10 illustrazioni epiche sulle differenze tra lavorare in una startup o in un’azienda normale

Dieci poster bellissimi che raccontano la differenza tra lavorare in una startup o in una grossa impresa, lo stile, gli abiti, i capelli, i successi, le ore di lavoro… vi piaceranno.

Se lavori per un’azienda (qualsiasi tipo di azienda) dai un’occhiata a queste illustrazioni. Raccontano la differenza tra lavorare in una startup o in una grossa impresa. Una multinazionale (da qui l’acronimo MNC, che significa appunto Multinational Corporation). Sono due poli apposti, due culture di due mondi completamente diversi che conoscere non può fare che bene. Alcune differenze? Che chi lavora in una startup lo fa per 18 ore al giorno. E in una multinazionale? Beh 8. Dieci in meno. Qui dieci illustrazioni bellissime pubblicate su WityFeed. Enjoy!

lmifvmd91vatr7we8y3b 5753fgtlyqco7xyxb13h bc2elfst8gck2rw8bz5d2d80utv7je5sowlc2oks (1) hwhb4r2b7cl7fscraf50 9x1igjr3mdkxov2lfqwk w10ijrbkytdvpequj6bx x87d1nyn2fmfr5ly6i82 vwwyy3nea9ij72vid0ib bttuyk1nkp90iwv3jcrd

35 Commenti a “10 illustrazioni epiche sulle differenze tra lavorare in una startup o in un’azienda normale”

  1. Andrea 'Artos' Laise

    A me sembra un po poco rispettoso del lavoro degli altri. Intanto lavorare bene non vuol dire lavorare tanto. Se tu in 18 ore lavorative fai quello che io faccio in 8 nella mia “MNC” allora forse dovresti rivedere i tuoi metodi lavorativi, non certo il tuo vestiario o la tua barba.
    Inoltre non so se siete mai stati in un ufficio ma il dress code è veramente necessario solo in ambito bancario.
    E tutte le feste che fate vedere? parte delle 18 ore lavorative?
    E la beanie bag come poltrona? Simbolo di una libertà inespressa del sedersi male?

    Dai, Ok che le startup sono la nuova moda e che fanno satellitini e cose carine e “utili” ma nessuno di “noi” che fa un lavoro in ufficio, snervante, spesso utile nell’insieme, ha mai preso a denigrare questa fantomatica “controparte” dandogli degli hipster fancazzisti. Oh aspetta, forse l’ho appena fatto.

    Rispondi
    • Fernando

      Secondo me non è una questione di fare in 18 ore quello che nelle mnc fanno in 8, mi sembra più un modo di spiegare la dedizione al lavoro o per dirlo in un altro modo i dipendenti di una startup lavorano molto più rilassati e di conseguenza non si fermano alle 8 ore, vanno avanti e pensano l’azienda come una cosa loro… le feste? Beh bisogna andare più afondo nella grafica, io come grafico la interpreto in modo diverso, non che in ufficio facciano festa ma piùtosto lo interpreto cone un modo rilassato di festeggiare e lavorare… la diferenza tra una mnc e una startup sta proprio nel modo dinterpretare queste grafiche voi (mnc) lo fatte guardando in modo esplicito quello raffigurato mentre i sostenitori o membri integrati di una startup lo fanno interpretando i messaggi che una graffi a del genere vuole trasmettere, non ci fermiamo soltanto a quello che è raffigurato andiamo più affondo

      Rispondi
      • Andrea 'Artos' Laise

        Allora, Intanto questo “noi” e questo “voi” che oramai c’è su tutto è davvero diventato intollerabile.
        La grafica non assume una diversità colorata e produttiva. Assume un bello (colorato) delle startup, e un monocromo bianco e nero, triste e pecorone, delle MNC. E’ davvero un peccato. Oltre al fatto che non capisco su quali basi la “vostra” dedizione al lavoro sia migliore della “nostra” dato che ci spacchiamo le terga giorno e notte per connettervi, per infrastrutturare, per dare servizi che sarebbero insostenibili per piccole realtà.
        Diversamente dalle vostre grafiche, io ammetto che siano due stili molto diversi, ma non ammetto che il mio ruolo in una moderna società polistrutturata sia definito come “guarda quel pecorone in giacca e cravatta, guardaci noi come siamo giovani, dinamici, trendy e intelligenti”.
        No, non lo accetto.

        Rispondi
        • Marco

          Credo che le illustrazioni facciano principalmente riferimento alla mentalità differente non, più superficialmente, alla tipologia di azienda. Ci sono multinazionali che hanno una mentalità da startup (la prima che mi viene in mente è Google, deformazione professionale) ma la stragrande maggioranza di esse (soprattutto quelle italiane) ha una mentalità vecchia che rispecchia appieno le illustrazioni che vedi sopra e, purtroppo, molte volte sottovalutano i “giovani dinamici, trendy e intelligenti”. Se ci fosse più “mentalità startup” nelle multinazionali magari avremmo delle infrastrutture e dei servizi migliori rispetto a quelli che abbiamo ora (attenzione, con questa frase non intendo dire che quello che le multinazionali ci offrono ora sia di bassa qualità, anche se per esperienza personale ritengo sia così… ma questo è un altro discorso).

          Rispondi
          • Andrea 'Artos' Laise

            L’approccio di grande azienda, in questo caso anche molto meno che ciclopica multinazionale, è sempre subordinato ad avere sempre il culo parato.
            Eh si, sapete quelle volte in cui le linee non si attivano, sisi, quelle volte in cui si sclera che “bastardi quelli della xxxyyy!”. Ecco.
            Per evitare di finire in bancarotta per chiunque, ci sono costi di gestione, costi di mantenimento e, soprattutto, assicurazioni.
            La mentalità chiusa della MNC deriva proprio dal fatto di dover dare un servizio di grandi proporzioni. Possiamo parlare per ore della moralità della cosa. Sul fatto che la Coca Cola fa porcheria con l’acqua pubblica? Sul fatto che la Monsanto fa schifezze? Può essere.
            Le singole persone che ci sono dentro, però, quelle ritratte nell’infografica come poco più che automi, sono persone che generalmente si spaccano il culo.
            La mentalità da “startup” si basa su un’idea estremizzata, cose che generalmente non si realizzano.
            Su. Basta.

    • Federico Mariani

      Non c’è la grafica sul denaro… forse perchè in Startup si lavora sempre gratis??? Molto probabilmente in MNC le paghe sono più alte…

      Rispondi
    • Giulio Franco

      In startup lavori 18 ore perché sei una startup, non hai niente e devi produrre qualcosa di presentabile entro ieri, per poter avere altri finanziamenti e/o iniziare a fatturare qualcosa. Sono chiaramente stereotipi da ambo le parti, ci sono 50 sfumature di lavoro in mezzo.

      Rispondi
      • Andrea 'Artos' Laise

        Sei d’accordo che non si dovrebbe presentare una parte come colorata e figa e l’altra come nera e stupida, no?
        Una parte come lavoratori sfrenati e dinamici, l’altra come fannulloni scazzati, no?
        “Fuck excuses” che vuol dire? Ci siete mai stati ad un fine mese in una Telco? Altro che excuses, non esiste un cazzo, ne famiglia ne niente. C’è da fatturare e camminare.
        Trovo disarmante che in un periodo nero come questo si trovi ancora la forza e il coraggio per sputarsi addosso.

        Rispondi
        • Giulio Franco

          Si’, sono d’accordo, perche’ conosco persone che lavorano in startup, io lavoro in una ex-startup, e conosco altre persone che lavorano in aziende di consulenza nazionali e multinazionali. E siamo tutti compagni di cazzeggio.

          Rispondi
        • Fulvio Bertasso

          ho seguito tutta la discussione, complimenti Andrea, faccio l’autore di satira e grazie a questa discussione e alle tue notazioni ho capito ciò che mi sembrava aver intuito da tempo. tra l’altro anche il linguaggio degli “start-up-ippisti” è acido e aggressivo (se uno si permette di criticarli è perchè scrive “senza pensare un secondo a quello scrivevano” per citare testuali parole). l’anno scorso avevo fatto un pezzo di satira sugli hipster per Il Giornale, ripensandoci avrei dovuto essere più cattivo.

          Rispondi
    • Alberto

      Ciao Andrea…giusto un paio di precisazioni per te e tutti coloro che hanno commentato senza pensare un secondo a quello scrivevano (ti parlo da lavoratore con esperienze in entrambi gli ambiti – start – up e impresa classica -).

      1)Le start – up non sono una moda ma è un termine generico che identifica la fase iniziale per l’avvio di una nuova impresa, cioè quel periodo nel quale un’organizzazione cerca di rendere redditizia un’idea attraverso processi ripetibili e scalabili (cit Wikipedia). Probabilmente anche l’impresa dove lavori oggi è stata una start-up nel passato.

      2)In queste illustrazioni non mi pare ci sia alcun richiamo al fatto che un lavoro in ufficio sia inutile o che i dipendenti delle multinazionali o di grandi imprese in generale non si spacchino il culo. Il lavoro è lavoro e significa sforzo, sacrifici e costanza senza dare del “pecorone” a nessuno.

      3)Ti lamenti perché pensi siano irrispettose 10 vignette che ritraggono le differenze più stereotipate (alcune anche molto stupide) tra impresa classica e fase di start up quando poi concludi il tuo discorso dando degli hipster fancazzisti a tutti gli start – upper….non mi sembra molto corretto.

      4)Non è assolutamente vero che il dress – code è veramente necessario solo in ambito bancario (vedi il mondo della consulenza per esempio).

      5)La mentalità di una start – up non si basa su un’idea estremizzata, ma al contrario, su di un’idea molto concreta ma che può, ovviamente, registrare pensanti cambiamenti durante tutto il periodo di “concept”. Ti linko il sito dell’ incubatore del politecnico di Torino in modo che tu stesso possa vedere e capire se le idee delle start – up sono così ideali ed estremizzate come dici tu: http://www.i3p.it/imprese .

      6)il fatto delle 18 ore è semplicemente un fattore per dire che quando ti trovi in quella fasi d’impresa non esistono limiti temporali di lavoro: se hai bisogno di una cosa, la devi fare che sia martedì che sia sabato o domenica. Tutto li.

      7)Su una cosa sono assolutamente d’accordo con te: di trovare disarmante il fatto che in un periodo nero come questo si trovi ancora la forza e il coraggio per sputarsi addosso. Ma in questo caso credo che gli sputi arrivino proprio da te.

      8)Ultima cosa – domanda: se ritieni che le start-up siano così inutili cosa ci fai su StartupItalia.eu?

      Rispondi
      • Andrea 'Artos' Laise

        Ti rispondo per punti, perchè forse è più chiaro:
        1) La moda è chiamarle “start up”. Così come la moda è chiamarsi “youtuber” o “Fashion Blogger” o chissà che altro. Ho avuto intorno amici e parenti che si sono sempre prodigati nell’impresa personale. Non è una novità, ci è sempre stato e non mi sembra necessario sentirsi speciali per questo, tanto più da creare una categoria a parte, un olimpo lavorativo necessario a definirsi e autoreferenziarsi. L’impresa dove lavoro io sicuramente è stata una start up. Ora fornisce fibra ottica un po a tutti, probabilmente anche a dove scrivi tu.
        2) Su questo hai decisamente torto. Il certificato medico contrapposto al “fuck excuses”, le 8 ore e cade la penna, il tizio che tiene in mano “degree”. Sono tutte immagini denigratorie. Questo significa solamente considerare inferiore qualcuno, autoreferenziandosi come unici e magnifici detentori del lavoro illuminato.
        3) Non sono io che do degli hipster agli “startuppers” (Signore che brutta parola). Guarda solo cosa c’è ritratto. La barba alla moda col capello così, il vestito asimmetrico. Non è colpa mia se queste immagini coincidono con lo stereotipo di hipster. Avete fatto tutto “voi”.
        4) Sono un consulente e sono in sede cliente con una maglietta con un dinosauro. Eppure ho il rispetto dei miei colleghi e superiori per le mie abilità e il mio impegno. Ah. E non sono laureato. Pensa un po.
        5) D’accordo, mai detto niente di diverso. Spesso però la startup per antonomasia è qualcosa di fuori dallo schema, non necessariamente una cosa negativa. L’unico problema è sempre l’autocelebrazione.
        6) Il crunch time esiste ovunque. Qui, li, dappertutto dove ci sia la professionalità necessaria a capire che il conseguimento degli obiettivi è critico al buon funzionamento di un progetto, piccolo o grande che sia. Di nuovo, dire “noi si voi no” è irrispettoso.
        7) Da me non arriva alcuno sputo, sono stato ritratto come un servo senza abilità, schiavo dei miei padroni e che appena può scappa dalle proprie responsabilità nascondendosi dietro un _diritto_ acquisito con il _sangue_ di tante rivolte dei lavoratori.
        8) Mi passano un sacco di Feed su facebook, per caso è poppato fuori questo articolo e mi sono girate che manco un motoscafo.

        Spero di essere stato chiaro e buon lavoro.

        Rispondi
        • Alberto

          Ottima risposta Andrea.

          Sei stato chiarissimo e mi spiace che tu ti sia sentito offeso da queste illustrazioni, perché come ho già scritto il lavoro è lavoro, e ognuno di noi è tenuto a rispettare il lavoro degli altri, qualunque esso sia. L’importante, come dici tu, è dimostrare abilità e impegno in modo da guadagnarsi fiducia e rispetto da parte dei propri colleghi e/o superiori, svolgendo in maniera adeguata le proprie mansioni. Facciamo tutti parte dello tesso sistema ed oggi, in una economia sempre più globale, se qualcuno non svolge bene il proprio lavoro rischia di colpire moltissime altre realtà.

          E’ l’ora di capire che collaborando in maniera seria ed appianando le differenze si può lavorare in maniera molto più efficiente ed efficace di quanto si possa pensare.

          Siamo tutti mattoncini dello stesso grande muro…e se mancano dei mattoni il muro non sta su. Non ci sono storie.

          Cambiando discorso, il fatto di essere impropriamente definiti “hipster” mi fa parecchio incazzare, perché avere la barba (ed io prtroppo ce l ho) non significa essere automaticamente “hispster”, ma questo la gente non lo capisce ed essere associato a loro proprio non mi va giù.

          P.s: la tua maglietta dei dinosauri mi ha incuriosito e potrebbe rivelarsi un ottimo dress-code 😉

          Buon lavoro anche a te!

          Un salutoooo!

          Rispondi
          • Andrea 'Artos' Laise

            La barba non è mai un purtroppo (Anche io la porto 😉 ). Le etichette sono le cose da evitare. Il messaggio del mio dissertare era proprio questo. L’etichette portano preconcetti, che portano, inevitabilmente, confronto e astio.
            Ciao Alberto. E’ sempre un piacere parlare con persone assennate 🙂

        • Fabien Pante

          Carissimo. Il termine “Start up” non é ne una moda, ne qualcosa di riscontrabile nel passato. É una pianificazione della REALTA’ economica del presente, ma soprattutto,l del futuro, emersa con lo sviluppo GLOBALE della RETE INTERNET. Esempio pratico: un sito internet che risolve problemi reali, e genera, realmente, transizioni economiche per milioni di euro. Sono realtà del tutto nuove nella storia della economia: un ventenne con barba lunga che, in qualche anno, crea un’azienda la cui valutazione (reale), può essere di diversi miliardi di euro, meta che, nell economia “classica”, si raggiungeva (forse), dopo almeno un paio di generazioni di conduzione famigliare di realtà industriali internazionali; Per quanto riguarda le vignette, non é una questione di “opinione”, ne di “ideologia”, tanto meno qualcuno vuole insultare qualcun altro, MA, é la rappresentazione REALE di come viene percepita questa REALTA’ dalla maggioranza delle persone.

          Rispondi
          • Fabien Pante

            Ci sono errori causa correzione automatico. Per esempio all inizio, al posto di “pianificazione” della realtà, va “significazione” … etc

          • Andrea 'Artos' Laise

            Dopo un anno…
            Ancora non ci capiamo. Forse ho scritto strano nella mia esposizione per punti. Non voglio essere considerato un mindless drone solo perchè lavoro in un’azienda grande. Il lavoro di tutti va rispettato. Punto. Le immagini sopra esaltano una parte e sputano sull’altra. Non mi pare difficile da capire.

      • Andrea 'Artos' Laise

        Devi essere forte tu, uno di quelli che inventa le cose che servono. Si vede proprio dalla qualità argomentativa.

        Rispondi
    • Marcello Kad Cadoni

      Non tutti gli startuppari sono fancazzisti, credimi. Non sono tutti giovincelli alla ricerca di successo e soldi facili.
      Ci sono molte persone (IO) che hanno ricevuto parecchie porte sbattute in faccia per cattiva valutazione delle capacità del candidato o si son trovate di fronte ignoranti in cerca di “Scrittori di codice” da sfruttare per pochi centesimi (In entrambi i casi aziende di Bologna, giusto per non fare riferimenti) e che per ovviare a questa situazione, unita alla crisi del cavolo, al favoritismo verso nipoti,cugini,parenti e all’inflazionamento del settore “analisti/programmatori/tecnici informatici” hanno deciso di investire il proprio tempo in totale economia sputando sangue per realizzare concretamente un idea.
      Fossi in te mi farei una risata e penserei al mio stipendio sicuro 😉
      Buona giornata

      Rispondi
  2. Echront

    Quello che riesco a vedere è: Hipster fag vs Old fag
    Non è bello ciò che viene rappresentato nei poster, sono un ammasso di luoghi comuni vecchi e risentiti. Il “do it or you’re fired” è veramente Fantozziano, la start-up dove c’è “skill not degree” è ridicolo oltre che banale. Le imagini sul “dress code” sono ancora peggio, vorrei vedere il consulente finanziario di chi ha fatto questo poster, se è uno in giacca e cravatta di una “MNC” o un ragazzino con la barba lunga e i pantaloni sbracaloni della “startup”.

    Rispondi
  3. Antonio Piccinno

    Andrea sono d’accordo con te, troppo stereotipata come differenziazione. e poi si tende a dimenticare che anche le MNC sono strutturate e hanno al loro interno tantissime funzioni, e ogni funzione ha il loro dress code, i loro “usi e costumi”. Fatevi un giro nel nostro reparto di informatica (secondo questa stereotipizzazione, molto simile alle startup) e in quello commerciale (classica scarpetta e giacca e cravatta), sembrano due aziende diverse, eppure tutti sono impiegati della stessa MNC. un pò superficiale come infografica.

    Rispondi
  4. peter

    8 ore al giorno, stipendio assicurato, vivere la propria vita le restanti 16 ore… brutta cosa la classica azienda. Dresscode? 4-5 volte all’anno.

    Rispondi
  5. BContrario

    Quindi se uno ha la barba lunga, lavora tutto il giorno e la notte per uno stipendio incerto e spesso da fame e va a lavorare anche in sedia a rotelle è un figo giusto? In nome di quale Ideale Superiore, per favore? Perchè il Dio Steve Jobs ha detto “siate affamati, siate stupidi”? Forse molti. quando saranno veramente affamati si accorgeranno di essere stati stupidi (e creduloni).
    Le start up sono le “boite” del nostro secolo, solo che ora il rincoglionimento generale copre la realtà con vocaboli e atteggiamenti “markettari”, cari i miei CEO di 3 persone. Continuate a gasarvi stampando pupazzetti di Yoda e magari a farvi sfruttare da qualche vostro cliente importante in nome dell’occasione imperdibile. Intanto in Corea del Sud le vere fabbriche sfornano macchine in modo autonomo senza intervento umano.

    Rispondi
  6. Paolo Bassetti

    Spettacolare difesa delle MNC per un sito chiamato startupitalia.eu! a dimostrazione che in molti sono incuriositi dalla vita avventurosa della startup, sebbene preferiscano mettersi in gioco (o sul mercato) in maniera diversa. Il dress code è ovviamente una battuta; la barba, un’altra. Mi sembrano perfette però le scene della riunione e quella dell’ascolto. Il processo decisionale corto della startup e la coralità della decisione non sono di per sé un punto di vantaggio, ma sono momenti straordinariamente più divertenti. E chi ha detto che si lavora meno (e meglio! ROFL) in un’azienda più strutturata? Questo sì che odora un po’ di difesa dello statu quo 😉

    Rispondi
  7. Giuseppe Cipressi

    se l’articolo fa sentire il pungolo bovino, vuol dire che è arrivato a destinazione

    Rispondi
  8. Daniele Vistalli

    Mi sembra una simpatica contrapposizione che serve solo a creare tifoserie (da un lato o dall’altro) e che vedo poco applicabile in italia.

    Quando i creatori di start-up passano la fase iniziale di euforia e agevolazioni e si ritrovano con la realtà della gestione aziendale (spese,stipendi,contributi,burocrazia) le feste si riducono.

    Conoscendo di persona MNC flessibili come startup e startup che chiudono i battenti perchè pensavano che il mondo del lavoro fosse un parco giochi penso che queste vignette, per quanto simpatiche siano PARECCHIO, ma PARECCHIO lontane dal mondo reale.

    Buona tifoseria a tutti

    Rispondi
  9. Luca

    perché non c’é coerenza grafica e stilistica tra le vignette? Le hanno fatte 15 persone diverse?

    Rispondi
  10. Marcello Kad Cadoni

    Io faccio parte della via di mezzo, MNC-Up o Start-MNC XD
    Figura 1) Team dislocato geograficamente, quindi mazzo di c**o h24 in una proficua solitudine inframezzata da una call e l’altra
    Figura 2) Ne scuse, ne certificati…solo best-effort nello stare entro le tempistiche
    Figura 3) Solo boxer
    Figura 4) Solo boxer
    Figura 5) Solo boxer
    Figura 6) Ne sedia, ne puff…Letto, divano, tavolo di cucina, gabinetto, ovunque!
    Figura 7) Sia Degree che Skills
    Figura 8) Skype o Hangout
    Figura 9) No occhiali, barba incolta during the week
    Figura 10) Non c’e’ un ca…o da festeggiare se prima non si guadagna.

    Rispondi
  11. Marco D

    Lavoro per MNC da quando riesco a ricordare, questa carrellata graffiante e volutamente allegorica mi ha regalato qualche risata.

    Grazie.
    Marco D.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Magnocavallo (Tannico): La Digital Transformation? Marcia in più per il settore vitivinicolo

Con il ceo della startup parliamo di Gli Impatti della Digital Transformation sul settore Agrifood, il report di Cisco Italia e Dti. «Chi fa investimenti importanti sulle tecnologie produttive spesso riesce ad avere prodotti con qualità uniforme e di alto livello»

Più bike sharing, meno stazioni di parcheggio. Shike, il progetto di MugStudio (SocialFare)

Andrea Tommei e Andrea Cantore hanno sviluppato un progetto di bike sharing innovativo, che permette ai cittadini di non servirsi delle classiche stazioni. Shike è tra le 5 aziende selezionate per Foundamenta#3, il programma di accelerazione per startup a impatto sociale