La scuola di talenti del Meridione che si ispira a Google (e un po’ ai Borbone)

Nella città della Reggia 012Factory ha portato una scuola di impresa per sviluppare l’economia locale e fare innovazione. Con un modello particolare, che guarda un po’ agli Usa, un po’ alla propria storia

Anno 1778. Caserta. Re Carlo di Borbone ordina la costruzione della Real Colonia di San Leucio. Oggi lo conosciamo come il Belvedere. Un complesso industriale dove, nelle sue intenzioni, un circolo virtuoso di imprenditoria e formazione avrebbero dovuto creare un’eccellenza nel campo del tessile. Ci riuscì. A Caserta si venne a creare una comunità di sarti, artigiani, studenti provenienti da ogni parte del mondo. Un’ecosistema di maestranze specifiche che portarono quei tessuti a diventare i preferiti dei regnanti di mezza Europa. Se ne innamorano anche alla Casa Bianca, dove alcuni drappi sono ancora presenti. L’utopia del «despota illuminato» creò qualcosa di unico. La sua idea di mettere in un unico luogo produzione, competenze e formazione, basate sulla parità dei rapporti umani e sulla ricerca dell’eccellenza in un campo specifico fecero la fortuna di San Leucio e dei suoi artigiani.

012Factory: una scuola di talenti

«Sai perché ci piace così tanto Google Campus come modello? Perché in un certo senso a Caserta Google c’era già. Quando abbiamo cercato di riprodurne la filosofia in O12Factory, ci siamo accorti che avevamo esempi qui da centinaia di anni». Pietro Nardi, 28 anni, casertano, è tra i fondatori di 012Factory, una scuola di impresa a maggio 2014. La sede è proprio di fronte la Reggia, in quella che all’apparenza doveva essere una delle scuderie della guardia reale. Un po’ coworking, un po’ incubatore di impresa, un po’ acceleratore. «Un posto dove lavorare e stare bene, che guarda al futuro senza dimenticare il passato». E’ difficile dare un’etichetta a 012Factory. E i sette imprenditori che le hanno dato vita il 9 maggio 2014 nemmeno la vogliono. «Veniamo tutti da esperienze diverse. Molti di noi hanno lavorato per anni all’estero e tornando qui hanno deciso di creare qualcosa qui. Per nessuno di noi si tratta di un lavoro, non per ora. Vogliamo però contribuire allo sviluppo della cultura d’impresa qui. A Caserta». Nardi di startup già ne sa qualcosa. E’ stato tra i fondatori di Young, un progetto di editoria digitale a metà tra magazine e giornalismo partecipato. Acquisita da Digital Magics, 11 milioni di utenti in 4 paesi in meno di 2 anni. Poi lascia Young per tornare nella città della Reggia. Dove la crisi ha morso tanto, e continua a mordere.

La fine delle agevolazioni per gli investimenti a sud hanno impoverito un tessuto industriale piuttosto florido fino agli anni novanta. Tessile, alimentare, chimica. L’eco di quegli anni, e di quelli ancora precedenti, si nota ancora nelle strade del centro cittadino, vivaci e pulite nel loro passeggio ordinato. «Poi molte aziende hanno chiuso o hanno diminuito la produzione. Quello che rimane è la voglia e la capacità di lavorare. Una galassia di competenze che andrebbe rilanciata in un mercato completamente nuovo. La nostra palestra vuole servire a questo» spiega Sebastian Caputo, mentre fa vedere gli spazi dove si svolgeranno i corsi.

Una scuola nelle scuderie reali di Caserta

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Il giardino di 012Factory, sullo sfondo la struttura

Il prato verde intorno. Il frutteto. Le cascine da sistemare. I ponteggi delle parti in ricostruzione. 012Factory è una palestra ancora costruzione. E dà il senso di qualcosa che deve essere ricostruito. Un tessuto economico da ripensare, che si sta ripensando.

Una squadra di operai lavora per completare i lavori della struttura entro maggio. Ce la faranno, assicura Nardi. Un progetto completamente autofinanziato dalo stesso Nardi, Caputo e gli altri cinque imprenditori cofouder Paolo Conte, Gianluca Abbruzzese, Enrico Vellante, Luigi Abbruzzese e Fabrizio Lapiello. Con soldi propri stanno ristrutturando l’ala del palazzo che apriranno alle startup e idee di impresa. «Nessuno ci ha dato una mano. Né comune né regione. Ma noi l’abbiamo voluto lo stesso.

Vogliamo che diventi uno spazio di contaminazione di competenze. Un porto sempre aperto, anche dopo il programma di sei mesi». Il secondo inizierà a maggio. Corsi gratuiti per le aziende selezionate. «Selezioniamo persone, non idee. Quest’anno ci sono arrivate 60 candidature, ne abbiamo selezionate 30». Non solo startup innovative. Non solo digital company. «Vogliamo andare al di là dei confini concettuali delle startup innovative. Fare innovazione non è solo fare qualcosa di digitale. Noi guardiamo le persone, il loro potenziale, e quello che pensiamo possano dare al nostro ecosistema. A sud sono da innovare interi processi, una cultura. Ed è quello che vogliamo fare».

Il modello economico di 012Factory

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L’interno della struttura ancora da ultimare

Selezione gratuita. Corsi gratuiti. 012Factory cercherà la sua sostenibilità economica da un lato offrendo corsi di formazione specifici a pagamento. Hanno avviato alcune partnership con università del Regno Unito. Il core dell’azienda è però l’Academy. Entrano nel capitale delle società che andranno a creare con una percentuale che varia dal 5 al 15 percento. «Dipende dai casi» spiega Nardi «ma rifiutiamo chi dice che ci dà il 60%. Questo perché non vogliamo reinventare la ruota sulle pratiche internazionali e né affossare le startup.

Prendere in una fase early stage o il 40% significa far morire l’azienda e allontanare i fondi esteri». Intanto nella struttura è tutto un via vai di ragazzi, un melting pot di lingue, origini. Alcuni prendono una pausa fumando una sigaretta all’ombra di un aranceto. Qui, al centro, il vecchio casolare diventerà una foresteria per aspiranti imprenditori. Poco più distante in una ex stalla si sta allestendo uno spazio per le conferenze. «Sotto c’è anche una grotta, quella che un tempo doveva essere una cantina per conservare cibi e vino. Magari la riutilizzeremo in futuro». Per farne cosa? «Una cantina! Avremo qualcosa da festeggiare ogni tanto!» scherza Caputo.

Contaminazione europea

L’anno scorso la prima edizione l’ha vinta Selframes, un progetto di due ragazze, Roberta Ventrella, designer, e Lara Bernardi, business developer, che si sono conosciute lì. Partendo da idee diverse e dando vita un sistema modulare per realizzare grandi strutture. Ecco, se c’è un termine che più spesso si ripete a 012Factory è «contaminazione». E’ su questo termine che pare ruotare il progetto degli imprenditori campani. Contaminazione e formazione. Che arriva da grossi player del mercato come Intel, Google, Ferrarelle. E, sul versante startup, tra gli altri, da Mind the Bridge, Nuvolab, InnovAction Lab e Digital Magics. Oggi tra i partner ci sono Italia Startup, Google Developers e Microsoft Bizspark.

Obbiettivi futuri? «Crescere, far crescere le imprese incubate e guardare all’estero», spiega Nardi. «Abbiamo in programma di allargarci in Europa, il primo obbiettivo sarà il Regno Unito dove già abbiamo dei contatti e dove il nostro modello piace.». Che possa succedere partendo da Caserta è una bella sfida. Forse un po’ utopica. Ma le utopie, a volte si realizzano. A Caserta è già successo. Nardi lo ripete spesso durante la nostra chiacchierata. «Alla fine erano, sono e saranno sempre le persone a fare la differenza».

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