La provocazione del FT: «Evviva le startup, ma adesso create davvero lavoro»

Creare occupazione è l’unico modo per essere davvero “disruptive” e migliorare la vita delle persone, scrive John Gapper sul Financial Times

disoccupazioneHa fatto molto discutere l’articolo pubblicato mercoledì dal Financial Times a firma di Jonh Gapper (columnist del quotidiano britannico, spesso impegnato sui temi dell’economia digitale e della sharing economy). La sua tesi è, riassumendola: a beneficiare del libero mercato e del progresso tecnologico non è stato il lavoro, ma il consumo di prodotti.

I suoi esempi? Dei classici, come Uber, Blablacar. O Amazon: una forza dirompente nel rendere più facili gli acquisti online. Meno nella capacità di trasformare un busines miliardario in posti di lavoro. A questo si aggiunge un altro tema sollevato da Gapper (ma non è la prima volta che paventa scenari distopici). La questione delle questioni della società contemporanea: la minaccia al mondo del lavoro che arriva dall’intelligenza artificiale. Come ne usciamo? Ecco la soluzione di Gapper: le startup sono piene di gente in gamba. Le migliori menti in circolazione. Mettetele al servizio del bene comune.

«Their brainpower could be applied to augmenting jobs rather than eliminating them, or to countering the long stagnation of wages»

E conclude, facendo un po’ il verso allo slang delle digital company: «Now that really would be disruptive» (da sottolineare che il titolo del commento è: Technology has to create more than disruption). Lo fa partendo da un’altro esempio, più virtuoso. Quello di Etsy, marketplace britannico di manufatti artigianali. Il suo amministratore delegato ha detto: «If we have a world in which there are drones flying around delivering packages, but no one is talking to each other, that is really sad».

Ciò che più colpisce di questo editoriale è:

  • L’aver smontato uno dei mantra che spesso si sentono nei pitch. Un’idea imprenditoriale non renderà la vita migliore a milioni di persone. Ma a milioni di consumatori.
  • Essere partito da un assunto di base che può suonare tipo così: considerato il momento storico, e il grado di penetrazione del digitale nell’economia, solo dalle stesse startup può arrivare una soluzione ad un problema creato, guarda caso, dalle startup.

Che è un po’ una dichiarazione di forza di un settore che sta cambiando il tessuto economico (ma anche il panorama del lavoro e i modi di produzione) di tanti paesi, ma anche un’ammissione di debolezza. Come se dal punto di vista del noto commentatore la strada fosse già segnata. E l’inversione di rotta (o un suo aggiustamento) può arrivare solo dagli stessi attori del cambiamento.
E da una, insperata, svolta etica.

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