In Germania nasce l’Airbnb per i rifugiati, e il servizio arriva anche in Italia

E’ un servizio di sharing economy della solidarietà e finora ha raccolto 800 offerte sistemando 134 persone. E secondo uno studio, accogliere i migranti aiuta il Paese a crescere

La Germania è pronta ad accogliere i 104.460 profughi arrivati ad agosto e gli 800mila che ha promesso di gestire entro la fine dell’anno. Lo ha assicurato la cancelliera tedesca Angela Merkel, che in queste settimane sul tema migranti sta mostrando la “faccia buona dell’Europa”. E con lei il popolo tedesco, insieme a quello austriaco, a riprova del fatto che le politiche anti immigrati di Viktor Orbán trovano terreno fertile solo in Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca.

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Credit Haaretz.com

Il primo AirBnb per i rifugiati

Sì perché dai paesi mittleuropei, solitamente considerati “freddi”, arriva il primo AirBnB per i rifugiati. Si chiama Refugees Welcome ed è stato creato da una coppia di Berlino: Mareike Geiling, 28 anni, e Jonas Kakoschke, 31, che già da qualche settimana stanno ospitando a casa loro un 39enne del Mali. Da subito il successo della piattaforma è stato eclatante: in poche ore sul sito sono state postate tante offerte di ospitalità nei confronti di migranti in cerca di una sistemazione. Sono infatti già 800 i tedeschi che hanno messo a disposizione una stanza e 134 le persone che hanno trovato una sistemazione tra Germania e Austria, mentre 400 sono i rifugiati che si sono già iscritti al sito. Al momento RefugeesWelcome conta richieste da migranti provenienti da Afghanistan, Algeria, Bangladesh, Burkina Faso, Camerun, Gambia, Ghana, Kenya, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Iraq, Iran, Pakistan, Russia, Senegal, Somalia, Sri Lanka, Syria e Tunisia.

L’ospitalità di studenti, manovali, giovani e anziani

A offire ospitalità molti cittadini tedeschi, di diversa estrazione sociale: manovali, studenti e consulenti, con un range d’età che va dai 21 ai 65 anni. Le possibilità di sistemazione sono in appartamenti in condivisione con più persone oppure in case con ragazze madri e giovani coppie. I costi saranno coperti in parte dai rifugiati – in alcuni casi saranno loro a pagare per l’alloggio – oppure dal Welfare tedesco e, infine, dalle microdonazioni fatte direttamente sul sito. Altre volte, invece, i migranti saranno ospitati completamente gratis.

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Servizio simile anche in Italia

Iniziative simili all’insegna della solidarietà si sono avute anche in altri Paesi d’Europa, come ad esempio in Islanda, dove già 12mila famiglie hanno risposto all’appello su Facebook “Syria is calling” lanciato dal professore Bryndis Bjorgvinsdottir per chiedere al governo islandese di accogliere più dei 50 migranti promessi. Oppure in Italia, dove a Parma 10 famiglie ospiteranno per nove mesi 10 rifugiati. Il progetto si chiama “Rifugiati in famiglia”, si ispira a esperienze portate avanti nel comune di Torino dalla Caritas e dalla diocesi ed è stato avviato dal Ciac Centro Immigrazione, Asilo e Cooperazione del Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Alle famiglie che ospiteranno i rifugiati verranno rimborsati 300 euro al mese.

Una risorsa anche per le startup

Secondo un report di Kleiner Perkins Caufield & Byers – una delle prime venture capital della Silicon Valley – il 60% delle 25 tech company più importanti al mondo – per capitalizzazione in borsa – ha tra i suoi fondatori un migrante, di prima o seconda generazione. L’esempio più noto è quello di Apple: Steve Jobs era figlio di un siriano, Google è stata fondata da Sergey Brin, immigrato russo e IBM da Herman Hollerith, tedesco di seconda generazione. Se mettiamo insieme i numeri, fanno impressione: valgono 1,660 miliardi di dollari, 500 miliardi di fatturato e 1,2 milioni di posti di lavoro. Insomma, se si vuol far crescere un’impresa – e innovare un Paese – si deve dare a migranti e rifugiati una possibilità.

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