A Torino uno Startup Weekend prova a riscrivere il futuro dell’auto (ecco i 3 progetti vincitori)

Safety Car, Fleet Fit e TORA sono i tre progetti che vincono la 5a edizione dello Startup Weekend Torino dedicata all’automotive e organizzata da I3P e General Motors.

Safety Car, Fleet Fit e TORA vincono la quinta edizione dello Startup Weekend Torino, organizzato da I3P e sponsorizzato da General Motors. Una maratona di quasi 60 ore, partita venerdì e conclusasi domenica sera, dedicata all’automotive e alle sue infinite possibili applicazioni: dalle soluzioni per il viaggio e la mobilità sostenibile all‘internet of things dei mezzi di trasporto. In finale sono arrivati 12 progetti che hanno ricevuto il plauso della giuria, indecisa fino all’ultimo: «Non è stato per nulla facile scegliere» si continuava a ripetere in sala fino alla proclamazione. Una decisione difficile visto anche il premio in palio: tre mesi d’incubazione e supporto all’interno del Treatabit, la parte dell’incubatore dedicata ai progetti digitali rivolti al mercato consumer, e la realizzazione di un video pitch di 3 minuti da parte di Rec Tv.


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Safety Car, sicurezza di polso

«Il nome ricorda la vettura che, durante le gare di Formula Uno, entra per salvaguardare la salute dei piloti di fronte a un pericolo reale in pista». Ed è un progetto realizzato grazie a Hiris, il wearable device che si indossa sul  polso, adattabile ed espandibile in base alle necessità degli utenti. Da ieri anche a quelle degli autisti. Il team, interfacciando il dispositivo con l’auto, vuole lavorare su tre concetti fondamentali: safety, security e satisfation. Hanno messo a punto, cioè, una serie di azioni e opzioni che possono essere eseguite attraverso il movimento del polso e che sono mirate a diminuire gli incidenti effettuati per colpa del sonno e della distrazione (safety); combattere i furti d’automobile, monitorando spostamenti e movimenti dell’auto (security); cambiare canzone o stazione radiofonica (satisfation). Ma questi sono solo piccoli esempi di uno spettro molto più ampio di possibilità applicative.

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Fleet Fit, flotte aziendali controllate

Al secondo posto si è classificata la piattaforma per gestire e ottimizzare le flotte aziendali. Si chiama Fleet Fit e si rivolge alle 67.000 realtà italiane che ne possiedono una. Come funziona? Il team manager designato carica tutti i dati dei veicoli sul sito, un report completo di tutti i tragitti effettuati e le missioni compiute. L’algoritmo creato da Fleet Fit fornisce un quadro generale sui chilometri percorsi, il carburante consumato, le emissioni fatte. E non solo. Si attua dunque una consulenza vera ed esaustiva che permette all’azienda di monitorare l’utilizzo del proprio parco mezzi, abbattendo consumi e sprechi e migliorandone le prestazioni. Si tratta di un progetto realizzato da un team con una grande esperienza in ambito startup: ne fanno parte, ad esempio, Gerard Albertengo di BringMe e Davide Bertarini di Regalister.

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TORA, guidare l’auto anche per i disabili

«Ciao a tutti. Vorrei farvi una proposta: provate oggi a guidare la vostra auto senza il braccio sinistro e di azionare contemporaneamente la freccia. Per me è impossibile». Per ovviare al problema di Vittorio c’è TORA, un servizio che permette a chi è nato con delle malformazioni o degli handicap agli arti superiori di poter guidare un’auto senza che essa sia stata adattata. L’innovazione di TORA sta proprio nell’evitare questo processo di trasformazione: in questo modo è possibile attivare servizi di guida tramite comandi vocali, con il proprio smartphone, direttamente dal veicolo. Abbatte cioè tutte le barriere fisiche dell’automotive aumentando la sicurezza alla guida. Un’applicazione che in futuro vorrebbe espandere il proprio pubblico comprendendo anche i normodotati e migliorando l’interazione uomo-macchina. Il prezzo del dispositivo si aggira intorno ai 300 euro, una cifra nettamente inferiore rispetto a quanto si spenderebbe per rendere il veicolo adatto all’uso.

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Altre soluzioni per l’automotive

Tra i dieci progetti che non sono stati premiati dalla giuria ci sono delle idee che potrebbero avere uno sviluppo futuro. C’è ShipDis, il “Bla Bla Car delle spedizioni”, dove al posto di un utente si carica a bordo un pacco; c’è VR Car Configurator che, attraverso un Oculuft Rift, permette al cliente di scegliere in real time gli optional per personalizzare la sua futura auto; C’è ZeMove la piattaforma tramite cui un utente può condividere il proprio mezzo (e gli eventuali costi) con altre persone; c’e SlowUp che ha presentato il primo navigatore per perdersi durante una vacanza, trovando luoghi e percorsi inaspettati.

Ma ci sono anche progetti che puntano a risolvere problematiche legate ai disagi che colpiscono le vetture e i loro autisti. È il caso di CAReSCAN (in foto) che monitora lo stato di salute dell’auto, aiuta a capire le spie e fornisce indicazioni su come riparare i problemi (attraverso tutorial) o dove trovare un’officina vicina. Resquo, infine, si presenta come “l’Uber del soccorso stradale”: un servizio per trovare un professionista in grado di risolvere un’emergenza senza ricorrere a un carro attrezzi o ai parenti.

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E… General Motors

«Siamo qui perché General Motors vuole aprirsi sempre più alle iniziative che cercano soluzioni riguardo i problemi dell’automotive» dice Federico Galliano, Government Relations Manager. «Oggi, infatti, viviamo un periodo di grande evoluzione: se prima al centro dell’attenzione c’era il concetto di proprietà oggi ci si dedica soprattutto alla fruizione di servizi innovativi per il guidatore. Questo non può non avere un impatto sulla nostra visione e sul nostro futuro».

Del resto General Motors, pur essendo una realtà nata ne 1908, ha istituito dal 2005 la General Powertrain a Torino, un centro ingegneristico all’avanguardia collocato all’interno del Politecnico: «Vogliamo stare qui perché il nostro desiderio è quello di lavorare accanto ai talenti. Stare in quei luoghi dove si sviluppano idee e startup con cui potremmo collaborare o che potremmo acquisire». Due anni fa, del resto, GM ha creato un laboratorio interno che ha il compito di identificare nuove possibilità di business esterne all’azienda: «Ma siamo attenti anche ad altre possibili evoluzioni che riguardano la produzione, come ad esempio la stampa 3D dei componenti». Un ambito, quello dell’automotive, che secondo Galliano va rilanciato: «Negli ultimi anni gli startupper hanno preferito dedicarsi ad altri settori, oggi dobbiamo invertire questa tendenza e rendere l’automotive più attraente per i giovani. In questo weekend abbiamo avuto l’esemplificazione perfetta delle possibilità che ci sono e che devono ancora essere create o messe a punto».

  • Gabriele D’Ambruoso

    mi chiamo Gabriele, non Vittorio 🙂

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