«Qui giace Appeatit» ovvero chiudere una startup con stile

Appetit, startup romana del settore food, ha deciso di chiudere per consentire ai founders di lanciarsi in nuove sfide. Qui il loro post di addio

Di seguito riportiamo un post apparso qualche giorno fa sul blog di Appeatit, startup romana del settore food, che ha deciso di chiudere per consentire ai founders di lanciarsi in nuove sfide. Nella lettera i founders spiegano perché, cosa gli ha portati a questa decisione, e perché viene meno un progetto di impresa ma non il sogno di farne davvero una. Da noi un grande in bocca al lupo ai ragazzi di Appetit, provateci ancora.  

appEatIT_team_con_link

Carissimi amici,

sono passati ormai quasi tre anni da quel giorno in cui APPEATIT venne selezionata per Wind Business Factor, proiettandoci verso degli importanti obiettivi che nel corso dei mesi, con tanta passione e lavoro, abbiamo conseguito.

Un percorso imprenditoriale, di crescita professionale e umana, che ci ha permesso di seguire, tra le tante cose, due programmi di accelerazione in LUISS EnLabs, di ricevere un investimento dal VC LVenture Group, di accedere ai finanziamenti di Sardegna Ricerche e di conseguire un finanziamento privato da parte di Poste Italiane.

Ma dopo quasi tre anni di successi, delusioni, obiettivi raggiunti e obiettivi falliti, è stato necessario fermarsi e riflettere su quanto è stato realizzato, sulla crescita che avremmo voluto raggiungere e sulla strada che ancora ci sarebbe da percorrere.

Guardandoci indietro ci siamo resi conto di quanto fossimo cresciuti, delle competenze che abbiamo acquisito grazie a questa esperienza imprenditoriale e grazie ai saggi consigli di chi ci ha accompagnato in questi lunghi mesi.

Nonostante gli sforzi profusi però ci siamo resi conto anche di quanto fossimo lontani dal traguardo che avremmo voluto tagliare a metà del 2015.  E con questa convinzione abbiamo maturato la scelta più difficile della storia della nostra start-up: interrompere questa avventura, la nostra rivoluzione nel mondo della ristorazione e sciogliere la società.

Una decisione sofferta, ma necessaria. Una presa di consapevolezza che ogni startupper deve avere quando la propria visione non si concretizza come aveva previsto.

Vogliamo dunque approfittarne per ringraziare tutti coloro che ci hanno permesso di vivere questa esperienza, di crescere come professionisti e come uomini, che ci hanno sempre fatto sentire il loro sostegno e spinto con i loro consigli.

Vogliamo ringraziare tutte i professionisti e partner che hanno lavorato con noi, anche se qualcuno per poco tempo: Enrico, Edoardo, Francesco, Andrea (x2), Beniamino, Simone, Gianluca, Carlotta, Stefano, Antonio e tutti gli altri.

Vogliamo ringraziare Maurizio e Raffaele, i nostri advisors, che hanno supportato e sopportato le nostre discussioni e riunioni.

Vogliamo ringraziare Augusto, Giovanni, Luigi, Giulio, Edoardo, Alessandro, Marcello, Ciro, Roberto, Fabrizio (x2), Cristina, Alexandra, Clara, e a tutto lo staff e al team advisors di LVenture Group per aver creduto in noi e per averci accolto all’interno di LUISS EnLabs per un anno.

Vogliamo ringraziare Sebastiano, Fabio, Sara, Gianluca, e tutto lo staff di Sardegna Ricerche per la loro comprensione e disponibilità.

Vogliamo ringraziare Eleonora, Alessandro, e tutto lo staff di Eppela e Poste Italiane per averci fatto scoprire le potenzialità del crowdfunding.

Vogliamo ringraziare i nostri primi clienti che hanno utilizzato la nostra tecnologia: Caffetteria Tudini, Bulldog Inn, Le Med, Astice Blu, Hosteria Luce, Da Giuseppe e Sa Furria.

Vogliamo ringraziare tutti i nostri partner con cui abbiamo collaborato: QUI! Group, DataSystemPos, Labersoft, Diadema Soluzioni, DM Digital e Sarda Service.

Un ringraziamento speciale anche a Mario, Roberto e a tutto lo staff di The Net Value, ad Alice, Camilla, Alfio e allo staff di Tiscali, agli studi Marras, Gaia, Schirru, Legalitax, Russo-Musumeci e Galdiero, a Criscia, Andrea e a tutto lo staff di Wind Business Factor, a Gianluca, Nicolò, Loris e a tutta dPixel, a Gianmarco e a Roma Startup, a Nicola, Erika e allo staff Microsoft Bizspark, a tutto lo staff della filiale di Roma della Banca Popolare di Sondrio.

Infine un sentito ringraziamento, alle nostre famiglie e a nostri cari, a tutti gli amici startupper e non che abbiamo avuto l’onore e il piacere di conoscere nel nostro peregrinare in giro per l’Italia, a chi ci ha ci ha sostenuto seguendoci sui nostri canali social o contribuendo alla nostra campagna crowdfunding, a tutti i media che ci hanno dato spazio e visibilità e a tutti i lavoratori che si sono affidati ad APPEATIT per la loro pausa pranzo.

Ovviamente ringraziamo anche chi abbiamo dimenticato, in tre anni abbiamo avuto davvero il privilegio di incontrare il meglio dell’Italia che ha voglia di portare avanti questa rivoluzione chiamata start-up.

Grazie ancora e alla prossima, sperando che le nostre strade possano incrociarsi ancora.

Damiano, Marco, Federico e Matteo.

Reblog da Appetit.wordpress.com

  • http://www.agemobile.com/ Giorgio Salluzzo

    “Cosa gli ha portati”?

    • Truciolo

      infatti son curioso anch’io… vorrei sapere anch’io cosa li ha bloccati… visto che erano riusciti a vincere diverse competizioni e ricevere premi e finanziamenti.

    • http://federicobiccheddu.it/ Federico

      Ciao Giorgio,

      sono Federico, ex CTO e Co-founder di appEatIT. Per rispondere al tuo dubbio, le motivazioni principali che ci hanno portato alla chiusura dell’azienda sono state la mancanza di fondi e di un team tecnico che permettesse di realizzare il sistema che avrebbe risolto, in modo effettivo, uno dei problemi che abbiamo individuato del nostro target, i ristoranti.

      Inoltre l’essere partiti in una città come Roma, molto estesa geograficamente, senza aver validato in piccola scala, come ad esempio a Cagliari, il nostro prodotto con un MVP ci ha penalizzati a lungo termine.

      Aggiungiamoci poi la nostra mancanza di esperienza per questo genere di progetti. Quando abbiamo capito quali erano i nodi più grossi e pensavamo di avere le carte giuste per fare un pivot (esclusivamente B2B, ma non ristoranti), le risorse sono iniziate a mancare e li abbiamo deciso di chiudere proprio grazie alla consapevolezza maturata dall’esperienza per evitare di procrastinare l’inevitabile.

      Quindi se, personalmente devo trovare una causa, secondo me è stata la mancanza di metodo che non permetteva di avere una forma mentis da start-up, di conseguenza tutto era ragionato e realizzato con lo stesso scopo, ma diversi obiettivi.

    • http://www.agemobile.com/ Giorgio Salluzzo

      Mi riferivo all’italiano utilizzato in maniera errata, ma ringrazio molto per la risposta, molto esaustiva.

  • Andrea

    il problema è che sti ragazzi sono bravi a fare startup ma non a fare impresa e di investitori che sputtanano soldi per fare i ganzi….ragazzi le keyword per un business sono innovazione, market needs, customer needs e cash flow….

    • http://www.agemobile.com/ Giorgio Salluzzo
      • Andrea

        esatto perchè nessuna ha un modello di business. Guarda pure le ultime del y incubator…una vergogna

      • Truciolo

        certe volte mi domando se per i grandi finanziatori internazionali non sia un “passatempo”, “diversivo”.. come se in Italia avessero creato la “sala giochi perfetta”… sull’onda della migliore (?!?) facebook, Google, Amazon… pochi su mille diventano milionari.. e questo spinge tutti inevitabilmente a tentar fortuna come se fosse una grande “caccia all’oro”: il sogno americano trapiantato da noi con orgoglio da economisti ed imprenditori neoliberali in Italia. risultato: quanti ce l’hanno fatta sinora? 2-3 su quante startup che danno lavoro e producono ricchezza vera e propria (?!? le startup producono ricchezza?!?!? vabbè) …

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