I maker della biomedica invadono Città della Scienza. Quasi mille persone alla festa di OBM

Quasi mille persone hanno assistito alla festa di Open BioMedical initiative (OBM), l’organizzazione noprofit che vuole rivoluzionare la biomedica grazie alla stampa 3D e a soluzioni low cost e open source

«È appena stata battuta un’agenzia che dice: più di mille persone per il primo congresso di Open BioMedical Initiative. Ecco, forse non siamo mille ma certamente ci andiamo vicino». A parlare è Giancarlo Orsini, autore del sito “Guarda il tuo futuro” e uno dei fondatori e promotori della community OBM. Parla circondato da tante magliette e felpe blu, i membri di quella che è diventata una vera famiglia. I puffi, dice qualcuno. E sono i numeri a dimostrarlo. Dopo solo un anno di vita l’organizzazione è cresciuta esponenzialmente: dai 5 membri originari oggi gli iscritti sono quasi 100. Una cellula è addirittura attiva in Perù, dall’altra parte del mondo. Un buon motivo per festeggiare e raccontarsi, presentarsi a nuovi curiosi e potenziali futuri membri, istruire sulle tecnologie adoperate e sui passi futuri.

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E a colpire è stata propria la risposta della gente. Un colpo d’occhio che ha fatto davvero impressione. La sala “Newton” di Città della Scienza, a Napoli, era gremita. Un pubblico eterogeneo, con tanti giovani entusiasti e volenterosi di scoprire un universo in divenire. Una buonissima notizia per chi, in quegli spazi, vorrebbe ripartire anche da queste tematiche, come ribadito in apertura dal direttore di CdS, Luigi Amodio: «Sono tanti i progetti sulla fabbricazione digitale che sviluppiamo e svilupperemo all’interno della nostra struttura: dalle imprese che fanno “making” al nuovissimo fablab che sta nascendo e di cui cerchiamo ancora il curatore con una call internazionale». In generale un’ecosistema vario e multifunzionale che cerca di indagare molti settori dell’umana conoscenza e del “saper fare”.

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Open source, low cost e digital fabrication

Queste sono le parole chiave che Bruno Lenzi, l’ideatore del progetto, continua a ripetere mentre spiega com’è nata, come si è sviluppata e come è organizzata la struttura di OBM. Una community partita dal basso e che oggi mette in campo un’estrema varietà di competenze: saperi provenienti da persone appartenenti a generazioni diverse e con un background differente. «Cosa accomuna tutte queste persone? Il desiderio di migliorare questo mondo e questa società, lo spirito di fare rete e la volontà di far parte di qualcosa in cui portare il proprio talento e il proprio tempo».

Attualmente OBM è formata da volontari e specialisti provenienti da tutto il mondo ed è supportata da partner che condividono e sposano in toto i principi dell’iniziativa. Attraverso la stampa 3D e l’utilizzo di materiali facilmente reperibili garantisce la possibilità di mantenere un basso costo di produzione e di accesso ma anche di fornire prodotti adattabili in base alle necessità dell’utente. Il tutto con una distribuzione altamente delocalizzata (grazie ai numerosi nodi della rete globale della community). Un ruolo fondamentale all’interno di questa rete lo hanno anche i fablab, i makerspace, le ong e le associazioni di vario tipo che operano in diversi campi e in diverse regioni con cui OBM collabora quotidianamente.

La missione di OBM

L’Open BioMedical Initiative nasce nell’aprile 2014 per realizzare concretamente un sogno: creare una community attiva nel campo della biomedica e capace di offrire applicazioni tecnologiche per le tasche di tutti e con l’aiuto di chiunque abbia voglia di mettersi in gioco, introducendo dove possibile l’utilizzo della stampa 3D.

Tutto prende origine dall’idea che la Biomedica tradizionale, pur avendo un bacino di potenziali utenti enorme, permette solo a pochi di usufruire delle relative tecnologie trattandosi di prodotti molto complessi e quindi anche molto costosi. Basti pensare che migliaia di uomini, donne e bambini nel mondo, a causa di eventi come guerre, povertà e malattie, vedono la propria vita sconvolta, spesso irreversibilmente come nel caso della perdita di un arto. Le protesi classiche costano migliaia di dollari, cifre che rappresentano una vera barriera: oggi si calcola che 15.000 ospedali e centri umanitari, 2,6 miliardi di persone nei paesi emergenti e 100 milioni di persone nei paesi industrializzati siano esclusi. Questo è l’ostacolo che l’OBM vuole superare, cercando di proporre una diffusione più massiccia e solidale delle applicazioni biomedicali, ponendosi come organizzazione no ­profit per lo sviluppo e la diffusione di tali tecnologie, abbassandone i costi (low cost) e favorendo la libera condivisione di idee e creatività (open source).

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I Progetti

Sono tre i progetti che OBM ha presentato a Città della Scienza:

WIL (Wired Limb): Una protesi meccanica che ha lo scopo di sopperire alla mancanza di un arto grazie ad un azionamento gestito dal movimento del polso e da un sistema di tiranti. Segue i principi dell’Open Source con l’intera documentazione consultabile online ed è costituita da materiali facilmente reperibili ed a basso costo come ABS e PLA. Tutte le sue parti sono completamente riproducibili tramite qualsiasi modello di stampante 3D.

BOB (Baby On Board): Bob è un incubatrice neonatale creata con dei componenti il cui costo è assai trattenuto, riproducibile ovunque tramite istruzioni di realizzazione liberamente consultabili online, realizzabile mediante stampante 3D. BOB vuole rispondere ad una specifica esigenza: tra le diverse cause di morti neonatali è stiamto che circa il 75% avviene la prima settimana di vita ed è spesso dovuto a mancanza di apparecchiature biomedicali, troppo onerose o di difficile gestione.

FABLE (Fingers activated by low-cost electronics): Una protesi elettromeccanica, destinata a chi ha subito un’amputazione o è affetto da malformazione congenita. Attraverso l’acquisizione di impulsi mioelettrici generati dalla contrazione dei muscoli prossimi al gomito, si attuano precisi movimenti delle dita. L’elettronica è il fulcro del sistema ed è compatta, a basso costo e completamente reingegnerizzata per offrire una protesi ovunque riproducibile e tecnologicamente avanzata.

Queste sono solo alcune delle possibilità che l’innovazione e la fabbricazione digitale offrono: «Il futuro dell’Open BioMedical Initiative non è fatto solo di protesi, ma è aperto a tutte le tecnologie biomedicali capaci di unire creativamente ingegneria e medicina, con interesse anche all’ambito della nascente biostampa 3D ed ai suoi rivoluzionari sviluppi» dice Valentino Megale che si occupa, tra le tante cose, del lato editoriale e comunicativo. «In OBM c’è inoltre la convinzione che diffondere la tecnologia debba andare di pari passo con la diffusione della consapevolezza di quest’ultima e che solo promuovendo una maggiore conoscenza delle nuove tecnologie e delle relative applicazioni si possano poi coglierne appieno le potenzialità, il carattere rivoluzionario ma anche le responsabilità ad esse collegate».

I partner

Sul palco si sono alternati anche alcune aziende e startup che hanno deciso di collaborare con il progetto OBM. Realtà che hanno fornito consulenze e formazione, strumenti e innovazioni, tempo ed energie:

3D Italy: Giampiero Romano ha illustrato la filosofia della sua creatura e i servizi che offre (i primi in Italia ad aver lanciato un service di tipo professionale): «La parola d’ordine che guida la visione della nostro team è “sperimentazione”. C’è quindi grandissimo spazio per la ricerca e per la formazione. La partnership con OBM nasce soprattutto per sviluppare la filosofia del DIY tramite strumenti inerenti la digital fabrication».

Sharebot: Matteo Abbiati non ha dubbi sulla presenza, in prima linea, della realtà lombarda: «Siamo un’azienda giovane ma come obiettivo abbiamo sempre avuto quello di stimolare le persone a creare progetti con le nostre macchine. Ed è per questo che sono felice di vedere quasi mille persone che stanno qui ad ascoltarne uno particolarmente bello come OBM». Sharebot è leader in Italia e in Europa nella costruzione e vendita di stampanti3D. Una giovanissima azienda (da pochissimo non è più startup) ancora totalmente “made in italy”, visto che la produzione avviene tutta nel nostro Paese, e che dà lavoro a 28 persone (5 ricercatori). Hanno anche sviluppato un academy: si svolge tutte le settimane nella loro sede vicino a Lecco, dove introducono curiosi e professionisti al mondo della stampante 3D.

Rotary Italia: L’intervento dei vertici di Rotary (uno dei sostenitori di OBM): «Fate un lavoro bellissimo e noi abbiamo deciso di appoggiarvi come possiamo». Da oltre un secolo è una presenza storica e svolge un’opera di pacificazione tra i popoli. Dalla nascita dell’ organizzazione, avvenuta nel 1905, è sempre stata in prima linea per affrontare grandi sfide insieme ad alcune delle maggiori organizzazioni internazionali, dalla Easter Seals alle Nazioni Unite.

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Insomma, un evento più che riuscito e un primo compleanno da ricordare per OBM. Il primo di una lunga serie per un’organizzazione giovane ma che ha tanta voglia di crescere e diventare un vero punto di riferimento in Italia e nel mondo nel settore della biomedica.

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