette all’utente di visualizzare tutti i prodotti disponibili nella propria area di riferimento: in questo modo si crea una vera e propria Rete contro lo spreco che valorizza l’elemento territoriale e fa nascere nuove relazioni tra attori operanti nella stessa zona.

Storia 

«Tutto è partito da un pacchetto di biscotti acquistati per caso in un piccolo negozio durante un soggiorno studio in Belgio» racconta Francesco Giberti, 27 anni, fondatore e CEO di MyFoody. «Biscotti biologici a pochi giorni dalla data di scadenza, venduti a prezzo pieno. Come era possibile? Perché avrei dovuto pagare il prezzo pieno per un prodotto vicino alla scadenza? Non era conveniente né per me né per chi li stava vendendo, che si sarebbe trovato ad avere molte eccedenze».

Sono queste le domande che nel novembre 2012 hanno ispirato la nascita di MyFoody, un progetto contro lo spreco alimentare ispirato dall’idea di una politica commerciale più innovativa, per cui più il prodotto si avvicinava alla scadenza, più doveva essere scontato. Si viene a creare così una rete contro lo spreco, coinvolgendo tutti gli attori che creano eccedenze, dando loro la possibilità di rimettere in circolo questi prodotti sulla piattaforma a fini commerciali o solidali.

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«L’obiettivo di MyFoody è creare valore economico, sociale e ambientale grazie ad un modo intelligente di considerare e gestire le eccedenze prodotte. L’approccio è quello della “blu economy”, secondo cui ciò che viene sprecato può invece creare valore se rimesso in circolo. Garantiamo una migliore gestione delle eccedenze “a rischio spreco”, spesso vicine alla scadenza e quindi con tempi limitati di intervento. Attraverso la tecnologia, MyFoody riesce ad intervenire in tempi brevi e assicurare il recupero di tali prodotti».

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Nata nel febbraio 2014,  sarà lanciata nella primavera 2015 «dopo un primo test di tre mesi a Milano». La milestone è chiara e ambiziosa: «entro la fine del 2015 vogliamo coinvolgere 50 realtà  tra aziende produttrici, grande distribuzione organizzata e piccoli commercianti. Nel 2016 vogliamo conquistare 350 realtà del Centro Nord e iniziare a lavorare all’ estero. Per questo ci stiamo già muovendo ad Amsterdam grazie all’aiuto di altri ragazzi italiani che hanno fondato FoodLogica, una startup che si occupa di trasporto di alimenti. E poi 2017 coinvolgeremo 750 saremo in 3 capitali europee: Amsterdam, Berlino e Copenhagen».

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Logo

Idea è di utilizzare le O di foody come ruote del carrello (che rappresenta l’ecommerce).

Numeri

Dipendenti / Collaboratori 7 persone

App scaricate/ Dispositivi venduti / Clienti Fase Testing (da marzo)

Età media 27 anni

Round / Finanziamenti 6K (Call 1-Cest Project)

 

Premi

Ha ricevuto il patrocinio di Expo2015, la call “Alimenta2Talent” programma di accelerazione d’impresa promosso dal Comune di Milano e dal Parco Tecnologico Padano di Lodi, il Bando FoodWasteReduction ImpactHub Firenze e Fondazione UniCoop Firenze.

Incubati

ImpactHub Firenze (3 mesi)

Alimenta2Talent

 

5. wineOwine

Prodotto

wineOwine aiuta gli utenti a scoprire vini di nicchia selezionati fra produttori artigianali e piccole cantine. Un team di esperti composto da soli enologi lavora a stretto contatto con vignaioli e produttori emergenti per assicurarti ogni settimana solo la migliore selezione di vini. wineOwine non vende soltanto vini di nicchia e di alta qualità, ma permette agli utenti di scoprire le storie dei produttori e delle cantine, creando il contesto per un acquisto emozionale.

Il principale scopo della piattaforma è, da un lato, quello di dare l’opportunità agli utenti di trovare vini di nicchia difficilmente reperibili nelle enoteche tradizionali o al supermercati e, dall’altro, dare la possibilità ai vignaioli artigianali di farsi conoscere e vendere i loro prodotti al grande pubblico.

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Federico De Cerchio ed Eros Durante, CEO e CTO di wineOwine

Storia

La storia di wineOwine inizia grazie a una cena tra amici. Federico De Cerchio, che diventerà CEO della Startup, porta al padrone di casa alcune bottiglie di vino comprate da un piccolo produttore locale. Eros Durante (il futuro CTO di wineOwine) apprezzando particolarmente il vino, domanda a Federico dov’è possibile comprarlo. Federico non può che constatare che non è possibile acquistare il vino da nessuna parte se non recandosi dal piccolo produttore. Da qui l’idea di creare un portale che permetta ai piccoli produttori di vendere i propri prodotti, e ai clienti di comprarli.

Nel dicembre 2013 prende vita la startup che, dopo pochi mesi partecipa al programma di accelerazione di Luiss Enlabs, dove viene incubata. Nell’aprile 2014 cominciano le prime vendite. La startup riceve ulteriori finanziamenti per un totale di 360mila euro.  Partiti in due a solo un anno dalla fondazione wineOwine ha potuto assumere 4 dipendenti. Simone Capobianco, 28 anni, responsabile marketing. Dario Petrilli, 27, web designer. Martina Giustiniano, 25, selezione prodotti e produttori. Filippo Chiricozzi, 27, logistica e assistenza clienti.

Il portale creato da Eros e Federico offre la possibilità di comprare online e ricevere a casa vini di alta qualità selezionati da un team di enologi, che ogni due settimane propongono nuove etichette. Uno strumento che aiuta il made in Italy e i piccoli produttori. Solo in Italia wineOwine targettizza un potenziale mercato di 4.5 milioni di clienti. Persone che acquistano regolarmente bottiglie di vino pregiate dai negozi tradizionali.

wineOwine utilizza un modello di business basato sulle vendite a tempo (flash sales). Ogni settimana propone sei etichette selezionate. I vini sono ordinati e acquistati dal produttore solo alla fine della campagna di vendita in modo da non avere rischio di magazzino.

Logo

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I colori del logo sono stati scelti da Federico De Cerchio durante un viaggio in Spagna.

Numeri

Fatturato / Utile RISERVATO

Dipendenti / Collaboratori 2 FOUNDER e 5 DIPENDENTI

App scaricate/ Dispositivi venduti / Clienti   NESSUNA APP

Età media: 27anni

Round / Finanziamenti: 2 ROUND per un totale di 360mila euro di finanziamenti. I primi 60mila erogati da Luiss Enlabs, gli altri 300 mila erogati in parte ancora da Luiss Enlabs e  da altri da business angel tra cui Daniele Guasco e altri  fondi di investimento italiani e stranieri.

Incubati

Presso Luiss Enlabs a Roma

Il senso del round di MoneyFarm con Allianz, secondo Paolo Galvani

A quasi un anno dal primo grande round da 16 milioni e all’indomani dell’annuncio di un altro round con il gruppo Allianz, abbiamo intervistato il presidente di MoneyFarm Paolo Galvani. Consigli alle startup fintech? «sfatiamo il mito delle banche che cercano startup, bisogna puntare tutto sul team per impressionare gli investitori».