QuenChat, l’italiana che sfida Snapchat e Whatsapp (senza temerle)

Un’app di messaggistica che offre un servizio di visualizzazione temporanea. Acelti: «Abbiamo oltre 500 mila download, ora diventeremo grandi»

Hanno chiuso a marzo del 2014 un primo round da 500mila euro. Ora, fanno sapere, che si apprestano a chiudere un secondo da 2 milioni e mezzo. Non sono iscritti al registro delle startup innovative, ma della startup innovativa hanno tutto. Eccome. L’età (è nata a inizio 2014) e il prodotto offerto per lo meno. E hanno avviato una nuova app disponibile dal 3 marzo su Google Play per la composizione di foto tra amici per sfidarli sui pezzi mancanti.


QuenChat di Giorgo Acelti, 20 anni di Como, e del papà Giovanni è un’app di messaggistica che come peculiarità ha quella di dare all’utente la possibilità di far scomparire i messaggi dopo che l’altro li ha ricevuti. L’utente può scegliere quanti secondi il messaggio deve rimanere sullo schermo, da uno a nove. Per ora è gratuita per iOs e Android. E, sebbene in programma ci sia la possibilità di integrare video e audio “a scomparsa” , il dubbio che sia un servizio non troppo diverso da Snapchat è alto. «Ma noi offriamo soprattutto un servizio sulla messaggistica, siamo partiti da lì quando Snapchat ancora non lo faceva». Ma ora lo fa però. «E’ vero, anche Snapchat lo fa da poco, ma noi puntiamo a creare una community qui in Italia. Di utenti italiani» dice Giorgio. Quanti ne avete per ora? «Siamo sui 500mila download, ma vogliamo arrivare a 5 milioni entro l’anno» Così tanti solo in Italia? «Sì, avere un milioni di utenti nel mondo per noi non ha molto senso, meglio un po’ meno ma concentrati in Italia». Un po’ meno i fan su Facebook.

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Il primo round di investimento (e il secondo in programma)

In un’intervista al Corriere un anno fa si erano riproposti lo stesso obbiettivo. «Ma le cose non sono andate come speravamo, quest’anno è diverso e con gli investimenti ottenuti sarà più facile». Intanto hanno lavorato all’app, che adesso è molto migliorata, almeno nella parte grafica. Nonostante debba confrontarsi con giganti come Whatsapp e appunto Snapchat, QuenChat piace agli investitori. «Il primo investimento lo scorso anno l’abbiamo avuto dalla Zelig Servicos (holding con sede a Madeira, Portogallo, stando ai risultati trovati in rete, ndr). E’ tutto documentato. Loro investono molto in startup» dice Giovanni Acelti. Il padre, amministratore delegato di Atos Operation, azienda comasca che lavora nel fashion. Molto meno si può sapere di chi investirà nel round annunciato da 2,5 milioni. Solo che sono investitori «anglo/americani». L’operazione è comprensibilmente taciuta dei suoi attori «Una questione di discrezione per chi investe denaro» spiega Acelti. «Fatto sta che QuenChat è stata valutata circa 10 milioni». Così tanto? «Beh la valutazione l’ha fatta una società americana, e il grande interesse del mercato in questo genere di app ha fatto il resto». Una manna.

Giorgio Acelti, 20 anni

Giorgio Acelti, 20 anni

Da dove è nata l’idea di QuenChat

«Un giorno ero seduto con degli amici  in un pub e proprio non volevo che mi si leggessero i messaggi che ricevevo. Un mio amico ha sbirciato il mio cellulare e mi sono molto arrabbiato, non volevo leggesse quello che stavo scrivendo. L’idea mi è venuta da lì e a mio padre è piaciuta subito e mi ha sostenuto». Dice Giorgio, confermando i pub come luoghi privilegiati per l’avvento di idee disruptive. Giorgio è quello che possiamo dire un figlio d’arte. E con un papà imprenditore trovare i contatti buoni non deve essere stato difficile. «Raggiunti un buon numero di utenti faremo pagare la nostra app. 99 centesimi una volta sola, come WhatsApp».

Ci credete davvero alla sfida che avete lanciato ai colossi delle app di messaggistica? «Assolutamente. Noi crediamo che un’app italiana che abbia una community italiana possa confrontarsi con chiunque» continua Giorgio. «I soldi ottenuti nel primo investimento saranno ancora utilizzati per lo sviluppo della app. Per ora siamo ancora un po’ rudimentali». Ammette. Non resta che augurargli buona fortuna.

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