Perché ho deciso di creare la prima rete in Italia di consumatori di cannabis a scopo terapeutico

Intervista a Antonio Pierri, 30enne di Lecce, Founder di letsweed.com, il primo network italiano di cannabis a scopo terapeutico

«I soldi? No non sono i soldi ad avermi spinto a fare Let’s Weed. In Italia non è nemmeno possibile farlo in questo settore. Piuttosto è l’idea di benessere». Strano sentirlo dire, ma c’è da crederci. Perché Antonio Pierri, 30 anni di Copertino (Lecce) quando ha deciso di creare la prima rete italiana di consumatori di cannabis a scopo terapeutico e di medici e farmacisti che vogliono prescriverla o venderla nella sua mente, giura, non c’erano i milioni di dollari che stanno muovendo questo mercato negli USA. Nella speranza magari che prima o poi avvenga qualcosa di simile in Italia. No, lui dice che è stata piuttosto l’immagine di un suo amico, Andrea, 35 anni, affetto da sclerosi multipla, che da quando ha cominciato a consumare marjiuana a scopo terapeutico ha cominciato a vive un’altra vita. «Oggi viaggia, cammina, anche se con le stampelle. Senza la cannabis sarebbe sulla sedia a rotelle e costretto ad una vita fatta di terapie potentissime e costose». Non ha mai fumato cannabis, dice. Non beve, non ha mai neppure fumato una sigaretta. «Non sono un sostenitore della cannabis a scopo ricreativo, anche se non ho nulla in contrario. Quello che volevamo fare è dare la possibilità ai malati di malattie rare di stare meglio. Come? Mettendoli in contatto con quelle strutture mediche che possono aiutarli prescrivendo questa terapia». Chiariamo. Fumare cannabis a scopo terapeutico oggi non è come farsi una canna. La marjiuana arriva dall’Olanda, e costa parecchio (circa 7 euro al grammo, e in media chi la usa a scopo terapeutico ne consuma circa 3-4 al giorno. Qualche sigaretta). Costi elevati, rimborsati quasi totalmente dallo stato. Ne possono beneficiare gli affetti da patologie come la Sclerosi Multipla, o la SLA, o per lenire il dolore ai malati di tumore. Il suo è un progetto a scopo benefico. E di lucrarci sopra non ha alcuna intenzione. Per ora almeno. Copertino è un paese gemellato con Copertino, California. Speriamo che sia di buon auspicio.

let's weed

Il nome però può trarre in inganno, Let’s Weed… 

«È un esortativo, è vero, ma non c’è nessun inno alla marjuana. Noi vogliamo solo sfondare il muro di ignoranza che c’è attorno a questo tema. In alcuni casi la marjiuana fa bene, proibirla o limitarne l’uso ai malati è un atto ingiusto».

Cosa ti ha portato a fare questa piattaforma per l’uso di cannabis? 

«Le cose che dicono i malati che la usano. È nato tutto da un servizio delle Iene, mi chiedevo come potesse essere possibile oggi che c’è internet che i malati ancora non possono sapere con certezza dove o come farsi prescrivere questa cura. Let’s Weed e la nostra risposta. E poi io sono un fissato per la salute, cerco di condurre una vita sana, e cerco di stare bene. È la stessa cosa che vorrei provassero i malati di malattie gravi, sono giovani, molti hanno la mia età».

Quando è partito il progetto?

«Pochi mesi fa, oggi abbiamo raccolto una quarantina tra medici, associazioni e farmacie. Per loro è un incentivo a trovare o nuovi pazienti o nuovi clienti».

E per voi? Perché fare una cosa gratis? 

«Perché non abbiamo mai pensato a farci dei soldi, non lo vogliamo. Oggi fare pagare chi si iscrive sarebbe controproducente, chi lo farebbe? Noi vogliamo solo fare da ponte, tra malati e medici. E cominciare a ragionare anche con le associazioni su come fare in modo che anche in Italia si cominci a parlare davvero di questi temi».

Chi ti segue per ora in questo progetto? 

«Io sono un ingegnere gestionale, anche se questa cosa per ora è gratis sono portato comunque a pensare al business e fare impresa. Con me c’è chi ha programmato il sito che è Stefano Rosato, 30 anni, anche lui di Copertino, e mia sorella Marina che è un avvocato e ci segue per le questioni legali e burocratiche».

Ce ne sono molte? 

«Tantissime, ogni regione ha il suo regolamento, le sue leggi, i settori specifici di applicazione. Bisogna muoversi con cautela. Ma prima o poi le cose in Italia cambieranno, e anche il nostro obiettivo».

Talent Garden road to Vienna. A ottobre verrà aperto il primo hub “tedesco”

La piattaforma di networkink aprirà a ottobre una struttura nel cuore della capitale austriaca. Partner nell’iniziativa il business angel Startup300. Il CEO Dattoli: “Grande opportunità in una città in forte crescita”

Mastercard vuole “Accelerate” le startup fintech

Nuovo programma per spingere la crescita industriale delle giovani aziende del settore e le bache digitali. Già trenta quelle supportate dal colosso dei pagamenti

È nato lo Smarterware, il contenitore che ti dice quando il cibo sta andando a male

Prodotto dalla startup di Chicago Ovie, questo sistema è un led luminoso che si colora diversamente a seconda del tempo di conservazione di un alimento e può comunicare anche con l’assistente vocale di Amazon Alexa