Fare un’exit da 30 milioni in Silicon Valley e ripartire con un round da 10. Degioanni è tornato

Oramai è uno startupper seriale. Nella Valle, dopo un’exit che ha fatto scoprire ai giornali italiani il mondo delle startup nel 2011, si è lanciato in una nuova sfida. Sysdig. E ha convinto gli invesitori

«Mi chiamo Loris e ho lasciato l’Italia otto anni fa. Non per rinuncia, non per stanchezza. Nemmeno per rabbia. L’ho fatto per inseguire una passione». Siamo nel febbraio 2012 e Loris Degioanni qualche mese prima ha chiuso un’exit da 30 milioni di dollari per la sua Cace Technology. Un anno dopo è ripartito con una nuova startup e il 14 luglio ha annunciato due round di finanziamento da 10,7 milioni. La sua nuova avventura si chiama Sysdig. E la sua storia si ripete.

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Quelle parole le aveva pronunciate in un’intervista a Radio24. I media lo avevano conosciuto dopo una copertina che gli aveva dedicato Wired Italia. Per loro era il ragazzo italiano che stava conquistando la Silicon Valley, e da queste parti eravamo in pieno hype da cervelli in fuga. «No però, per piacere, non fatemi passare per un italiano in fuga, non lo sono». Aveva 37 e al microfono raccontava di come Cace fosse entrata nel mirino di Riverbed, azienda quotata al Nasdaq. 30 milioni. 15 subito, gli altri in 24 mesi. Abbastanza per far vivere bene lui e la sua famiglia per il resto della vita.

«Chi vola vale, chi non vola è un vile»

Ma si dice che fare startup per molti non è un obbiettivo, è un’attitudine. E fermarsi è davvero difficile. In un’intervista alla Stampa ha detto che dopo l’exit si è concesso solo un periodo sulle montagne. Quelle del cuneese, vicino Vinadio. 500 anime tra i monti, dove è nato e cresciuto e fatto i primi 4mila metri, a otto anni insieme a suo papà, «un uomo di montagna, col carattere burbero degli uomini di montagna. Con lui non vedevamo partite di calcio, ma mi insegnava la fatica e i rischi della scalata».

Impara che rischio e controllo del rischio sono un elemento essenziale per crescere. «Il mio primo maestro di scalate mi diceva: Chi vola vale. Chi non vola è un vile. E volare voleva dire cadere». Due anni dopo quell’exit milionaria e quel successo celebrato in Italia come un esempio di competenza e intelligenza imprenditoriale, decide che era il momento di rischiare di volare di nuovo.

Sysdig e i 13 milioni di finanziamenti ottenuti

Anno 2013. Loris fonda Draios, società  di soluzioni per cloud computing. Oggi è diventata Sysdig e il 14 luglio 2015 ha annunciato di aver chiuso un round di finanziamento da 10,7 milioni di dollari con Accel e Bain Capital Venture. Due dei principali fondi di investimento presenti nella Valle. E’ il secondo. Il primo due anni fa sempre con Bain Capital da 2,3 milioni. E si ricomincia.

La storia di Degioanni è piuttosto nota. Studente di ingegneria a Torino, nel 2005 vola Davis, California, a 29 anni chiamato da un professore universitario colpito dalla sua tesi. Degioanni l’aveva messa in rete. A disposizione di tutti. «Farlo è stata una delle scelte più importanti della mia vita, ancora oggi mi porta benefici quella tesi online. Dall’open source non ho mai guadagnato niente» spiegherà nel 2012 intervistato da Roberto Bonzio per Italiani di Frontiera. Non ci ha mai guadagnato direttamente. Perché i suoi successi arrivano soprattutto da lì.

6314033495_df8729a7ae_bLoris era già un personaggio piuttosto noto nel mondo dell’open source. Nel 2000 mentre prepara la tesi crea WinPcap, un software che permette di analizzare i flussi di traffico su internet. Gratis, scaricabile da tutti online. Siamo in piena era dot.com, e creare un’azienda e farci soldi veri subito era tutt’altro che un miraggio. «Prima del mio programma le aziende per analizzare il traffico dati si dovevano affidare ad una soluzione commerciale che costava 30mila dollari. Io non avevo inventato niente, avevo solo reso tutto accessibile e gratuito». A Davis incontra il professore che lo ha chiamato. John Bruno. Con lui fonda Cace. E’ il 2005 e in sei mesi viene proiettato dalla possibilità di fare un tranquillo dottorato a Torino al mondo iper veloce della Valle. Ingegneri lì non se ne trovano «preferivano tutti Google invece che lavorare per un trentenne italiano». Così gli sviluppatori li fa venire da casa sua. Piemontesi, sardi, campani. Il prodotto principale si chiama Wireshark, si basa sul lavoro di tesi fatto da Degioanni e viene usato da 5 milioni di persone nel mondo.

Mettere la mia tesi online è stata la cosa più intelligente che abbia fatto, mi ha portato bene per 15 anni

Cinque anni al galoppo. «Gli ordini aumentavano di giorno in giorno di milioni di dollari». Arriva Riverbed, se la compra. «E io divento impiegato per la prima volta in vita mia. Ma a me la vita da impiegato non solo non mi piace. Mi ha sempre fatto un po’ orrore».

Pacato nei modi, a sentirlo parlare in inglese sembra quasi tradire ancora l’accento piemontese. Una volta per scherzo davanti ad un caffè ha chiesto al founder di Riverbed Steve Mc Canne: «Avresti comprato lo stesso la mia azienda se fossi rimasto in Italia?». Lui gli rispose di no. Perché? «La velocità è la base del business. I viaggi, i fusi diversi, gli incontri difficili. Qui in Silicon Valley ci si incontra al caffè sotto casa». E’ lì che in effetti hanno iniziato i colloqui per l’acquisizione. Al coffee shop di Davis vicino l’università. Perché internet collega tutto. Ma il mondo degli affari vuole vicinanza: «E’ questo il segreto della Silicon Valley. Sono tutti lì, non hai bisogno di appuntamenti, non ci sono segretarie che spesso sono un ostacolo. Ci si incontra e ci si parla. Persone molto più importanti di me non mi direbbero mai no per un caffè di lavoro. In Italia le cose sono più complicate». Vedersi è sempre uno scambio, non per forza interessato. Per dare il senso di quelle che sono le relazioni personali in Silicon Valley, ricorda che il primo contatto con i manager di Riverbed gliel’aveva fornito la moglie del professor Bruno. «Una tranquilla casalinga di 50 anni israeliana che tramite contatti telefonici era arrivata in poco tempo a organizzare un incontro». Detto fatto. E poi di lì è stato tutto velocissimo. La velocità è alla base del business.

Sysdig e il business del cloud computing

Degioanni ha avuto l’abilità di concentrarsi prima sul mercato dei servizi per le aziende poi su quello del cloud computing. Nel momento giusto, al posto giusto. Quello del cloud computing è un settore in crescita esponenziale e che sta attirando una quantità enorme di investimenti. Cisco qualche mese fa ha annunciato un fondo da un miliardo di dollari per investimenti su scala globale. Anche Alibaba si è inserita in quella che viene chiamata la  cloud wars contro Amazon e Microsoft (che solo nel 2014 ne ha investiti 15 di miliardi). E il settore ha regalato anche diverse soddisfazioni alle startup italiane. Cloud4wi, Eco4cloud, fino al caso C3DNA. Guarda caso tutte con presenze o investimenti ottenuti negli Usa. E non è un caso che dagli Usa è proprio dai servizi Cloud che è ripartito Degioanni. Pronto per spiccare di nuovo il volo. No, non nel senso del suo maestro di scalate.

Arcangelo Rociola
Twitter: @arcamasilum

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