Far piovere a comando e altri 4 usi dei droni che (forse) non conoscete

La scoperta di reperti archeologici a Roma e Trieste, una guerra agli insetti in Liguria, la capacità di far piovere e combattere la siccità: queste son tra le ultime conquiste dei droni.

Ormai dobbiamo abituarci. I droni sono in mezzo a noi e, al contrario di quel che si possa pensare, si stanno dimostrando utilissimi per migliorare la realtà che ci circonda e la società in cui siamo immersi. Nelle ultime settimane, infatti, sono numerose le segnalazioni che sono giunte sui risultati che i questi velivoli stanno ottenendo nei campi più vari. Ed è una crescita che coinvolge soprattutto le istituzioni pubbliche come le Università e i Comuni.

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1) Le scoperte archeologiche

Due droni, ad esempio, hanno individuato delle nuove abitazioni etrusche nel Parco di Veio, un’importante area archeologica che si trova a nord di Roma. Si tratta di una delle prime ricerche di questo tipo, condotta da alcuni studiosi dell’Università del Salento utilizzando velivoli radiocomandati sviluppati dalla società romana FlyTop. Si tratta del “FlyNovex”, un multirotore esacottero dotato di una fotocamera Canon D700, e il “FlyGeo 24Mpx”, un velivolo con un’ala fissa di circa 2 metri di apertura dotato di una macchina fotografica Sony A6000. L’attività di ricerca ha coperto un perimetro di 40 ettari circa, con il raggiungimento di una quota pari a 70 metri. Le foto, scattate con qualità eccellente, hanno permesso di individuare con estrema precisione i reperti nascosti sottoterra e aumentare così il patrimonio del sito. E un’altra scoperta simile è stata realizzata a Trieste: alcuni droni hanno contribuito a portare alla luce delle nuove parti di Tergeste, l’antica città guliana.

Questo tipo di utilizzo, del resto, si sta diffondendo a macchia d’olio. Nel 2014, i droni sono stai protagonisti della missione archeologica italo-albanese organizzata dall’Università di Macerata, diretta dal professore Roberto Perna, nel sito di Hadrianopolis (Sofratikë), nel sud dell’Albania. Durante il monitoraggio sono state effettuate riprese dall’alto sui siti di Hadrianopolis, Antigonea, Jercuzat, Frashtan e sul Castello di Argirocastro. È un progetto, chiamato “Adriatico”, finanziato dalla Regione Marche, con la collaborazione tecnica degli esperti della Dronesense srl. Gli obiettivi sono quelli di creare sia modelli tridimensionali dei siti sia ortofoto che saranno utilizzate per lo studio e la gestione della Carta archeologica della Valle del Drino e per la realizzazione del Piano di Protezione Civile dei Beni Culturali della Valle.

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2) Contro le devastazioni di certi insetti

A La Spezia, invece, i droni sono giunti in soccorso dell’ecosistema di palme che contraddistingue parte della riviera. Il Comune della cittadina ligure ha deciso di dichiarare guerra al punteruolo rosso, il terribile coleottero ormai noto per le sue vere e proprie stragi di vegetali. L’intera campagna durerà alcuni mesi per una spesa totale di circa 100mila euro: «Siamo alla fase operativa dell’intervento, la più importante, perché agiamo direttamente sulle palme – ha spiegato Cristiano Ruggia, vicesindaco – la prima, quella preventiva, è stata fatta nei mesi scorsi con il censimento degli alberi fatto con i droni. Il piano prevede più step. Adesso, con il secondo, doteremo ogni palma della specie a rischio degli apparecchi difensivi idonei a contrastare l’arrivo del punteruolo”.

Ma non è l’unico insetto che, in Liguria, deve fare i conti con i droni. Ha avuto la peggio il calabrone asiatico, nemico di arnie e coltivazioni, che viene attaccato attraverso uno stratagemma più ingegnoso: attaccare al dorso di alcuni di essi un chip di dimensioni ridotte ma in grado di essere riconosciuto dai velivoli che, in questo modo, possono identificare i nidi e provvedere a eliminarli con sostanze adatte allo scopo.

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3) Il drone che crea le nuvole

Oltreoceano arriva invece una notizia rivoluzionaria. I droni potranno combattere la siccità e gestire il tempo. Un team di ricercatori del Nevada Desert Research Institute ha annunciato che presto presenterà il Ray-drone, il primo velivolo capace di far piovere. Questo apparecchio consente infatti di sparare sulle nuvole alcune particelle di ioduro d’argento che facilitano il formarsi della pioggia. I test dimostrano che per ogni 25-45 ore di volo questo sistema è in grado di sollecitare quasi un miliardo di litri d’acqua. Una vera rivoluzione per quelle aree del mondo che ormai subiscono dei veri disastri per la mancanza di questo elemento fondamentale.

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4) Droni in soccorso dei migranti

MOAS, acronimo di Migrant Offshore Aid Station, è una ONG con sede a Malta che cerca di prevenire le morti in mare fornendo assistenza ai migranti che attraversano il Mar Mediterraneo. Il suo obiettivo è quello di portare aiuto a tutti coloro che cercano di arrivare in Europa in condizioni molto precarie, su barconi privi di ogni dotazione di sicurezza.
Sulla nave da spedizione Phoenix, lunga 40 metri e nota come la vera “portaerei” della Ong, hanno trovato posto anche due droni S100 camcopter. Un equipaggiamento all’avanguardai per la squadra di soccorritori assoldata. In questo modo MOAS è in grado di localizzare, monitorare e assistere le persone in difficoltà con più celerità e precisione. Il progetto – finanziato da privati che credono fortemente nella possibilità di ridurre il numero delle tragedie in mare – è diretto da Martin Xuereb ex Capo di Stato Maggiore di Malta, che è affiancato da un Consiglio Direttivo composto da professionisti con competenze varie.
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5) Droni contro il bracconaggio

L’identificazione aerea è la soluzione che vorrebbero adottare anche in alcune nazioni africane contro il bracconaggio indiscrimato. Soprattutto contro elefanti e rinoceronti, vittime di una caccia feroce e senza scrupoli. Si chiama Air Shepherd ed è un’iniziativa della Lindbergh Foundation in collaborazione con Peace Parks Foundation (PPF), Drone Solutions (UDS) e l’Istitute for Advanced Computer Studies (UMIACS) dell’Università del Maryland.

Un pool di scienziati americani ha sviluppato un’innovativa tecnologia chiamata APE (Anti-Poaching Engine) che si basa su un sofisticato software di predizione analitica: accoppiando immagini dall’alto e sistemi satellitari con complessi algoritmi, è possibile stimare con precisione dove è più probabile animali e cacciatori di frodo passino la notte, ore preferite da questi ultimi per mettere in atto i loro raid. La tecnologia si basa su precedenti tentativi militari, già sfruttati per predire attacchi in Iraq e in Afghanistan. L’impianto software sarebbe completato con speciali velivoli e droni, gli UAV di UDS, dotati di videocamera agli infrarossi e GPS, quindi di strumenti per localizzare gli animali e i cacciatori tramite la scansione termica delle immagini. I risultati sono stati così buoni che  è stata lanciata una campagna indiegogo per ottenere 500mila dollari, la cifra che serve per mantenere il servizio attivo per altri 12 mesi in tutto il territorio sudafricano.

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