Chi è il fondatore di Popcorn Time (che oggi si è dato al Bitcoin)

Intervista a Federico Abad, fondatore di Popcorn Time, il programma in grado di far vedere film gratis nel mondo. La sua storia, nata dalla passione per il Commodore fino a Bitcoin

E’ il fondatore di Popcorn Time, andato offline venderà 23 ottobre. Oggi si è lanciato in un nuovo progetto per rendere popolare il Bitcoin. Federico Abad, oggi trent’anni, sembra un tipo qualunque, uno che potremmo incontrare in qualunque Università italiana. Ma come molti della sua generazione Federico ha un asso nella manica: grazie al suo Commodore si è appassionato da piccolo al software e ha cominciato a programmare a nove anni. Ho avuto la possibilità di incontrarlo a Milano, nel suo primo intervento pubblico da quando è diventato famoso, in una chiaccherata all’interno di Welcome, progetto di Startup Europe tenutosi a SMAU. Andato offline per un mese, diviso in sei fork, Popcorn Time è tornato online a dicembre. 

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Federico Abad, founder Popcorn Time

«Mi è sempre piaciuto scrivere codice –racconta Federico – mi piace creare, inventare cose, risolvere problemi. Ho iniziato da piccolo a scrivere software. Ma quando dovevo scegliere le scuole ebbi la sfortuna di parlare con un insegnante che mi sconsigliò di studiare informatica e così decisi di dedicarmi al design. Ho sempre avuto comunque la passione per l’interfaccia utente, la voglia di creare interfacce facili, utili, usabili. Realizzare servizi che anche mio padre e mia mamma potessero usare. Fu un consiglio sbagliato, ma fortunatamente la mia passione mi ha riportato a sviluppare. E così a 17 anni lasciai la scuola, fu un brutto colpo per mia madre».

Vedere video su internet in modo decente

Federico (anche conosciuto in rete come Sebastian) è argentino e a Buenos Aires, così come in moltissime altre parti del pianeta la larga banda è un sogno e l’esperienza utente del video streaming assolutamente inadeguata. Ma per ogni problema un hacker cerca una soluzione. «Era frustrante usare il video su Internet. Se volevi vedere un film con la tua fidanzata, dovevi chiamarla il giorno prima per decidere il titolo e poi aspettare un intero giorno per il download». Federico così si informa e comincia a giocare con Bitorrent, un’applicazione software che in modo totalmente decentralizzato consente di distribuire contenuti digitali pesanti (grandi file, tipo appunto un film). Tecnologia che ha preso il testimone di esperienze precedenti come Napster, Kazaa, Morpheus, Pirate Bay.

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Ma Bitorrent è complicato, difficile da usare per la gente comune, così vicino al deep Web; e così nel 2012 Federico e un paio di amici fanno un primo tentativo di sviluppare un software che consentisse a chiunque l’utilizzo semplice dei contenuti presenti in Bitorrent. «Nel 2012 la tecnologia non era pronta. Non riuscimmo a sviluppare un sistema semplice. Decidemmo di abbandonare il progetto, ma da allora non ho mai smesso di cercare la tecnologia giusta. Finché non uscì su Web un nuovo plugin di Chrome».  Da quel momento la nuova tecnologia consentiva finalmente di realizzare il progetto. Federico e un amico si mettono immediatamente al lavoro.

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Federico Abad, Founder Popcorn Time

La nascita di Popcorn Time

«Abbiamo sviluppato tutto Popcorn Time in una nottata di lavoro. Avevamo già ragionato per due anni sulle soluzioni ai vari problemi. In fondo avevamo tutto pronto nel nostro cervello, si trattava solo di scrivere il codice. Per di più con il nuovo plugin di Chrome, potevamo sviluppare in un linguaggio facile ed universale a cui chiunque avrebbe potuto contribuire.” La mattina del 10 Febbraio 2014 la prima release di Popcorn Time finisce su Internet, Federico promuove il link con il suo unico investimento di marketing: un post su Twitter e la foto dell’homepage del software su Istagram.

Il software comincia a girare come un virus in rete. Dopo un mese 1 milione di persone avevano scaricato il prodotto.

Da quel momento la sua vita cambia per sempre. Il software comincia a girare come un virus sulla rete, decine di migliaia di download al giorno e dopo due settimane già 200 sviluppatori avevano cominciato a contribuire con il proprio codice al progetto. Dopo un mese 1 milione di persone avevano scaricato il prodotto. «Nel giro di poco, gente da tutto il mondo cominciò ad aggiungere funzionalità al software, a partire dalla traduzione nelle varie lingue. Fu un periodo frenetico, ad un certo punto si era creata una grande conflittualità tra brasiliani e portoghesi e dovemmo creare due canali differenti per la stessa lingua».

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Gianluca Dettori, dPixel

In questo tipo di mondo è praticamente impossibile attribuire ad una singola entità lo sviluppo di un oggetto. Bensì esso è frutto del contributo collettivo di centinaia di persone che via Internet aprono nuove strade, risolvono problemi, aggiungono funzionalità. E’ il mondo dell’open source e della sharing economy. Ed in questo mondo, quanto il genio esce dalla lampada, non c’è modo di rimetterlo dentro.

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Dentro Pavel Durov

 

Le cose cambiano, che ci piaccia o no. Da quel giorno, il mondo della produzione e distribuzione cinematografica si dovrà confrontare con una realtà. Questa tecnologia non può essere eliminata. E’ come Internet, c’è, funziona, e non è possibile distruggerla. E’ costruita per essere resiliente. Da quel giorno ogni film può essere trasmesso via Internet, in modo facile e semplice che chiunque potrà vederlo.

Il giorno in cui Popcorn Time è finito sul Time

«Per anni ho faticato a spiegare ai miei genitori perché avevo mollato la scuola superiore – racconta Federico – Quando dovevano spiegare cosa facevo ad amici dicevano che smanettavo sui computer. Un giorno sono finito su Time Magazine con Popcorn, un giornale letto da mio padre. E’ stata la mia massima soddisfazione, in fondo avevo cercato di fare un’interfaccia che consentisse con due click a lui e mia madre di usare la mia tecnologia. Da quel giorno mio padre capì che quello che stavo facendo era importante».

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Popcorn Time è una bomba e nel giro di poco Federico capisce che la situazione sta diventando complicata. Al suo clamoroso successo si affianca un massiccio canale di violazione del copyright. «Ci rendemmo conto che eravamo seguiti ad un certo punto. Sul mio profilo Linkedin e su quello di tutti gli altri sviluppatori era passato un avvocato di Warner. Così presi la decisione di sospendere il progetto, non avevo fatto tutto questo per rischiare la galera, ma solo per risolvere un problema pratico».

Il nuovo progetto basato su Bitcoin

Ma ormai il genio è uscito dalla lampada. Il giorno dopo la morte di Popcorn Time, nascono dalle sue ceneri sei fork  differenti e il codice è disponibile per chiunque. Lasciato il progetto, Federico oggi lavora per Xapo. La sua nuova missione quella di rendere Bitcoin facile ed usabile anche da suo padre e sua madre. Ma la sua passione resta. Quante persone al mondo non hanno accesso ai contenuti e potrebbero? Quante produzioni indipendenti non riescono a raggiungere il loro pubblico perché non hanno un canale distributivo?

Mi ha colpito notare che la nuova generazione di hacker come Federico Abad non ha un retroterra ‘ideologico’ come la prima. Semplicemente risolve problemi che trova inconcepibile non vengano risolti. Ma non confondetevi, Federico capisce le profonde implicazioni di quello che fa. Colpisce il suo braccio tutto tatuato di numeri, come fossero un serpente che lo avvolge. «E’ π  – mi spiega – un numero che mi ha sempre affascinato per la sua doppia valenza. Da un lato genera il caos, dall’altro la perfezione».

Il tatuaggio, un numero infinito avvinghiato come a guidare il suo braccio, Federico lo ha fatto prima di Popcorn Time, non dopo.


Articolo modificato il 4 dicembre 2015 

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