Mr. Eco4Cloud: «Ecco come siamo riusciti a vincere il Tech Trailblazers»

Intervista a Roberto Mircoli, amministratore delegato di Eco4Cloud, racconta la vittoria della startup calabrese alla kermesse londinese.

Roberto Mircoli da 18 mesi è amministratore delegato di Eco4Cloud. Ha preso il timone della startup calabrese poco dopo il primo round di investimento di Principia SGR a dicembre 2012. E’ stato proprio fondo a volerlo. 46 anni, milanese, prima di dedicarsi alla crescita di Eco4Cloud a Rende, 35 mila abitanti in provincia di Cosenza, ha lavorato per anni in diverse multinazionali.


Ultima in ordine di tempo Cisco, dove per 13 anni si è occupato dello sviluppo del business dei data center. Da lì il suo passaggio in un’azienda che ha sviluppato un sistema che consente un risparmio di energia elettrica proprio nella gestione di data center può sembrare immediato. Almeno in teoria. «In pratica si è trattato di una scommessa, passare da una multinazionale ad una startup non è cosa da tutti i giorni». Ma la soluzione del team di ricercatori del Cnr che hanno sviluppato l’algoritmo che è alla base di Eco4Cloud (Carlo Mastroianni, Agostino Forestiero, Giuseppe Papuzzo e Raffaele Giordanelli) lo hanno convinto. E gli hanno fatto vincere la scommessa. Ultimo dei successi la vittoria del Tech Trailblazers.

roberto-mircoli-ciscoChiudete un grosso round di investimento seed nel 2012, due anni dopo siete tra le migliori startup ICT al mondo con la vittoria al Tech Trailblazer. Cosa c’è in mezzo? 

C’è che nell’arco degli ultimi 12 mesi abbiamo sviluppato un portfolio di soluzioni per la gestione dei dati più completo, lavoriamo con Telecom (che a fine 2014 ha investito in Eco4Cloud 250 mila euro, ndr) Ibm e Hp e ci siamo affacciati sul mercato internazionale. La nostra tecnologia ha un mercato indirizzabile soprattutto all’estero, in Europa e Nord America. Io ho portato qualche contatto, ma senza un prodotto di livello come quello di Eco4Cloud sarebbe servito a poco. La kermesse di Londra poi è stata un’opportunità per avere ancora più visibilità globale. E l’abbiamo ottenuta.

Eravate gli unici italiani in finale. E l’avete vinta. E’ solo un motivo di orgoglio? 

Sicuramente siamo orgogliosi, per noi e per quello che significa per l’innovazione qui. E lo siamo molto di più perché sappiamo che in Italia ci sono molte startup innovative che magari si comunicano poco ma che fanno cose sicuramente degne di nota. Nel settore del cloud computing ce ne sono diverse. Abbiamo un potenziale in Italia che potrebbe farci primeggiare in questo settore. Ma mancano degli aspetti culturali. E di comunicazione.

Ci può spiegare meglio? 

Sia chiaro, non mi riferisco solo alla comunicazione con i media. Ma soprattutto a quelle con i Venture Capitalist. Per certi versi parlare con loro è un’arte da imparare. Nel mondo degli investitori, il tempo che ti dedicano per capire tutto e bene di quello che fai è 10 minuti. E se non li sfrutti bene potresti aver perso l’occasione della vita.

Punterete all’estero lasciando la vostra sede a Rende? 

Eco4Cloud parte da lì e rimarrà lì. Certo abbiamo in progetto una sede all’estero vista la crescita del nostro business all’estero. Due alternative in questo senso. San Francisco o Londra, sono i mercati che più ci interessano. Ma è ancora presto.

I primi due round di investimento vi hanno permesso di crescere. Basteranno per i vostri piani di crescita?

A breve chiuderemo un terzo round molto più corposo, che è quello che ci permetterà di fare il salto di qualità definitivo. Ma per rispetto degli investitori non possiamo ancora rivelare a quanto ammonterà. Certo è che per volume di affari e numero di clienti il nostro periodo di “start” lo stiamo rapidamente mettendo alle spalle. Ora siamo sul crinale della montagna.

Un ultimo pensiero all’Italia. Cosa manca al nostro sistema? 

Una cosa su tutte? La capacità di incubazione. Non è solo una questione di soldi, ma soprattutto di capacità di accompagnare le aziende nella fase di startup e poi avere un respiro internazionale. Pochi venture capitalist italiani possono vantare un’esperienza di questo tipo. Certo, ci vuole un po’ di tempo perché si passi da una dimensione nazionale di imprenditoria a una globale. Ma va fatto, e subito.

E’ un po’ quello che fanno i “soldi intelligenti” dei Vc della Silicon Valley.

Basta pensare a Accel Partners, Sequoia. Hanno inventato loro i filoni di sviluppo tecnologico. Questi qui hanno una specie di canone virtuoso. Non sono soldi, sono appunto smart money: sono più che soldi, sono anche mentoring, sviluppo, intelligenza imprenditoriale. Da noi tutto questo è ancora a livello embrionale. E uso un eufemismo.

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