5 cose che sanno fare bene in Israele per le startup (e cosa possiamo fare in Italia per imitarli)

Qual è il segreto delle startup israeliane? Ecco gli elementi principali che hanno fatto grande l’ecosistema, e una che possiamo fare in Italia per imitarli

Scrivo queste riflessioni di ritorno dalla missione “Discover Israel” organizzata dai Giovani Imprenditori di Confindustria in collaborazione con le Ambasciate Italiana ed Israeliana e voglio condividere con voi quello che abbiamo imparato insieme ai colleghi imprenditori, compagni di viaggio fantastici. Premetto che il fenomeno Israele è estremamente complesso e ricco di mille sfaccettature, parlerò solo degli aspetti inerenti all’innovazione e al business.

Non userò dati e numeri, che sono noti e a mio avviso solo il risultato di un processo. Voglio invece provare a indagare come Israele possa conseguire risultati tali da farla conoscere e riconoscere come “startup nation” suscitando grande curiosità ed interesse tra chi frequenta l’ambiente delle startup. Cosa spinge l’ecosistema di questa nazione tanto da essere riconosciuto da tempo come uno degli hub più importanti dell’innovazione globale?

Tel-Aviv

1. Risolvono problemi

Senza voler entrare nel merito delle motivazioni, è fuor di dubbio che Israele ha grandi sfide da affrontare per crescere economicamente e questo stimola le persone a trovare soluzioni, risolvere problemi. Il modo in cui hanno deciso di farlo (e secondo me il più potente) è attraverso la nascita di imprese che offrono prodotti e servizi innovativi, risolvendo problemi e fornendo soluzioni che qualcuno sarà disposto a ad utilizzare.

2. No vincoli – sovrastrutture

Israele è un paese giovane, sotto tutti i punti di vista. Questo permette a tutti gli abilitatori di innovazione, penso alle università, alle associazioni di categoria e allo stesso governo, di non avere pratiche consolidate nei decenni che è difficile cambiare. Al contrario, è abituato ai cambiamenti e ad adattarsi, è nato moderno e coglie le opportunità del mondo di oggi.

3. Crescita

E’ un paese piccolo ma che ha una grande propensione alla pianificazione e alla crescita. Ambisce a diventare un hub importantissimo di R&S puntando sulla tecnologia come propulsore e mettendola in relazione con tutte le altre discipline per raggiungere risultati concreti. Al Weizzman Institute of Science, per esempio, ci hanno detto che sono interessati all’evoluzione della ricerca, ma ancor di più alla rivoluzione continua di questa. Accolgono, accelerano, testano i progetti tecnologici più ambiziosi a livello mondiale e si rendono sostenibili grazie alla vendita delle royalties. Si sono ripensati da paese con un primato nell’export delle arance a un paese con un primato nell’export della tecnologia, disegnando piani strategici e attuandoli, lavorando su progetti che possono avere un reale impatto su scala globale.

4. Collaborazione e apertura internazionale

Per raggiungere gli obiettivi di crescita, sanno andare tutti nella stessa direzione e collaborare: università, centri di ricerca, aziende, associazioni imprenditoriali. Hanno inoltre una straordinaria apertura internazionale, accolgono le imprese e i talenti dall’estero (con appositi ed interessanti programmi) e considerano il mondo il loro mercato interno. Partendo da questi presupposti, al co-working aperto dal comune di Tel Aviv, The Library (http://www.thelibrary.co.il), ci hanno parlato delle loro tre T: Tolerance, Technology, Talent. E in generale può essere il motto di tutta la città, che è un fervente centro di attrazione, anche culturale, piena di giovani e di opportunità. Non a caso viene chiamata la città che non dorme mai.

5. Cultura imprenditoriale

Non bastano i soldi, le infrastrutture e la buona burocrazia per creare le condizioni favorevoli alla nascita e alla crescita di nuove imprese. L’approccio necessario è di tipo culturale. In Israele imprenditorialità, ricerca e innovazione sono cool. La sensazione è quella di uno stato che fa il tifo per chi fa impresa. Sanno promuovere bene all’interno e all’esterno questo concetto: ‘startup nation’ è anche un vero e proprio piano di marketing territoriale per raccontare e attrarre investimenti e persone.

E noi?

Cosa possiamo imparare da questo modello, così come quello della Silicon Valley o di altri ecosistemi innovativi che stanno vincendo nel mondo? Prima di tutto, che non possiamo emularli o importarli tout court. Sono fortemente convinto che il nostro paese stia trovando la sua via all’innovazione e che non dobbiamo provare a copiare quello che fanno gli altri.
Lasciando il dibattito sulle policies di supporto all’innovazione alle sedi deputate, a cui l’ecosistema contribuisce in modo costante e fruttuoso, grazie anche alla nuova squadra di ItaliaStartup di cui mi onoro di far parte, la giusta domanda per le nostre startup è: cosa possiamo fare con loro?

Come possiamo fatturare per loro e con loro? In cosa siamo bravi, tanto da poter essere un loro punto di riferimento e in cosa possiamo appoggiarci a loro? In una parola: business!

Durante i miei incontri con diversi interlocutori ho provato a chiedere per cosa percepissero l’Italia come punto di riferimento a livello di competenze o come avremmo potuto collaborare. In generale, apprezzano l’Italia e i nostri prodotti, ci riconoscono competenza tecnologica e capacità di innovazione di processo e di prodotto. In particolare, sono alla ricerca di UX, Design, ingresso nel mercato europeo, sviluppo di partnership nell’ambito del programma Horizon2020. Cosa stiamo aspettando?

Startup

Consiglierei a chi sta lavorando sullo sviluppo del suo progetto d’impresa di pianificare un periodo a Tel Aviv e interagire con lo straordinario ecosistema cittadino. Un’occasione potrebbe essere il dldtelaviv.com – il festival dell’innovazione che si terrà il prossimo settembre con l’obiettivo di mostrare l’avanguardia dell’innovazione e le possibilità di partnership. La città offre innumerevoli possibilità di confronto e ci sono reali opportunità di ottenere feedback importanti, trovare nuovi componenti del team, partnership di R&S e perché no, fondi.

PMI (innovative e non)

Sentitevi una startup! Per innovare, crescere e internazionalizzare è necessario investire tempo in relazioni. La contaminazione con gli approcci e le visioni degli imprenditori di altri paesi è fondamentale per migliorare la nostra capacità di fare azienda, intercettare mercati, diversificare l’offerta. Il mondo guarda all’Italia e ai suoi imprenditori con grande propensione alla collaborazione, sporchiamoci le mani e facciamo il primo passo! Possiamo costruire la via italiana alle startup collaborando con gli altri paesi: portiamo in Italia il meglio che troviamo, e portiamo la migliore Italia in giro per il mondo.

Miracles sometimes occur, but one has to work terribly hard for them (Chaim Weizmann)

  • Alice Pelagatti

    A tutti coloro che vogliono avviare la loro startup ma che necessitano di supporto, consiglio vivamente un’occhiata a questo sito, che è uno strumento davvero molto utile: http://www.comeaprire.it oppure alla sua versione americana, per chi stesse pensando di puntare agli USA: http://www.howtostart.us

  • Francesco Marcantoni

    Grande Antonio. Hai riportato esattamente come stanno le cose…è stata un’occasione unica quella di esplorare il territorio israeliano tutti insieme! Purtroppo è tutto difficilmente replicabile nel nostro paese così “stantio” e disattento alle semplificazioni

  • Bellissimo post!! Aggiungerei un grande sesto punto alla conversazione 🙂 il concetto della “Chutzpa”.
    Inteso a grandi linee come audacitá (nel bene e nel male), rappresenta il fantastico (almeno a mio dire) atteggiamento Israeliano del mai fermarsi di fronte ad un ‘forse’, ‘vediamo’, riparliamone’ etc e di continuare ad insistere gentilmente fino al raggiungimento dell’obiettivo.
    Durante la mia limitata esperienza da imprenditore e dopo un periodo di 4 mesi in Israele, questo é probabilmente il principale insegnamento tratto: “Un si é un si, un forse é un si, solo un esplicito no é un no”.

    (risultato del cambio di atteggiamento: mai chiuso partnership e clienti cosí velocemente e con un cosí alto tasso di conversione”)
    (piccolo disclaimer: forse questa insistenza potrebbe essere considerata maleducazione in italia, ma probabilmente no, almeno spero 🙂

    • Vito che grande verita’ hai scritto. E’ lo stesso tipo di atteggiamento che ritrovo qua negli Stati Uniti e che secondo me in Italia abbiamo un po’ dimenticato. Aggiungerei un’altra cosa che ho imparato dalla sales culture americana: anche un esplicito no e’ una buona risposta, ti consente di risparmiare tempo e andare oltre. [email protected]:disqus

  • Lavoro con parecchie società israeliane nel settore hitech. La prima cosa che loro stessi mi fanno notare è che lo spirito imprenditoriale è nelle mani delle nuove fasce della popolazione che arrivano continuamente (in questo momento sono gli immigrati di origine russa/dell’est arrivati negli ultimi venti anni). Perché alla fine la voglia di migliorare la propria posizione personale conta più delle politiche di innovazione e dei bandi.

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