VisLab vince la prima edizione di StartupItalia! Open Summit

Intervista al professor Alberto Broggi di VisLab, venduta per 30 milioni all’azienda americana Ambarella.VisLab ha vinto la prima edizione di StartupItalia! Open Summit il 14 dicembre a Milano. Qui una nostra intervista al fondatore dove spiega l’origine del suo successo.

Alberto Broggi, 48 anni, pioniere dell’auto senza pilota, fondatore di VisLab, spino off dell’Università di Parma ceduta agli americani da Ambarella per 30 milioni di dollari a luglio 2014. VisLab ha vinto la prima edizione di StartupItalia! Open Summit il 14 dicembre a Milano. Qui una nostra intervista al fondatore dove spiega l’origine del suo successo. 

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Perché è una buona notizia per l’Italia?

«Perchè rimaniamo in italia, Vislab resta a Parma con i suoi ventisette ingegneri e i suoi brevetti. Questa cessione in sostanza vuol dire che arriveranno altri finanziamenti per ingrandire il gruppo; vuol dire che attrarremo altri studenti con corsi specifici sui nostri progetti; e che, facendo più ricerca, realizzeremo nuovi prodotti. Insomma, possiamo attivare un circolo virtuoso: più soldi, più studenti, più ricerca: se questa cosa ingrana, ci saranno grossi vantaggi al nostro territorio».

Di chi era VisLab prima della cessione?

«Era di quelli che la fondarono nel 2009 e che la fecero partire: io e alcuni dei miei studenti».

Siete partiti prima di Google a fare auto senza pilota: come mai?

«Siamo partiti molto prima, ma molto molto prima. Negli anni ‘90, quando realizzai il primo prototipo a Torino, Google non esisteva neanche. Io sono un appassionato di tecnologie di elaborazione immagini applicata al settore automobilitico, nasce tutto da lì».

Perché avete ceduto tutto proprio ad Ambarella?

«Perché loro hanno quel piccolo pezzo che manca a noi. Mi spiego: noi facciamo algoritmi di software, loro hanno un fantastico hardware. Insieme possiamo realizzare dei prodotti unici».

Cosa farete assieme? Sfiderete Google sull’auto senza pilota? O altro?

«Non si può dire. Ho in mente applicazione fenomenali della nostra tecnologia che un giorno, presto, scoppieranno e saranno diffusissime».

Ma all’auto senza pilota dobbiamo crederci davvero?

«Sì a brevissimo avremo davvero su strada queste auto. Per andare da casa mia a lavoro servirà più tempo, ma per vedere auto così in autostrada manca davvero poco».

Dopo il famoso viaggio da Parma a Shanghai di qualche anno fa, si era parlato di voi solo per dire che la burocrazia vi stava soffocando: che era successo?

«Quando eravamo all’interno dell’università molte cose ci erano precluse. Per esempio noi lavoriamo con automobili ma per una strana regola a un certo punto ci hanno vietato di comprare automobili. E allora abbiamo dovuto trovare un escamotage, abbiamo acquistato un laboratorio, ovvero un’auto modificata».

Molti si chiedono come mai Finmeccanica a Fiat non si siano accorti di voi e vi abbiano lasciato andare in Silicon Valley.

«Con Finmeccanica e Fiat ci siamo visti alcune volte ma non è mai partito nulla. Non so dirmi perché. Con altri invece abbiamo fatto tanti progetti, per esempio Magneti Marelli».

Nei mesi scorsi si è parlato di una cordata italiana per comprare il 10 per cento di VisLab: poi che è successo?

«Che gli altri sono stati più veloci. Il timing è importante. Io questa cosa volevo farla già nel 2014, siamo un po’ in ritardo. Mi spiego: le cose vanno veloci non puoi permetterti di rimanere indietro se non lo avessimo fatto adesso qualcun altro ci avrebbe sorpassato e avrebbe mandato in fumo 20 anni di ricerche».

Come è andata con Ambarella? Come è avvenuto il contatto?

«Li abbiamo cercati noi: abbiamo preso dei consulenti in Silicon Valley che ci hanno proposto vari partner. Li abbiamo valutati e abbiamo scelto questo perché come matching industriale è perfetto«.

Professore non parli come uno che ha appena incassato 30 milioni di dollari e se li sta andando a godere: giusto?

«Giusto. Siamo assolutamente impegnati sul progetto, questo è un nuovo inizio non è una exit. Adesso partiamo con una velocità che prima era inimmaginabile, andremo alla velocità della Silicon Valley. Non vogliamo andarcene alle Bahamas ma realizzare prodotti rivoluzionari e possiamo farlo».

E’ vero che la valutazione di 30 milioni è stata fatta in base al numero di ingegneri che ha VisLab?

«No, non è esatto. La valutazione dipende dal fatto che abbiamo una storia che non ha nessuno sul mercato, una esperienza ventennale e una messe di dati che sono la base di qualunque altra ricerca. Tutti intangibles».

Come avete festeggiato?

«Abbiamo firmato l’accordo a Milano e siamo venuti a Parma a farci una megacena».

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