Un’officina di Bari sfida il mondo delle stampanti 3D: «Abbiamo raggiunto precisione record»

Ha usato l’azienda di ricambi d’auto di famiglia come un makerspace, così Alessio Lorusso, 23 anni, si è costruito una stampante 3D da solo, si chiama Roboze-One e promette numeri incredibili

“Le cose buone si possono fare anche qui, a Bari. Non siamo solo utilizzatori di innovazione, possiamo realizzarla noi stessi”. Alessio Lorusso pronuncia queste parole convinto, dalla sede di un organo istituzionale come Confindustria alla presentazione della sua idea. Forse è proprio il luogo che trasforma quelle frasi apparentemente lanciate come slogan in un monito o in una sorta di manifesto programmatico. Del resto, se non lo pensasse davvero non avrebbe mai pensato di cambiare il proprio destino stampandosene uno adatto ai suoi sogni. Letteralmente. Ha preso quanto la sua famiglia aveva costruito fino a quel momento e ha deciso di adattarlo ai suoi interessi, spendendo denaro e tempo di tasca propria. E ora ha dato il via alla produzione: in uno storico punto vendita per i ricambi d’auto in città ha costruita la sua stampante 3D, interamente realizzata nel suo capannone. Pezzo per pezzo, per la prima volta al meridione. Tutto a 24 anni.

roboze4È da quando ho 17 anni che compro stampanti 3D. Le ho smontate, studiate, analizzate mi sono confrontati con tecnici del settore, ma non ero soddisfatto di quello che c’era sul mercato. La robotica è da sempre la mia passione, ma tutto quello che vedevo in giro mi sembrava troppo per smanettoni. Allora ho deciso di farne una mia, di creare la migliore. E con il mio team ci siamo quasi riusciti”. Alessio racconta quello che vorrebbe come suo futuro professionale e che sta provando ad afferrare. Non punta all’invenzione di un nuovo oggetto, ma al miglioramento di un prodotto che nel corso degli anni, secondo gli analisti, sarà sempre più diffuso nelle case di chiunque.
roboze2

Da decenni la famiglia Lorusso rifornisce automobilisti ed elettrauto di mezza provincia di Bari con ricambi per le auto, in una specie di fortezza di candele, lampadine e pezzi di tutti i generi e forme. Suo nonno ha cominciato in piccolo creando la fortuna di famiglia e suo padre ha raccolto il testimone ingrandendo l’attività e costruendo un sistema di bloccasterzo. Quando sarebbe dovuto toccare a lui , che aveva già rilevato la produzione dell’antifurto con la sua Mekatronika srl, Alessio ha deciso di non accontentarsi e, anzi, di rilanciare. Ha messo sul piatto il denaro risparmiato negli anni e ha diversificato parte degli investimenti della sua azienda per il suo obiettivo: superare le stampanti 3D professionali in commercio migliorandone design e qualità, con una svolta nell’innovazione di processo. “La nostra Roboze-One riesce a stampare con precisione, fino a 50 micron. La vera sfida nel campo è farlo mantenendo la medesima risoluzione per ogni layer che si sovrappone all’altro. Abbiamo brevettato alcuni sistemi e migliorato altri per rendere il macchinario del massimo livello”. Mantiene la calma quando ne parla, ma contiene a fatica la voglia di mettersi in gioco anche quando ne descrive semplicemente le caratteristiche.
alessio+roboze

“Strumenti simili al nostro oggi costano circa 40mila euro. Roboze-One, invece, praticamente un decimo. Abbiamo preparato la nostra rete vendita e vogliamo aggredire il mercato estero. Ora abbiamo cominciato a costruirne cinquanta pezzi al mese, con otto dipendenti. Quando avremo ancora più commesse, potremo pensare di raddoppiare. E vogliamo farlo presto”. Già, le commesse. La semplice prototipazione è il primo passo, ma non è più certo una grande sorpresa. Le sfide imminenti riguardano medicina e istruzione: Mekatronika srl ha già messo in piedi importanti dialoghi (nomi top secret fino alla sottoscrizione degli accordi commerciali) con istituti ospedalieri per la realizzazione di protesi o modelli degli arti su cui i chirurghi dovranno operare e con scuole per la creazione di laboratori di stampa 3D come autentiche materie di studio.

Sempre in Puglia, sempre a Bari, sempre in un sud Italia che non ha nessuna voglia di restare a guardare passivamente. E che guarda il suo destino a tre e più dimensioni.

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