Queste startup sono nate da migranti sbarcati a Lampedusa

Barikamà e Cucula sono esempi di innovazione che raccontano storie di migranti africani scappati dai conflitti e dalla povertà dei loro paesi

Barikamà e Cucula sono esempi di innovazione che raccontano storie di migranti africani (cinque in tutti e due i progetti) scappati dai conflitti e dalla povertà dei loro paesi, uomini che hanno conosciuto i Cie (i centri di identificazione ed espulsione) e che spinti dal desiderio di aiutare i propri cari, a un certo punto hanno avuto un’”idea”.

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Il progetto Barikamà

In lingua bambara (la lingua del Mali) Barikamà significa proprio resistenza. Il progetto nasce nel marzo del 2011 e consiste nell’inserimento sociale attraverso la produzione di yogurt e ortaggi biologici. Ad oggi è gestito da sei ragazzi africani (Suleman, Aboubakar, Cheikh, Sidiki, Modibo e Ismael), che vivono a Roma, quattro dei quali dopo aver partecipato alle rivolte di Rosarno del Gennaio 2010. Dopo lo sbarco a Siracusa diversi anni fa, alcuni di loro sono riamasti diversi mesi nel centro d’accoglienza. Senza permesso di soggiorno l’unica strada percorribile per cercare lavoro era quella che portava a Rosarno, per lavorare come braccianti nella raccolta delle arance. Com’è noto, ad un certo punto le cose a Rosarno non vanno molto bene (nel 2010 fu teatro di battaglia per le strade con la caccia ai braccianti immigrati e quest’ultimi, a centinaia, si ribellarono contro il razzismo e lo sfruttamento) e uno dei ragazzi, Seuleman, spinto dalla necessità di mandare soldi alla propria famiglia, dopo diverse peripezie arriva a Roma e poi in un altro centro di accoglienza. Invece di disperarsi e di lasciarsi andare, insieme ad altri ragazzi, decide, per l’ennesima volta, di rimboccarsi le maniche e unire le energie in una cooperativa sociale. ”Siamo fuggiti da Rosarno – raccontavano alcuni mesi fa i ragazzi dell’associazione – ci siamo ritrovati a Roma in un piccolo gruppo e negli spazi dell’ex Snia sulla via Prenestina a Roma e siamo riusciti con un progetto di micro reddito gestito da noi stessi a realizzare l’Associazione di Promozione Sociale Barikamà che da qualche anno porta questo yogurt buonissimo in tanti posti della città”. Di recente il gruppo si è allargato e oggi la cooperativa ospita due ragazzi italiani autistici, che li aiutano nelle attività di promozione dell’attività dell’associazione e di gestione del sito.

Una startup da 30 euro

No addensanti, No conservanti, No dolcificanti, No coloranti. Utilizzano un metodo tutto ecologico quanto mai tradizionale, il vuoto a rendere e riutilizzano i barattoli di vetro che gli vengono restituiti al momento della consegna dello yogurt. Distribuiscono i loro prodotti per le vie della capitale in bicicletta. Dai 15 litri di latte a settimana iniziali sono arrivati a trattarne 200. “Adesso la gente ci saluta bene quando ci incontra. Siamo orgogliosi del nostro progetto, di saper parlare al banchetto durante i mercati, di girare per tanti quartieri di Roma, e che la gente ci dica che il nostro yogurt è buonissimo”. Oggi hanno vinto un bando della Regione Lazio per una somma di 20.000 che dovrebbe reintegrare il capitale iniziale anticipato dagli startupper, necessario per compare l’attrezzatura, i prodotti e le bici. Il tutto è stato reso possibile, non dimenticano di sottolineare i 6 ragazzi, grazie al fondamentale aiuto di Ilaria, una ragazza italiana, che ha prestato loro l’insormontabile cifra di 30 euro. Quando la solidarietà costa davvero poco.

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Il progetto Cucula

Solidarietà che è all’origine di un altro sorprendente progetto. In lingua hausa Cucula significa proprio “prendersi cura uno dell’altro”, essere solidali. Un gesto semplice ma a volte dimenticato, ma non dai 5 ragazzi che sono arrivati dal Mali e dalla Nigeria: Ali, Maiga, Malik, Moussa e Saido che “passano” per il Mediterraneo e arrivano a Lampedusa nel 2011. Anche per questi 5 ragazzi lo stesso copione: conflitti, corruzione e povertà dilaniano i loro paesi, poi il viaggio sui barconi, barconi a volte di tragedie. Poi lo sbarco, anni per strada, sogni infranti, senza lavoro, senza casa. Poi arrivano i documenti, perché altrimenti sei un senza nome, un cane randagio, un invisibile. Ma anche coi documenti puoi fare poco. Quello che fa la differenza è la forza che hai di resistere, e allora la mente ti spinge dove mai pensavi di poter arrivare. E poi incontri le persone giuste, ed è fatta. È così che si incrociano le storie di uomini e donne che vogliono resistere, che vogliono vivere.

La realizzazione di un sogno a Berlino 

I 5 ragazzi sbarcano così a Berlino e mettono in cantiere l’idea, grazie all’incontro con il giovane architetto berlinese Sebastian Daeschle, di imparare a costruire sedie di legno. Ma con un legno d’eccezione, quello proveniente dai relitti delle imbarcazioni usate per i viaggi della speranza. In origine infatti l’architetto aveva pensato di aiutarli costruendo per loro degli armadi per la loro stanza, ma ben presto si rese conto che non era di quello che veramente avevano bisogno, ma di un lavoro. Ispirandosi a uno dei più grande maestri del Made in Italy, Enzo Mari, prende così forma il progetto: quello di realizzare dei prodotti con le proprie mani, partendo ad esempio da una sedia. Grazie al contributo dell’associazione itlaiana Askavusa che opera direttamente a Lampedusa, viene realizzata una collezione di sedie col simbolico legno. Oggi nell’officina Cucula i cinque migranti disegnano e realizzano mobili in legno di pino trattati con olii naturali. Grazie al crowdfunding il sogno è diventato realtà: prima di Natale Cucula ha lanciato una compagnia di crowdfunding su internet con l’obiettivo di ottenere in poche settimane il capitale necessario alla partenza dell’attività tramite donazioni. Cosí è iniziata una corsa mozzafiato attraverso i social network. Cucula ha raccolto 150.00 euro. Ma manca lo step più importante, quello che consentirà loro di fare il “grande salto”: il governo tedesco infatti non ha ancora confermato ai rifugiati la possibilità di restare in Germania in quanto clandestini. I 5 ragazzi per ora hanno un contratto a progetto di un anno che, oltre al laboratorio, prevede un percorso di studi.

  • Marina Mozzati

    Bellissime storie di intraprendenza e coraggio. A chi vuole investire in nuove attività e ha bisogno di informazioni utili, consiglio di dare un’occhiata a questo sito: http://www.comeaprire.it oppure alla sua versione americana, che fornisce indicazioni per intraprendere negli USA: http://www.howtostart.us

  • anna

    Complimenti ragazzi!!!
    Siete un ottimo esempio di intraprendenza, diffondiamo.
    Anna, medico in un centro di accoglienza in Sicilia

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