Donadon cambia tutto: «Ecco la mia nuova H-Farm, dal mercato 30 milioni»

Nuovo piano industriale e nuova struttura per H-Farm. Al lato venture si affiancheranno quello education e formazione per imprese. IPO per 30 milioni. Sale a bordo anche Roberto Bonanzinga (ex Belderton Capital)

H-Farm cambia pelle e comincia il suo percorso che porterà all’IPO entro qualche settimana. Da H-Farm Ventures si passerà ad H-Farm.com, che avrà al suo interno una struttura che si occuperà non solo di investire in startup ma anche una forte attenzione sul lato education, formazione e digitalizzazione delle imprese. «Questo non vuol dire che la nostra attenzione sulle startup calerà» rassicura il fondatore di H-Farm Riccardo Donadon. «Anzi, siamo certi che nei mesi successivi alla quotazione investiremo in startup quanto abbiamo fatto nei primi dieci anni di H-Farm» una cifra che si aggira intorno ai 20 milioni con una ventina di startup attualmente in portafoglio.  L’IPO dovrebbe chiedere al mercato una cifra che oscilla tra i 25 e i 30 milioni di euro. Non è stata rivelata la data del debutto in borsa. Di certo si sa invece che H-Farm si presenterà con una nuova squadra, dove spicca tra gli altri l’ex Balderton Capital Roberto Bonanzinga.

Riccardo_Donadon (1)

A Roncade l’atmosfera è rilassata. «Siete stati fortunati qui ha appena smesso di piovere». Sullo sfondo una vetrata dà su una distesa uggiosa di campi e pianura veneta a perdita d’occhio. A ridosso un palco con 5 sedie ben disposte. Rimarranno vuote. Riccardo Donadon e la sua squadra raccontano la nuova H-Farm in piedi davanti al palco, prossimi al pubblico e indossando tutti una felpa grigia con il trattorino marchio di fabbrica. «Il mondo sta cambiando e in modo drastico. Il digitale, internet ha trasformato i paradigmi di produzione. L’innovazione si è fatta pop e interessa tutti. E l’Italia in particolare. Pensate a quello che sta succedendo in questi anni con la Maker Faire di Roma, un evento che riguarda anche la digital fabrication tra i più grossi al mondo». Per restare dietro il treno dell’innovazione e declinarla anche in maniera concreta sul tessuto produttivo e sul territorio H-Farm ha deciso di puntare molto sul lato formazione aziendale e education. E’ questo pacchetto (insieme alla parte startup e venture) che si quota in borsa. E ha già dato i suoi primi frutti in termini di fatturato. 11 milioni nei primi 6 mesi del 2015, rispetto ai 17 dell’intero 2014.

Meno Silicon Valley, più crescita sul territorio

Formazione e crescita del tessuto imprenditoriale del territorio sono i termini che più si ripetono. Lecito il sospetto che la nuova H-Farm e il nuovo piano industriale ci sia meno spazio per le startup rispetto a prima. Donadon però fuga i dubbi: «Le startup sono la linfa vitale di un posto come H-Farm. Gli investimenti aumenteranno, abbiamo solo ribilanciato i nostri piani coinvolgendo altri settori». E puntare molto sulla crescita del territorio. «Stiamo cercando di creare un network con altre realtà simili alle nostre in Italia per cercare un nuovo modello di sviluppo». Accantonati i sogni di creare una Silicon Valley italiana, si punterà a far crescere il settore industriale dei territori.

La sfida: preparare le aziende alla rivoluzione digitale

«Sappiamo che l’attenzione sull’Italia sta crescendo anche a livello internazionale» ha detto Donadon mentre alle sue spalle le slides sui numeri di internet raccontavano un mondo sempre più connesso. E più accessi alla rete, più presenza sui social e sulle piattaforme digitali si traducono, per un imprenditore, in maggiori potenzialità di business. «Amazon che mette online il made in Italy, piuttosto che l’amministratore delegato di Apple Tim Cook decide di inaugurare l’anno accademico della Bocconi. Sono segnali di un grande interesse per l’Italia». L’Italia è pronta per questo? «No, è per questo che tocca a noi sfruttarlo. I dati sull’ecommerce sono disastrosi. Ed è per questo che vogliamo come attività principale della nuova H-Farm formare le aziende a sfruttare il mercato aperto da internet». H-Farm quindi chiude un capitolo della sua storia. Durato 10 anni. con luci e ombre, difficoltà dovute al fatto di essere stati davvero i primi in Italia ad immaginare un modello di incubazione di impresa come Y-Combinator. «Abbiamo pagato spesso essere stati troppo in avanti rispetto ai tempi». In 10 anni H-Farm ha raccolto 30 milioni, cui 14,5 sono stati investiti in acquisizioni, 17 in startup per un totale di 71 investimenti, e 4 exit.

Il nuovo piano industriale

Con la nuova struttura arriva anche il nuovo piano industriale che sarà concentrato su tre attività di business. Investimenti in startup (Investments), formazione per le imprese (Industry) e formazione per le nuove generazioni con un piano completo che andrà dai 6 ai 26 anni (Education). In 5 anni questo piano, integrandosi, dovrebbe incrementare ulteriormente gli investimenti in startup che per Donadon potrebbe raggiungere a in pochi mesi la cifra investita nei primi 10 anni. 20 milioni. «Qualcosa in questi 10 anni non è andato, è certo. Ma partivamo davvero come primi in un settore che ancora non esisteva. Dagli errori si impara, e noi sappiamo di aver imparato tanto».

A dare sostanza alla nuova struttura di H-Farm tre nuove figure.

  1. Il colpo grosso portato a segno da Donadon è aver portato a bordo Roberto Bonanzinga, ex Balderton Group, tra i 5 più importanti fondi di investimento in Europa. Bonanzinga rimarrà a vivere a Londra, ma sarà il nuovo  responsabile dell’area Investments.
  2. Altra figura arruolata è Cristina Mollis, si occuperà della divisione che aiuterà le piccole e medie imprese a trasformarsi in chiave digitale. Lei è la fondatrice di Nuvò, che H-Farm ha acquisito a giugno
  3. Carlo Carraro, ex Rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, si occuperà della stesura e struttura del nuovo programma didattico che si pone l’obbiettivo di avvicinare l’incubatore di Roncade al mondo della scuola.

Ad affiancare Riccardo Donadon nella guida della squadra ci sarà infine nel ruolo di Executive Chairman Paolo Cuniberti, con alle spalle 25 anni di esperienza nel settore finanziario a Londra, prima in JP Morgan come European Head of Equity Capital Markets and Derivatives e poi come capo di Mediobanca UK.

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