«Perché il futuro delle startup si chiama Internet delle cose»

Intervista al CEO di Breed Reply Emanuele Angelidis che racconta il programma di accelerazione e perché la sfida delle startup è l’Internet of Things

«Ci sono due grandi ambiti di sviluppo dell’Internet of Things (IoT, ndr) in questo momento. Uno è quello che migliora la vita delle persone, l’altro rende più efficiente e sostenibile la produzione di beni. E siamo interessati ad entrambi». Emanuele Angelidis, classe 51 anni, è l’amministratore delegato di Breed Reply, l’incubatore per startup dell’IoT di Reply, La multinazionale (560 milioni di fatturato, e 4mila dipendenti tra Londra, Monaco e Milano, dove è quotata nel segmento Star) attiva nei mercati del social networking, coud computing e appunto IoT, lo ha lanciato a giugno 2014.

Emanuele Angelidis Reply

Emanuele Angelidis Reply

Laureato a Milano in Ingegneria elettronica, ha partecipato allo startup di Omnitel (poi Vodafone) e cofondato Fastweb. Poi un po’ di esperienze in multinazionali dell’information technology prima di approdare a Reply. «Il nostro obbiettivo è fare crescere le startup in questo mercato. Investiamo tanto in poche startup, e le chiamiamo a Londra da ogni parte del mondo». Il 9 febbraio hanno selezionato le prime tre. 3,3 milioni di euro investiti, entrando nel loro capitale per una quota che va dal 20 al 70 percento.

Cominciate con tre startup. Healty, smart home e energy. Tre settori diversi provenienti da tre paesi diversi. Sembra quasi un manifesto. 

Sono i tre settori dove si prevedono i più grandi cambiamenti nel breve periodo. Migliorano la vita delle persone e delle aziende. E’ questa la loro forza. Le domande ci sono arrivate davvero da tutto il mondo, anche una dalla Cina. Alla fine abbiamo scelto un’italiana, un’inglese e un’olandese, ma è davvero una selezione che vuole scrutare in tutto il mondo.

Come le avete selezionate? 

Le abbiamo valutate in base a due fattori: qualità del team e qualità dell’idea di impresa in relazione al mercato di riferimento. A volte non basta avere una buona idea per avere mercato. Queste tre rispondevano perfettamente ai requisiti.

Cosa prevede il vostro programma di incubazione? Quali vantaggi per le startup?

Tre cose. In primo luogo il funding per sostenere lo sviluppo (sono stati investiti circa 2,5 milioni di sterline per quote societarie tra il 20 e il 70 percento, ndr). Poi quello che chiamiamo il “know how to transfer”, conoscenze per fare impresa offerte da esperti, investitori, imprenditori che hanno già fatto startup. Lo facciamo nei nostri spazi a Londra, dove diamo a tutti la possibilità di trasferirsi. E poi infine l’ultima fase, il go to market, dove attraverso le nostre esperienze e i canali di una multinazionale come Reply diamo indicazioni e offriamo strade utili per posizionarsi bene nei diversi mercati. Sono stato dall’altra parte della barricata, so cosa vuol dire fare startup, e so quanto è necessario sapere bene le cose da fare. E quanto sono utili i consigli di un esperto in quella fase.

Le analisti prevedono che il mercato dell’IoT crescerà tantissimo nei prossimi anni. Solo in Italia l’incidenza sul Pil è prevista nel breve periodo dll’1,1 percento (190 miliardi, dati Accenture). Cosa ha di speciale questo settore? 

E’ senza dubbio il settore più interessante sia per chi vuole fare startup oggi che per chi vuole investire. E’ in crescita costante e promette di crescere ancora di più. Pensi solo agli sviluppi sulle case connesse, sulla salute con il monitoraggio costante dei pazienti, alla produzione di beni con tecnologie che promettono di abbattere i costi. I feedback sono positivi da ogni parte. Pensando all’Italia, per esempio, c’è un intero settore manifatturiero da rivoluzionare. Su questo aspetto sono più avanti in Germania, per tradizione e tessuto economico. Ma la stessa cosa vale anche per noi in Italia. Dobbiamo cogliere questa opportunità. In Italia ci sono persone in gamba tanto quanto nel resto del mondo. Partiamo davvero con le stesse potenzialità. E qualcosa sta già cambiando.

Ci spiega meglio? 

Non c’è più la fuga di qualche anno fa verso la Silicon Valley. Il sistema in Europa si sta organizzando per valorizzare le risorse umane da noi. In Europa abbiamo tantissime realtà interessanti, dalle startup ai venture agli incubatori d’impresa. Andare in America non serve più. Molte crescono benissimo stando a casa propria.

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