Un’app per creare app: c’è un italiano dietro la startup che ha entusiasmato Obama al GES 2015

Snapp è una startup che nasce dalla Singularity University e che ha convinto al Global Entrepreneurship Summit di Nairobi davanti al presidente USA

Ci sono un israeliano, un cinese e un italiano: non è l’incipit di una barzelletta, ma la storia di Snapp, una startup che nasce dalla Singularity University e che arriva a vincere la”honorauble mention” al Global Entrepreneurship Summit di Nairobi in Kenia (al quale ha partecipato anche il presidente Obama) e che permette di creare app direttamente dal proprio smartphone.

Quella di Snapp è una storia che parte da lontano e che, per gli incroci della vita, mette insieme tre personalità estremamente forti. Vito Margiotta nasce a Lecce, e da lì dopo qualche anno si trasferisce in Cina, dove fa un master e crea un’azienda. Viene notato dai recruiter di Google che lo assumono e lo inseriscono prima nel team di Google Enterprise e poi nella squadra di Google X. Dopo il semestre in Singularity University e dopo aver conosciuto i suoi due soci molla tutto per fare Snapp: insieme a lui ci sono il cileno Gabriel Gurovich (startupper seriale, con exit alle spalle come The Food Links e la rete dei Chile Global Angels) e l’israeliano Assaf Kindler, programmatore che ha fondato una rete di sviluppatori israeliani e palestinesi con la sua software house.

L’intuizione: creare app direttamente dallo smartphone

L’intuizione alla base di Snapp: ci sono tanti builder, programmi e plugin web che permettono di creare app per smartphone direttamente dal pc senza particolari conoscenze informatiche. Quello che manca, però, è uno strumento mobile to mobile, che permetta di potere costruire un’app direttamente dal cellulare. Snapp è dunque uno strumento che permette di creare un’app in pochissimi passaggi: dopo averla scaricata, si sceglie il layout e si inseriscono i testi, le fotografie, i canali social, eventuali feed o altro ancora, grazie ad un builder snello ed intuitivo (è tra l’altro in distribuzione una nuova versione) che permette di creare l’app e pubblicarla sugli store sia autonomamente che affidando la pubblicazione al team di Snapp dietro pagamento di una cifra maggiorata.

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L’idea piace subito, ma le difficoltà tecnologiche sono tantissime: per questo Vito e i suoi due soci si dedicano anima e corpo allo sviluppo di questa soluzione. “Ci siamo resi conto – spiega Vito Margiotta – che ci sono tante idee in giro, ma le capacità tecnologiche cambiano di posto in posto. Per questo ci è venuta l’idea di switchare totalmente la parte desktop e lavorare solo sul mobile. L’idea era banale in se – continua – ma avevamo di fronte una montagna tecnologica: l’abbiamo affrontata senza paura e abbiamo registrato il patent per quello che è il primo builder di app da mobile”.

Il mercato africano come volano di crescita di Snapp

La conferma che si stava facendo qualcosa di buono arriva alla Mozilla Global Conference: sono tra gli speaker e hanno lanciato la prima beta dell’app, che ottiene i primi feedback positivi e viene scaricata con frequenza dal Play Store.  Individuano il loro mercato nell’Africa, continente che grazie all’accesso alla rete sta esplodendo: “È la ricchezza delle contraddizioni: in Africa o non hai internet o hai LTE, non ci sono mezze misure, così come con gli smartphone. O non li hai, o sono di ultima generazione, e dunque con capacità tecnologiche altissime”. Iniziano a lavorare su un’ampia gamma di beta tester, finché non arriva la conferma che il loro prodotto colma un bisogno. In piena emergenza Ebola, una delle difficoltà più grandi era far circolare le informazioni sulla prevenzione della malattia: uno dei tester di Snapp, però, si rende conto che le informazioni sono tutte in inglese o in francese.

Decide dunque di usare Snapp per creare un’app informativa sull’Ebola nelle lingue dei villaggi africani: nasce About Ebola tradotta in Jolla, Liberian English, Krio e Wolof, strumento che viene utilizzato come case study dalla World Health Organization e che realizza 20 mila download nell’aria della Liberia e del Senegal, un numero altissimo per quell’area geografica.

A questo punto, arriva la decisione di focalizzarsi sul mercato africano e la scalata verso l’alto: in molti si iniziano ad accorgere di Snapp e di come possa essere estremamente impattante per il mercato africano. Nascono una serie di partnership, con Google, poi con Mozilla fino ad arrivare a PayPal Africa, grazie alla quale nei prossimi mesi inizieranno dei progetti specifici. “In Africa – prosegue Margiotta, che organizzò anche il TedX di Lecce – la barriera tecnologica è molto alta: ci sono pochissimi sviluppatori, di medio-basso livello. Un’app semplice, di quelle che puoi realizzare con Snapp, in Kenya costa intorno ai 15 mila dollari. E quando abbiamo spiegato che avremmo voluto concentrarci sul mercato africano, tutti ci dicevano che nessuno ci avrebbe pagato per una cosa del genere: invece siamo qui, ed essendoci un bisogno fortissimo è paradossalmente più facile vendere qui in Africa, quello che noi sosteniamo da tempo”.

Il premio al GES2015 davanti ad Obama

La conferma è arrivata qualche giorno fa: il Global Entrepreneurship Summit 2015, che si è tenuto a Nairobi in Kenia, li seleziona come una delle 15 tecnologie più impattanti in Africa per illustrare la loro tecnologia alla presenza di un ospite illustre, il presidente USA Barack Obama. Tra i pitch delle startup “to watch”, quello tenuto da Gabriel Gurovich ha convinto la giuria ed ha portato a Snapp una “honorable mention” come startup da tenere d’occhio per i prossimi anni in Africa.

“Adesso – conclude Vito Margiotta – inizia il bello. La sfida per noi non è la tecnologia, ma la distribuzione. Abbiamo visto che non ci sono problemi a pagare, ma come si fa conoscere la nostra app in tutta l’Africa? Lì è il vero challenge, oltre alla distribuzione del nuovo builder che farà creare l’app direttamente offline. Qui la connessione non è sempre stabile e dobbiamo snellire i processi. Poi ci racconteremo di quella storia di quando un italiano, un cileno e un israeliano decisero di fare business in Africa”.

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