Una mappa per capire come e dove cresce l’economia digitale nel mondo

Un’analisi della Harvard Business Review racconta dove cresce meglio il digitale e l’ecosistema delle startup. L’Italia è tra le nazioni meno attive in questo settore, e se ci sono segnali di ripresa il quadro è allarmante

digital economy indexL’Harvard Business Review ha fatto il punto su dove l’economia digitale sta crescendo meglio e qui sono i paesi con il potenziale più alto di crescita nel digitale. La transizione dall’economia tradizionale a quella digitale nel 2014 è stata sporadica. Più marcata in alcuni paesi, meno in altri.

Certo è l’Asia il paese che sta cambiando di più e più velocemente ma è un fenomeno dal trend globale che attraversa i continenti in maniera trasversale. La tedesca Rocket internet è una sorpresa. Il tentativo di creare una startup di ecommerce globale riuscendo bene. La loro mission è diventare la più vasta piattaforma internet oltre agli Stati Uniti e la Cina.

Molte compagnie come Rocket stanno tentando di diventare le ali ma basse e le Amazon del resto del mondo. Jewmia che opera in nove nazioni dell’Africa. Namche nel Medio Oriente. Lazada ed allora in Asia. Società di capitale privato e venture capitalist hanno cercato di concentrare in alcuni mercati in maniera da cercare di ritrovare l’età dell’oro della Silicon Valley. Durante l’estate del 2014, più di 3 miliardi sono stati versati nell’e-commerce indiano oggi circa 200 startup digitali commercio digitale beneficiano di fondi di venture capitalist. E questo succede in India un paese dove anche le commerce è basato sulla vendita iCash ed è il 90 per cento delle transizioni monetarie avvengono con denaro contante. 

L’indice dell’economia digitale nel mondo

Per comprendere meglio questo cambiamento nell’economia globale la Harvard Business Review ha creato un indice che permette di capire dove l’economia digitale si muove più velocemente. L’hanno chiamata Digital Evolution Index. Le quattro categorie in cui sono state divise i risultati della ricerca sono:

  1. Offerta. Cioè la capacità di accesso all’economia digitale e di soddisfazione della domanda. Oltre all’analisi delle infrastrutture.
  2. Domanda. Cioè i comportamenti dei consumatori, i trend di consumo, l’accesso a internet e praticità dei consumatori sui social media.
  3. Innovazione. L’inclinazione delle imprese allo sviluppo tecnologico, stato di salute dei finanziamenti e della forza «disruptive» delle startup.
  4. Istituzioni. Cioè la capacità dei governi di favorire lo sviluppo di reti digitali e di promuovere l’ecosistema digitale delle startup.

L’indice che ne è risultato è un ranking di 50 nazioni scelte in base la presenza di utenti in rete,  all’accesso di internet fino al potenziale di utenti online previsto nei prossimi anni. La ricerca della Harvard Business Review ha cercato di capire chi sta cambiando più velocemente per preparare al futuro mercato digitale e chi non è preparato a questo cambio.
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Chi sta cambiando tutto in economia

Senza sorprese Asia e America Latina stanno guidando la classifica riflettendo il loro la loro crescita economica impressionante. Ma l’analisi ha rivelato anche altri interessanti risvolti. Ad esempio Singapore e Olanda. Hanno stesso risultato ma con trend diversi. Sono entrambe top ten delle nazioni dove è più forte l’evoluzione digitale. Ma se consideriamo il momento per esempio i 5 anni tra il 2008 e il 2013 le due nazioni si sono comportati in maniera molto diversa. Singapore è diventata sempre di più una meta privilegiata per startup e venture capitalist, attraendo investimenti da tutto il mondo. L’Olanda dopo le misure di austerity volute dal governo e 2010 ha sempre di più peso potenza attrattiva.

Se considerando il quinquennio 2008-2013 Harvard Business Review assegnato acute 50 nazioni 4 trend tendenziali.

  1. Stand out. Le nazioni che hanno manifestato alti livelli di sviluppo digitale nel passato e continuano a rimanere nella stessa traiettoria.
  2. Stall out. Nazioni che hanno raggiunto un alto livello di evoluzione nel passato ma stanno perdendo terreno.
  3. Break out. Nazioni che hanno il potenziale per sviluppare una forte economia digitale. Anche se il punteggio è ancora basso, puntano a diventare tra le nazioni con il più alto sviluppo nel futuro.
  4. Watch out. Nazioni che no no non sembrano avere grosse opportunità nel presepe e non danno adito di pensare che ne possa avere in futuro. Forse qualcuno nel futuro prossimo potrà innestare qualche innovazione ma al momento sembrano essere bloccate. Tra queste c’è l’Italia.

Le nazioni che hanno la possibilità di sviluppare maggiormente l’economia digitale nei prossimi anni sono l’India, la Cina, il Brasile, il Vietnam e le Filippine. Quelle che invece sono più penalizzate dall’indice sono in Indonesia la Russia la Nigeria l’Egitto e il Kenya che hanno molte cose in comune come una incertezza politica epoka tendenza a reform in chiave digitale. Sono queste le nazioni più a rischio.

E l’Italia?

Molte nazioni dell’Occidente e del Nord Europa dell’Australia e il Giappone sono tra quelli che hanno avuto un forte sviluppo e l’innovazione in passato ma rischiano di per terreno. L’unico modo in cui possano rendere il loro cammino di locazione eseguire ciò che fanno al meglio le nazioni a più alta più alto potenziale di sviluppo digitale punto tracciare la strada dell’innovazione e cercare di rafforzarsi al di fuori dei confini nazionali. L’Italia è tra le nazioni europee che fanno parte della categoria whatch out, la meno nobile, insieme a Grecia, Portogallo e Slovenia.

A chi appartiene il futuro? La risposta è semplice. A chi avrà milioni di consumatori che prenderanno le loro decisioni sul mobile su device come smartphone e tablet. Anche se l’Europa è in fase di declino compagnie come Rocket Internet dimostrano che l’e-commerce va verso un nuovo modello. Transnazionale. E che coinvolge mercati non saturi come quello americano e asiatico. Le economie emergenti continueranno ad evolversi in maniera diversa punto ogni nazione ha una sua strada che va verso l’innovazione e l’economia digitale la strada è unica per tutti ma siamo ma ogni nazione è destinata a percorrere in maniera diversa l’una dall’altra. Anche l’Italia è su quella strada. Ma ad una velocità che al momento non ci rende competitivi in questo mercato.

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