5 motivi per cui lavorare meno è meglio (la Svezia insegna)

Perché ridurre l’orario di lavoro può aiutare a rendere più felici i dipendenti e più ricche le imprese. Ecco i motivi che hanno portato la Svezia a fare di questa ipotesi una realtà

Lavorare meno, lavorare meglio. Uno degli slogan più trasversali di sempre, passato di bocca in bocca dai rappresentanti dei partiti di sinistra fino agli imprenditori miliardari, sta cominciando a diventare più concreto. Si parte dalla Svezia, dove diverse realtà lavorative, dalle grandi fabbriche alle case di riposo, hanno cominciato ad abbassare l’orario di lavoro dei propri dipendenti portandolo a sei ore giornaliere. Il risultato? Lavoratori più felici (iniziando così a fare concorrenza alla vicina Danimarca) e imprese più produttive. Ma vediamo da vicino quali sono i cinque motivi che dovrebbero portare le aziende a far lavorare di meno i loro dipendenti.

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1. Guadagni di più

La Toyota di Gothenburg, per esempio – che già 13 anni fa ha cominciato a far lavorare i suoi operai sei ore ore al giorno – ha visto aumentare i suoi profitti del 25%. Quando nel 2002, l’azienda prese questa decisione lo fece soprattutto per i continui errori dello staff e per lo stress generale che aleggiava fra loro. C’è però da considerare anche che nel breve periodo fare una scelta del genere comporta  un aumento di costi che non tutte le società possono permettersi, come quello di aumentare il numero dei turni di lavoro e di conseguenza quello dei dipendenti.

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2. Produci di più

Ci vuole un po’ di tempo per far abituare i lavoratori al nuovo orario, ma spiegando loro l’importanza di distrarsi di meno si può arrivare a una produttività maggiore rispetto al tempo passato in ufficio. Basta guardare all’esempio, già nel 1926, di Henry Ford che istituì la settima lavorativa di cinque giorni e 40 ore (all’epoca si lavorava 6 giorni a settimana) nei suoi stabilimenti americani. Ai tempi in molti definirono lo stesso Ford come a “un pazzo”. Ma nonostante tutto, furono i fatti a parlare e a dimostrare con un picco inatteso della produttività della casa automobilistica che Ford aveva ragione. Eliminando infatti le distrazioni immotivate (ad esempio alcune imprese svedesi hanno vietato ai loro dipendenti l’utilizzo dei social network) si riesce ad ottenere dal proprio personale addirittura maggiore efficienza.

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3. La tua famiglia sta meglio (e anche tu)

I lavoratori sono infatti più contenti, tendono a perdere meno tempo lamentandosi e si sbrigano a portare a termine i loro obiettivi perché possono godersi di più la famiglia e il tempo libero. Chi lavora dalle 6 di mattina alle 12 ha poi tutto il tempo di andare a prendere i figli a scuola, pranzare con loro e aiutarli a fare i compiti. Oppure, si può dare libero sfogo alle proprie passioni e hobby, prima sacrificati per il troppo lavoro e per la stanchezza di fine giornata.

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4. Ti ammali (e ti deprimi) meno

Più felicità (dentro e fuori dall’ufficio) vuol dire anche un ricorso minore ai permessi per malattia e quindi una presenza maggiore sul posto di lavoro. Meno stress porta infatti a ridurre i casi di depressione. Un’infermiera della casa di riposo svedese in cui hanno ridotto gli orari di lavoro ha riferito al Guardian che dal 1990 avevano iniziato ad avere molti pazienti e meno personale e non ce la facevano più, “ecco perché tra il nostro staff hanno iniziato a diffondersi malattie e depressione a causa dell’esaurimento che vivevamo. La mancanza di equilibrio tra lavoro e vita non fa bene a nessuno”. Il centro allora ha cominciato ad assumere dei lavoratori in più, cosa che all’inizio ha comportato dei costi abbastanza importanti,  ma dopo ha consentito un equilibrio migliore fra i dipendenti stessi.

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5. Turnover più basso

Chi è contento tende a voler rimanere nello stesso posto di lavoro che lo rende felice, risparmiando così all’impresa tutti i costi del dover cercare e formare un sostituto che prenda il posto di chi è andato via. Il turnover più basso è un altro aspetto positivo che un orario di lavoro ridotto porta con sé ed è un effetto che a lungo andare porta un abbassamento dei costi non indifferente e di cui non si può non tener conto. Oltretutto, mantenendo turni di lavoro inferiori rispetto alle società concorrenti, sarà comunque più facile trovare un sostituto che sarà contentissimo di andare a lavorare in un posto che gli permetterà di avere più tempo a disposizione per sé e la propria famiglia.

3 Commenti a “5 motivi per cui lavorare meno è meglio (la Svezia insegna)”

  1. Andrea Idini

    Voglio vedere quando questi fenomeni delle 6 ore di lavoro al giorno devono confrontare competenze sofisticate con gente che ne lavora 12.

    Un conto e’ fare gli operai nella catena di montaggio un altro sono lavori ad alto contenuto innovativo in cui la parte fondamentale (e che impiega piu’ tempo) e’ acquisire nuove competenze.

    Rispondi
    • Jose Gragnaniello

      Ma nemmeno ci si può bruciare il cervello temendo che qualcuno lavori di più.
      Nel web marketing accade proprio questo. Persone ingobbite che hanno devastato i loro neuroni e chissà a quale malattia andranno incontro. Se non si capisce che la vita non è solo lavorare e guadagnare (che poi il guadagno/ora di chi lavora 12 ore è bassissimo), facciamo la fine dei giapponesi. E ci siamo quasi.

      Rispondi
    • stiga holmen

      Infatti sotto gli occhi di tutti si vede la qualità di questi fenomeni da 6 ore al giorno, tipo la Volvo contro i nostri supercaricati di lavoro della FIAT..
      Non siamo robot da poter lavorare 4 ore filate, per 8 ore al giorno. Specie poi nei lavori creativi (musica, programmazione, arte, etc) le 8 ore sono devastanti, controproducenti. Vai a vedere dove sono nati gli ultimi gruppi musicali europei/mondiali e le startup tecnologicheeeuropee..dai paesi scandinavi…

      Non possiamo combattere potenze come la Cina sulla quantità ,ma dobbiamo investire sulla qualità e originalità altrimenti saremo spazzati via visto che non potremmo mai mantenere i loro ritmi vista l’assenza di diritti o tutele che invece giustamente abbiamo per i nostri lavoratori.

      Rispondi

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