Dal sogno di fare politica, all’open data dei politici: così De Ieso ha creato Inpolitix

Donato De Ieso, 35 anni, ha realizzato il progetto che aveva nel cassetto dal 2004. E oggi punta su Usa e Gran Bretagna.

Donato De Ieso è un ingegnere informatico di Lodi, ha 35 anni e una grande passione per la politica, da sempre. Si è laureato all’università di Crema nel 2004 ma creava siti internet già dal 1998. Uno di questi, nel 2002, fu quello dell’allora parlamentare del Pdl Tommaso Foti, che fu il primo sito internet italiano fatto per un politico. Dopo quell’esperienza De Ieso fu però costretto a mettere da parte la politica e a dedicarsi, invece, al lavoro in agenzie di comunicazione, come ingegnere informatico. Un lavoro che, spiega De Ieso, non lo soddisfaceva poi molto e così decise di lasciarlo, prendendosi il famoso anno sabbatico: «in quei dodici mesi, e coi soldi che avevo messo da parte, ho fondato Inpolitix, la prima piattaforma che lavora con gli open data del Parlamento Europeo, Senato e Camera fino a Regioni e Comuni per aggregarli e ridistribuirli in una pagina web personale creata apposta per ogni politico. Il tutto, poi, da integrare con i profili social del candidato».

Come funziona Inpolitix e perché iscriversi

La piattaforma, a cui lavorano altre quattro persone oltre De Ieso, offre ai candidati che decidono di iscriversi spontaneamente tre possibilità: free, cioè gratis, campagna elettorale, con un costo che va dai 39 euro al mese ai 390 annui, e top user, con un costo che si aggira intorno ai 1200 euro per dodici mesi. L’opzione preferita è chiaramente quella per la campagna elettorale, poiché permette anche a candidati minori di farsi conoscere online spendendo poco e con un team ridotto di persone (anche se, ci tiene a specificare De Ieso, Inpolitix non fornisce un servizio di ufficio stampa ma è uno strumento da utilizzare solo per crearsi una propria immagine online). Mentre per quanto riguarda i top user, ad oggi l’unico politico noto a livello nazionale è Roberto Reggi, direttore dell’agenzia del demanio e ex spin doctor, insieme a Giorgio Gori, del Presidente del Consiglio Matteo Renzi per le primarie del 2012. «Avere Reggi tra i nostri utenti ci ha aperto qualche possibilità di far iscrivere anche nomi del Governo: tra qualche settimana ci incontriamo con un sottosegretario e un viceministro», racconta De Ieso, che però non svela i nomi.

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Obiettivi futuri: politica americana, inglese e… venture

Oggi con De Ieso lavorano altre quattro persone e nei prossimi mesi due sono gli obiettivi da raggiungere. Il primo, come spiega lo stesso De Ieso, è «importare sulla piattaforma tutti gli open data relativi agli Usa e alla Gran Bretagna, così da avere anche politici stranieri e non solo italiani». Il secondo, molto meno idealista e molto più pratico: trovare venture capitalist in grado di supportarlo. Sì perché fino ad ora Inpolitix si è completamente autofinanziato, ma per crescere servono tanti soldi, che solo un investitore può dare. Senza però snaturare la piattaforma, né toglierla dalle mani di chi l’ha creata. «In questi mesi ci sono state persone che hanno dimostrato interesse nei confronti di Inpolitix. Ad uno di loro ho detto “no” in modo istitintivo perché per il suo investitimento voleva il 51% del progetto, e non me la sono sentita», racconta De Ieso.

L’identikit di un politico iscritto a Inpolitix

La battaglia di Inpolitix è tutta incentrata sul concetto di trasparenza. Un concetto che in Italia, soprattutto quando collegato a un mondo così controverso come quello della politica, viene spesso sbandierato senza poi essere affrontato davvero come un tema importante. Basti pensare al Movimento Cinque Stelle, che proprio sulla trasparenza in politica ha fatto gran parte della campagna elettorale per le Politiche del 2013. E che oggi sembra aver accantonato. Per questo è curioso scoprire che tra i trecento utenti ad oggi iscritti a Inpolitix, solo l’1,5% è un politico del Movimento Cinque Stelle. La stessa percentuale di quelli che fanno politica con la Lega Nord. Per il Partito Democratico sono invece il 3,2%, mentre per Forza Italia il 2,8%. Ma la metà di coloro che si sono iscritti alla piattaforma richiedendo un servizio appartengono a liste civiche: questo perché, come detto, Inpolitix permette di fare una campagna elettorale spendendo davvero poco e i soldi che girano nelle liste civiche sono solitamente molto pochi.

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