Record di raccolta per il private equity in Italia: più di 1,3 miliardi in 6 mesi

Attirate risorse per 1.328 miliardi di euro. E’ il dato più eclatante tra quelli presentati da AIFI ed elaborati da PwC, relativi al primo semestre 2015. Nord in testa per investimenti, il Sud insegue ma cresce

(Comunicato Stampa) – Il primo semestre 2015 è in linea con i primi sei mesi dell’anno precedente se guardiamo all’ammontare investito che si attesta a 1.787 milioni di euro (erano 1.890 milioni al 30 giugno 2014). Cresce invece il numero delle operazioni che passa da 139 nei primi sei mesi dello scorso anno a 168 del semestre 2015 (+20,9%).

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Come si investe in Italia

Il fundraising di mercato segna un importante dato che registra un +206,1% a 1.328 milioni di euro rispetto ai 434 milioni del primo semestre 2014. Questo valore deriva dal closing di tre grandi fondi di private equity, che da soli hanno rappresentato il 90% del totale dei mezzi raccolti. In Italia torna prevalente la raccolta domestica con 760 milioni (57,2%) rispetto ai 568 milioni raccolti dall’estero (42,8%). Gli investitori individuali e i family office sono stati la principale fonte con il 30% del totale; seguono le banche, con il 23,1% e assicurazioni e fondi di fondi rispettivamente con il 14,3% e il 14,1%. Ancora scarsamente presente il contributo di fondi pensione e casse di previdenza.
Continua a essere difficile la raccolta per il venture capital, che nel primo semestre è stata quasi nulla, e per il private debt, il cui obiettivo di 2,5 miliardi di euro è ancora lontano. Il primo semestre registra un dato sul fundraising pari a circa 40 milioni di euro. Le iniziative attualmente in fase di avvio sono circa venti.

“Il mercato ha registrato, anche in questo semestre, una sua vivacità con la crescita del numero delle operazioni”, afferma Innocenzo Cipolletta Presidente AIFI, l‘associazione italiana del private equity e venture capital. “Se il mercato del private equity può dirsi in costante crescita, quello del private debt e quello del venture capital devono ancora superare lo scoglio del fundraising che di fatto blocca la possibilità per questi fondi di partire e investire nell’imprenditoria italiana”.

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Exit per oltre 1 miliardo di euro

L’ammontare delle operazioni di buy out (acquisizioni di quote di maggioranza o totalitarie) questo semestre è stato pari al 63,9% del totale per 1.142 milioni di euro in linea rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (era 1.152 milioni di euro pari al 61% del totale). Segue il replacement (investimento finalizzato alla riorganizzazione della compagnie societaria di un’impresa, in cui l’investitore nel capitale di rischio si sostituisce, temporaneamente, a uno o più soci non più interessati a proseguire l’attività) con un ammontare pari a 359 milioni di euro pari al 20,1% dell’ammontare totale (sono incluse alcune operazioni che rientrano nella strategia di spin off di un primario operatore bancario). Cresce il segmento seed/startup con un incremento del 13,4% dell’ammontare investito che passa da 17 milioni a 20 milioni di euro. Scende l’expansion che segna un –62,2% arrivando a 266 milioni di euro rispetto ai 703 milioni euro del primo semestre 2014. Scompare il turnaround.

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3 aziende su 10 fatturano più di 50 milioni

Dal punto di vista delle dimensioni delle imprese oggetto d’investimento, prevalgono ancora una volta le aziende con meno di 50 milioni di fatturato, che rappresentano il 74,9% del numero totale (69,1% nel primo semestre del 2014); scendono gli investimenti nelle aziende con un fatturato sopra i 250 milioni di euro (6,5% rispetto a 9,4% dei primi sei mesi del 2014).

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Per quanto concerne la distribuzione settoriale, in termini di numero di operazioni, nel comparto manifatturiero sono stati realizzati 22 deal (13,1% del totale), nel settore dei beni e servizi industriali 19 (11,3%), nei servizi non finanziari 14 (8,9%) e in quello dei computer 13 deal (7,8%).

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Anche sugli investimenti Nord avanti tutta e Sud indietro (ma cresce)

Nella distribuzione geografica degli investimenti realizzati in Italia, 118 operazioni, il 73,3% del numero totale, sono state fatte al Nord, in crescita rispetto alle 109 dello stesso semestre dell’anno precedente; cresce il numero degli investimenti nel Centro, 25, con un peso del 15,5% rispetto alle 18 dello scorso anno nel medesimo periodo. Cresce anche il Sud che totalizza 18 operazioni, l’11,2%, del totale di operazioni in Italia.

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Per quanto concerne i disinvestimenti, nel corso del primo semestre del 2015 sono state dismesse 99 partecipazioni, un numero che segna un incremento del 45,6% rispetto alle 68 operazioni nello stesso periodo dell’anno precedente. L’ammontare disinvestito, calcolato al costo storico di acquisto, si è attestato a 1.914 milioni di euro, contro gli 886 milioni del primo semestre del 2014 (+116,1%).

«Anche sul fronte disinvestimenti i dati del primo semestre 2015 fanno registrare segnali molto incoraggianti», commenta Francesco Giordano Partner di PwC – Transaction Services. «Il mercato Italiano del private equity risulta, sia sul fronte investimenti sia su quello dei disinvestimenti, tra i più dinamici in Europa».

Nella distribuzione dei disinvestimenti per tipologia, nel primo semestre ha prevalso la vendita ad altri investitori finanziari, sia per ammontare (1.112 milioni, +346,8% rispetto ai primi sei mesi del 2014) sia per numero (37 disinvestimenti, +146,7%), seguita dal trade sale con 31 operazioni (31,3% del numero totale).

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