Uno studente di Bari ha mappato le emozioni umane giocando a Pacman

L’idea di mappare l’emotività nasce dalla tesi del laureando barese in informatica Francesco Schino, sviluppata nell’acceleratore d’impresa Laserinn. Ed è diventata una realtà

«Se PacMan avesse influenzato la nostra generazione, staremmo tutti saltando in sale scure, masticando pillole e ascoltando musica elettronica ripetitiva» ha detto più di una volta il comico Marcus Brigstocke. Eppure chiunque abbia provato a mangiare tutti i pallini o a fuggire dagli odiati fantasmi, almeno una volta si sarà gasato per aver completato un quadro o avrà tirato una sberla al cassone della sala giochi per essersi fatto beccare dai nemici. È quasi impossibile restare indifferenti o nascondere le proprie emozioni appena avviato un videogame. Specie perché un ragazzo pugliese ha tirato fuori Sensor game, uno strumento di rilevazione dei sentimenti di chi tiene il joypad tra le mani.

La rivelazione dei sentimenti del Pacman

Nel turbine di colori, fumetti e cosplayer dello scorso weekend che è stato il festival Bgeek di Bari, c’era chi si sfidava ai videogiochi di ultima generazione e chi si affidava al buon vecchio Pac-man. Consapevole dello scopo scientifico, oltre che ludico del proprio gettone da “Insert coin”: una mano del giocatore era sulle frecce per orientare la sfera gialla più famosa del mondo, mentre l’altra era collegata a due elettrodi, per captare il livello di conduttanza cutanea, e ad un pulsossimetro, per acquisire i valori di frequenza cardiaca. Con dei risultati ben visibili, a seconda dei dati registrati.

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L’idea di mappare l’emotività nasce dalla tesi del laureando barese in informatica Francesco Schino, sviluppata nell’acceleratore d’impresa Laserinn. In origine lo strumento è stato usato per verificare le sensazioni di chi cercava determinate informazioni sul portale web del Comune di Bari.

Già nel suo lavoro universitario Schino aveva intuito che il dispositivo era estendibile ai campi più svariati, con interessanti applicazioni sociali e magari commerciali: un prodotto testato e settato secondo le impressioni segnate (e non solo dichiarate) di chi lo utilizza può diventare vincente. E in una fiera dedicata a nerd, geek e giocatori di ogni età è stato facile trovare un campione ben disposto alla sperimentazione. «A fine partita, è stato fatto visualizzare al videogiocatore uno spettro emotivo che, per ogni secondo speso durante la partita, visualizzava l’emozione provata durante la partita – spiega Schino – L’esperimento ha portato un gran numero di persone ad avvicinarsi allo stand Laserinn».

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La tranquillità e la serenità hanno lasciato spazio in pochi secondi all’euforia appena i fantasmi diventavano commestibili o alla tensione per un inseguimento, fino alla frustrazione per la morte del protagonista. «I videogiochi della prossima generazione utilizzeranno le emozioni dei videogiocatori per modificare schermate e livelli in funzione dello stato emotivo – continua Schino – Un livello troppo difficile che porta frustrazione verrà semplificato o viceversa un livello troppo semplice o noioso diventerà più difficile in modo da rendere più convolgente e personalizzabile l’esperienza videoludica».

Il coinvolgimento passionale di un videogiocatore con quanto accade sul monitor è, ancora di più, una scienza esatta.

@gvrutigliano