Tutti i venture italiani vogliono investire con Invitalia (che nomina due manager under 35)

L’operazione era attesa, e la risposta dei protagonisti del mercato del venture italiano non si è fatta attendere. Intanto Invitalia nomina i due Investment manager. Si tratta di Ciro Spedaliere e Mario Scuderi. Ecco chi sono.

Invitalia ha fatto en plein. Nel suo investor network sono entrati tutti i maggiori fondi di venture capital italiani. Quattordici nomi. Da United Ventures a H-Farm Ventures di Riccardo Donadon, da LVenture di Luigi Capello a dpixel di Gianluca Dettori. Dentro ci sono proprio tutti. E in tempo record. In quattro giorni sulla scrivania di Salvo Mizzi, che da giugno guida il fondo di Invitalia, sono arrivate le application dei tutti fondi italiani (più qualche nome del circuito internazionale che per ora non è ufficiale). Le prime tre richieste di entrare nel network di Invitalia erano arrivate nel primo weekend di lancio del network con H-Farm e L-Venture. Pochi giorni dopo a StartupItalia! Dettori aveva anticipato che di lì a poco anche dpixel avrebbe chiesto di entrare nel network. Nei successivi tre giorni sono arrivate le altre 11.

Invitalia diventa venture: cosa cambia adesso per le startup

«No, davvero non ci aspettavamo di raccogliere tutte le adesioni in così pochi giorni, è stata una sorpresa anche per noi. Questo ci aiuterà a fare bene. Più grande è il network più è forte la nostra azione e la capacità di innescare quel circolo virtuoso di buoni investimenti e exit che è la nostra missione.». Mizzi tanto carico quanto incredulo. Quello che guiderà il manager catanese è un fondo di coinvestiemento e la velocità con cui tutti i maggiori operatori del mercato dei venture italiani (ma potremmo dire tutti gli operatori) raccontano che davvero quella di Invitalia era una mossa attesa. E azzeccata. Perché è vero, il venture ha un lato oscuro e a tratti inquietante come hanno ricordato qualche giorno fa Lisa Suennen e Alberto Onetti, ma è comunque il sangue che dà energia e vita a quegli organi che chiamiamo startup in un corpo/ecosistema che altrimenti non vivrebbe. E in Italia di quel sangue ce n’è un grande bisogno.

Nasce l’investment network di Invitalia: i candidati

 

Nominati i due investment manager del fondo di Invitalia

Elencheremo a breve i 14 fondi di venture che hanno chiesto di entrare nel network di Invitalia. Ma intanto sul fronte Invitalia arriva un’altra notizia che nel settore era attesa da tempo. Sono stati nominati i due investment manager che aiuteranno Mizzi nella scelta delle startup e delle operazioni da portare a termine. Sono due. Hanno già diversi anni di esperienza nel settore. E sono molto giovani. Curiosità. Sono arrivati oltre 100 curriculum a Invitalia per questo ruolo (Invitalia, società controllata dal ministero dell’Economia, ha lanciato una call pubblica a luglio). Ambitissimo, non c’è che dire. Ecco chi l’ha spuntata sugli altri.

Ciro SpedaliereCiro Spedaliere ha 35 anni e fino al 30 settembre continuerà a ricoprire il ruolo di investment manager per LVenture Group. Nasce a Napoli ma a 14 anni si trasferisce a Torino dove studia ingegneria gestionale al Politecnico e comincia a lavorare per Seat Pagine gialle. Nel 2010 passa a Innogest Sgr (società di gestione del risparmio), uno dei maggiori fondi di venture italiani. E’ il suo primo vero incarico nel mondo delle startup. «Il mondo del digitale mi ha sempre appassionato, in Seat prima e in Innogest e LVenture dopo. Oggi quella di Invitalia è una nuova sfida, so quanto il mercato attendeva questa operazione. Non sarà facile ma non mi direi nemmeno spaventato dall’incarico». Si dice sicuro che il venture market specie in Italia abbia un compito sociale: «è un’iniezione di fiducia nel futuro per le nuove aziende e le nuove generazioni. E’ ciò che crea ricchezza, per gli imprenditori e per i giovani che ci lavorano». Alle sue spalle tra Innogest e LVenture ha 43 operazioni di investimento in startup. In tutte le scale. Un’esperienza non da poco, e non facilissima da trovare in giro. Dai microseed da 10mila euro a investimenti da 2 milioni. In sei anni ha visto cambiare il mercato del venture italiano. Contrarsi. «Gli investimenti in startup stanno calando anno su anno, ecco perché credo nell’operazione di Invitalia. Quello che manca al venture italiano è il primo passaggio, quello che investe in un azienda per portarla dal prodotto alle prime metriche interessanti. E’ questa la sostanza per farle crescere». A soli 35 anni è già il «profilo senior» dei due investment manager, come l’ha definito lo stesso Mizzi.

mario scuderi invitalia timwcap

Mario Scuderi

Mario Scuderi ha  28 anni ed è catanese. L’idea che avrebbe lavorato con le startup gli viene durante un erasmus in Danimarca, ad Aalborg, dove completa gli studi di ingegneria gestionale cominciati a Catania. «L’idea di supportare nuove imprese a nascere e crescere semplicemente mi entusiasmava. Vedere nascere e combinarsi i talenti, dare vita a cose nuove mi dava un’energia incredibile». Al rientro a Catania (anno 2010) contribuisce alla nascita di Working Capital proprio con Mizzi e Antonio Perdichizzi. «Eravamo un gruppo di ragazzi, tutti amici e tutti sapevamo l’importanza del viaggio per tornare arricchiti e sviluppare i talenti della nostra terra».  del supportare e creare nuove imprese. combinazione talenti persone. a fare la differenza sono le persone. Proprio con Perdichizzi gestisce i primi anni di Working Capital e le prime operazioni di seed investment e di private equity. Scuderi si definisce «un mizziano doc» come molti che hanno lavorato con il manager siciliano nella pipeline di Tim #WCap. «Salvo è stato uno dei miei più grandi maestri e sarà  e un onore lavorare con lui in questo fondo. C’è una grande attesa da parte di tutti e l’emozione si sente». Se Spedaliere è il profilo senior, Scuderi, 7 anni di meno, quello junior. Insieme fanno 62 anni, che è poco meno dell’età media di un manager pubblico italiano.

Twitter: @arcamasilum

I 14 fondi di investimento entrati nel network di Invitalia

1. H-FARM

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Tra le prime società di venture capital che hanno aderito al fondo. Nel 2015 H-Farm ha compiuto 10 anni di attività. Il suo fondatore, Riccardo Donadon, 48 anni, nei mesi scorsi ha detto di voler quotare in borsa la società. L’ingresso a Piazza Affari è previsto a fine ottobre. Fino ad oggi hanno finanziato oltre 140 aziende, molte delle quali provenienti dai nostri programmi di accelerazione.

2. Nanabianca

Barberis Marello Sordi Nana Bianca

Incubatore certificato di Firenze, Nana Bianca supporta ogni fase della vita di startup innovative digitali fin dalla nascita. I settori di interesse prevalente sono le tecnologie collegate all’advertising e al marketing digitale, i servizi e le applicazioni mobile, l’e-commerce in quanto modello astratto e scalabile che utilizza i canali di rete e il marketing digitale. Sono 26 i progetti attivi supportati da Nana Bianca che coinvolgono startup, in cui operano oltre 150 professionisti del digitale, per lo più presso le due sedi a Firenze. La guidano Paolo Barberis (in foto) Jacopo Marello e Alessandro Sordi.

3. Italian Angels for Growth

Italian Angels for Growth

Italian Angels for Growth ad oggi conta 120 soci. IAG è un network di business angels italiani che ha lo scopo di finanziare iniziative in fase early stage che presentino un alto contenuto di innovazione e potenziale di crescita, tale da rendere ipotizzabile in circa 5 anni una exit redditizia per gli Angels.

4. Principia SGR

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Principia SGR, costituita nel 2002, è uno dei principali operatori italiani di venture capital. Attualmente la SGR gestisce tre fondi d’investimento, denominati Principia Fund, Principia II e Principia III – Health. Attraverso i primi due fondi – ad oggi interamente investiti – Principia ha finanziato circa 40 società in operazioni di start up capital ed expansion capital (cd. early stage private equity). E’ uno dei principali fondi di investimento italiani, con partecipazioni in Banzai, Applix e Eco4Cloud. In foto l’amministratore delegato Antonio Falcone.

 

5. SIAMOSOCI 

Siamo Soci

 

SiamoSoci è un social network per le giovani imprese in cerca di mentorship e capitali. Possono creare un profilo, raccogliere visibilità, lanciare campagne di raccolta fondi e soprattutto, accorciando le distanze, possono allacciare rapporti con un’ampia rete di business angel, acceleratori, fondi di venture capital.

6. DIGITAL MAGICS

Gasperini Digital Magics

Digital Magics  è un incubatore certificato di startup innovative digitali, che propongono contenuti e prodotti ad alto contenuto tecnologico, fondata da Enrico Gasperini – tra i primi imprenditori della rete in Italia. Nel 2013 Digital Magics si quota all’AIM Italia – Mercato Alternativo del Capitale dedicato alle piccole e medie imprese gestito Borsa Italiana. Digital Magics è un venture incubator: fonda e costruisce internet startup. Importante nel 2015 l’investimento in Talent Garden, che ha assicurato a Digital Magics il 28% della società fondata da Davide Dattoli. In foto Gasperini.

7. United Ventures

massimiliano magrini

United Ventures, società di venture capital italiana, nata a febbraio 2013 dall’unione di Annapurna Ventures di Massimiliano Magrini e Jupiter Venture Capital di Paolo Gesses. Il fondo è di circa 60 milioni. Tra le startup in cui hanno investito BuzzMyVideos, MusiXMatch e MoneyFarm. In Foto Massimiliano Magrini.

8. P101

Andrea Di Camillo P101

P101 è focalizzata sugli investimenti early stage: forniamo risorse finanziarie e seguiamo da vicino i percorsi di sviluppo delle aziende. Nelle società che rispondono al nostro modello di investimento apportiamo tipicamente tra i 500 mila e i 3 milioni di euro. In Foto Andrea Di Camillo, Managing partner di P101.

9. INNOGEST SGR

claudio giuliano innogest

E’ uno dei maggiori fondi di investimento italiani. Innogest è stata creata nel 2005. Nel novembre 2014 ha annunciato il closing del secondo fondo a 70 milioni. In Fondo Claudio Giuliano, founder e managing partner.

 

10. DPIXEL 

dettori

E’ un team di imprenditori e manager con grande esperienza all’estero. Tutti quelli che fanno parte del team vengono in qualche maniera dell’imprenditoria, investe in startup in early stage. A fondarlo Gianluca Dettori, che a StartupItalia! nei giorni scorsi ha raccontato i dettagli del fondo di investimento e del Barcamper Garage che sarà costruito a Bologna.

11. 360 Capital

fausto boni, 360 capital

360 è una società di venture capital che investe nell’innovazione e in startup in early stage, in Europa ma con un focus particolare su Francia e Italia. Ha investito finora in 80 startup, ed è composta da un team che insieme ha oltre di 60 anni di esperienza in investimenti in startup. In foto Fausto Boni. Tra gli investimenti Yoox, BeMyEyes e Eataly.

12. Panakes

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Panakes Partners è un fondo di investimenti che finanzia soprattutto startup biomedicali, in early stage e piccole e medie imprese che hanno buone performance e visione sul futuro. Gli investimenti finora sono concentrati in Europa e Israele (ma la pagina del portfolio non è ancora disponibile sul sito). In foto il founder Alessio Beverina. Ha sede a Milano, non lontano dalla stazione Centrale.

13. WithFounders

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WithFounders è una società di venture capital che ha selezionato finora più di 200 progetti, finanziato 10 iniziative che danno oggi lavoro a 150 persone, con un fatturato consolidato delle partecipate superiore ai 10 milioni di euro. Società che hanno raccolto capitali di rischio per oltre 12,5 milioni, facendo passare il loro valore da 5 a oltre 35 milioni di euro. Tra le startup in cui ha investito Giulio Valiante (foto) Jusp e Brandon Ferrari.

14. Lventure Group

luigi capello

LVenture è tra i primi operatori di Seed Venture Capital quotati al mondo, il primo e unico al MTA di Borsa Italiana. L’attività ha un unico obiettivo: creare valore investendo e supportando attivamente la crescita di startup digitali ad elevato potenziale, per portarle al successo sul mercato. Grazie al deal flow proprietario, gestito dall’acceleratore LUISS ENLABS “La Fabbrica delle startup”, è in grado di selezionare le più promettenti startup sul mercat

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