8 cose da sapere per entrare in Y Combinator (e una se pensate che non ci andrete mai)

Steli Efti, ceo di Close.io e ElasticSales, con un passato da startupper nell’acceleratore californiano, di scrivere un vademecum con tutto ciò che bisogna sapere per entrare in un acceleratore di impresa

Chi ha una startup lo sa bene: entrare in un acceleratore di impresa può essere la chiave di svolta per crescere. Gli acceleratori più ambiti, però, sono anche i più selettivi. E serve un po’ di preparazione per tentare di accedervi. Il magazine americano Fastcompany ha chiesto a Steli Efti, ceo di startup di indiscusso successo come Close.io e ElasticSales, con un passato da startupper nell’acceleratore Y Combinator, di scrivere un vademecum con tutto ciò che bisogna sapere per entrare in un acceleratore di impresa. Sette punti per capire come dare il massimo, dal momento del colloquio al demo day (il giorno conclusivo del programma di accelerazione). Più un punto dedicato a chi vorrebbe invece replicare stessi risultati di un acceleratore, ma facendo da sé.

Y Combinator

1. Chiedere un colloquio

Per ricevere un appuntamento per un colloquio bisogna prima inviare una application. Il fatto è che la maggior parte degli acceleratori di startup, soprattutto quelli di grande successo, ricevono migliaia di richieste. «Ecco un trucco che ci ha permesso di fare un colloquio a Y Combinator» scrive Steli Efti: «abbiamo incontrato chi lavorava già nell’acceleratore. Bastano un pranzo, un caffè, un drink al bar per spiegare la tua idea, sentire cosa ne pensano, ascoltare le loro esperienze e chiedergli di fare un endorsement per te». Se siete fortunati qualcuno invierà l’email giusta alle persone giuste.

2. Fare il colloquio

I colloqui sono in genere brevi. Spesso non ci sono più di cinque minuti per spiegare l’idea e dire perché sareste un ottimo acquisto per l’acceleratore. La cosa migliore è mostrare qualcosa che è già stato fatto: articoli che parlano di voi o della vostra idea o user già iscritti alle pagine, per esempio. Dimostrate che la vostra squadra sa lavorare bene ed è in grado di raggiungere gli obiettivi.

3. Una volta dentro

A Y Combinator ci sono quattro fasi: lo sviluppo dell’idea iniziale, la prima versione del prodotto, la conferma che le persone sono realmente interessate al tuo prodotto, il demo day (il giorno in cui presenti il risultato agli investitori e alla stampa). Racconta Efti: «Uno dei momenti più significativi dei nostri mesi a Y Combinator è stata la nostra prima ora in ufficio con Paul Graham», il fondatore dell’acceleratore, «ci siamo seduti al tavolo con lui, abbiamo parlato della nostra startup e lui ci ha dato dei consigli».

4. Crescita esponenziale

Il consiglio era questo: concentrarsi su un unico criterio per misurare la crescita della startup. «Nel nostro caso ci saremmo basati sulla crescita degli utenti attivi. L’obiettivo che ci siamo posti, quindi era di avere un aumento del 10% degli utenti attivi ogni settimana per i prossimi 3 mesi». Il grande vantaggio di avere un’unica unità di misura è che dà chiarezza. «Ci sono così tante cose che potresti fare, su cui ti potresti concentrare. Ma è necessario darsi delle priorità». Questo vale per tutti.

5. Cene settimanali

A Y Combinator ogni martedì sera c’è una cena a cui presenzia un imprenditore o un investitore di fama mondiale. L’importanza di queste cene non sta solo nella possibilità di incontrare un big, ma anche nei momenti di socializzazione con gli altri startupper dell’acceleratore. «Avere un gruppo che ti supporta e con cui puoi condividere idee e impressioni è un patrimonio inestimabile», scrive Efti, perché serve ad evitare l’isolamento dei primi tempi (startup isolation), mantiene lo spirito allegro e permette di vedere le cose dalla giusta prospettiva.

6. Demo Day

È la scadenza del periodo di accelerazione e la prima chance di presentare la startup alla più grande audience possibile. Oltre al fatto che crea immediatamente un mercato. Senza un acceleratore alle spalle è quasi impossibile trovarsi così presto di fronte ad una tale opportunità, spiega Steli Efti: o vai fortissimo o hai un team di rockstar. Il demo day è fondamentale per assicurarsi degli investimenti. Anche perché in genere gli investitori competono e portano la dinamica del seed-round a vostro favore.

7. Errori comuni

Pensare di essere entrati nella Terra Promessa e aspettarsi che tutti abbiano come unico scopo quello di aiutarvi ad avere successo. Questa è l’attitudine sbagliata. Bisogna essere dinamici e usare tutte le risorse a disposizione.

8. Do it yourself

Provate a replicare la struttura di base di un acceleratore da soli. Forse non riuscirete a invitare Mark Zuckeberg a cena, ma troverete sicuramente mentor e colleghi in zona. Inoltre, anche da soli potete porvi degli obiettivi settimanali e perfino un demo day (anche se non con la stessa eco mediatica). Darsi degli obiettivi da raggiungere nei primi 100 giorni può essere un’ottima soluzione. «Concentratevi su un unico criterio di crescita, muovetevi insieme ai vostri co-founder e lavorate sodo per 100 giorni. Non garantirà il successo, ma di sicuro accelererà il progresso della vostra startup».

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