Mangatar, storia degli ex smanettoni dei videogiochi (che si sono portati a casa 1,1M)

Dagli inizi, all’università, ai primi progetti insieme. La fiducia di Dettori e i round con Fira e Smart&Start. Storia della startup campana Mangatar. E ora altri 10 videogiochi

Facevano già software, ma gestionali e interfacce per commercialisti. Poi hanno deciso di cambiare tutto e mettersi a fare videogiochi: inizia così la storia di Mangatar, la startup salernitana che ha appena chiuso due round che valgono 1,1 milioni di euro.

Dall’università al primo round da 200K

Il primo embrione di Mangatar nasce tra i banchi dell’università nel 2011, dove studiavano tre dei 5 founders: mettono online un generatore di avatar in stile manga e in un anno ne vengono generati 8 milioni. Così a marzo del 2012, Andrea Postiglione, Raffaele Gaito, Enrico Rossomando, Alfredo Postiglione e Michele Criscuolo decidono di fondare la loro startup.

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Con il rilascio del primo titolo “Mangatar Saga”, dove i giocatori possono creare i propri avatar scegliendo le caratteristiche del proprio genere manga preferito, la startup campana suscita l’interesse di Gianluca Dettori e dPixel: si arriva così al primo importante round da 200 mila euro. Mangatar esiste, è una srl con sedi a Milano e Salerno. Da adesso in poi si sogna in grande. «Con queste risorse abbiamo imparato come si fa startup ed abbiamo buttato le fondamenta della Mangatar di oggi», racconta a Startupitalia il Ceo di Mangatar, Andrea Postiglione.

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Fare tappa nella Silicon Valley è d’obbligo per ogni startup che si rispetti. Lo fanno anche Postiglione, Gaito & Co, che vanno a San Francisco per frequentare la Startup School di Mind the Bridge, ma con un biglietto andata e ritorno. Mangatar ha cuore e la testa a Salerno, ed è lì che vuole crescere. Andrea su questo ha le idee molto chiare: «E’ già da un bel po’ – rivela – che penso che non abbia senso andare tutti in Silicon Valley, né credo che in Italia sia utile pensare ad un modello analogo». E il modello che piace a Mangatar, manco a dirlo, è glocal. «Sono sicuro – dice Postiglione – che un’impresa come la nostra debba agire in ottica globale e aprirsi a collaborazioni anche con partner che operano negli Usa come in Giappone, prendendo il meglio del Made in Italy».

Arriva Dengen Chronicles

Altro giro altra corsa. Succede tutto molto velocemente: la partecipazione all’App Campus, l’incontro con Nokia, Intel e, soprattutto, Microsoft. Presto non arriveranno solo altri investimenti ma soprattutto numeri di tutto rispetto. Viene tenuto a battesimo anche un secondo titolo, Dengen Chronicles, un trading card game nel quale i giocatori possono personalizzare in modo estremamente dettagliato le proprie carte e sfidarsi.

Sarà per la trama del gioco, che racconta di quattro famiglie scese in guerra tra loro (ninja, fantasy, robot e school), sarà per la grande cura nei dettagli dei personaggi e delle features, fatto sta che il nuovo gioco della startup salernitana impazza di fan già dalle prime beta e oggi è disponibile in 9 lingue su tutte le piattaforme smartphone con più di 500mila download all’attivo. «Numeri che ci hanno permesso – ricorda Andrea Postiglione – di testare soluzioni tecniche, equilibri nelle meccaniche di gioco e strategie di marketing con un discreto successo. I nostri utenti sono in stragrande maggioranza nella fascia tra i 28 ed i 35 anni, con una prevalenza di uomini. Ma non così marcata come si potrebbe pensare per un card game in stile manga. Oltre a Stati Uniti, Brasile e Francia che sono sempre stati dei mercati privilegiati per noi, abbiamo visto una crescita incredibile dei paesi asiatici, Cina e Vietnam in testa».

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In Italia un giro da 1,5 miliardi. I numeri del social gaming

Con un giro di oltre 300 milioni di giocatori mensili, il social game genera oltre il 60% dei ricavi dalla vendita di beni virtuali utilizzabili nel gioco stesso. Nel 2014 sono stati venduti oltre 4 miliardi di dollari di virtual goods, mentre per il 2015 si stima che questo valore crescerà oltre i 15 miliardi di dollari. L’Italia è il decimo paese al mondo per ricavi dal gioco, con un giro d’affari da 1,5 miliardi.

Si fa presto a dire round

Mangatar ha chiuso in questi anni tanti (meritati) round di investimento, ma questo numero tondo e giornalisticamente molto appetibile del milione e centomila euro non può essere letto come un round puro. In vero, nei comunicati ufficiali diffusi da Mangatar in alcuni passaggi si parla di “finanziamento”. Finanziamento è quello di Smart&Start, ad esempio. Mentre per la parte riguardante Fira, si tratta di 500mila euro in equity. E secondo l’opzione sottoscritta nei patti parasociali tra 5 anni (o anche prima, se la società dovesse aumentare velocemente il proprio volume d’affari) è fissata l’uscita della finanziaria abruzzese dalla proprietà di Mangatar e quindi i soci della startup campana (o anche terzi) dovranno sostanzialmente ricomprare le quote in exit al valore di mercato.

Cosa farà davvero Mangatar col milione di Invitalia e Fira

Soldi che la startup del social gaming userà «in prospettiva di consolidamento aziendale e crescita, sia con l’ampliamento del team, che sta già accogliendo nuove figure specializzate, sia con il progetto “Smart Publishing Hub” che prevede la creazione strutturata di una rete di team e sviluppatori indie per giochi casual e mid-core su piattaforme mobile e connected TV».

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Poter contare su 1,1 milioni, secondo Postiglione, «significa dare forma ad una visione che si è costruita nel tempo, sia guardando a quello che succede altrove nel mercato del gaming, penso in UK o in Finlandia, che è diventata un po una nostra seconda casa grazie ad App Campus, sia guardando con attenzione allo scenario dei game dev italiani: siamo dei grandi consumatori di videogiochi ma sul mercato il made in Italy fatica ad arrivare. Per quale motivo? Siamo minuscoli, spesso superspecializzati e difficilmente pensiamo a fare gioco di squadra».

Una software house di videogames

In tre anni il team di Mangatar è quasi raddoppiato. «Siamo arrivati a quota 9 di cui 4 co-founders. Puntiamo ad arrivare a 10 o 11 per la fine dell’anno con un paio di inserimenti strategici in ambito marketing». Il CCO dell’azienda Raffaele Gaito in una recente intervista per la web serie della Rai “Startup in a day” si è spinto anche un po’ più in là, rivelando che l’obiettivo di Mangatar è quello di «diventare presto una software house di giochi, rilasciando ogni 6 mesi un gioco nuovo, ovviamente per un pubblico mobile».

In arrivo 10 nuovi giochi

Se in questi 3 anni Mangatar ha puntato tutto soltanto su 2 titoli, adesso le cose stanno per cambiare. E tanto. Postiglione non anticipa nessuna mossa in particolare ma traccia nitidamente il percorso che la sua startup vuole intraprendere. «Stiamo facendo un lavoro pazzesco di scouting – racconta – per trovare nuove idee e proposte da sviluppare e portare sul mercato. Il nostro obiettivo è di avere 10 nuovi titoli a portfolio nel prossimo anno, tra quelli realizzati interamente in house e quelli costruiti grazie a questo lavoro di affiancamento e collaborazione con altri team. Crediamo che questa strategia possa fare la differenza».
La stanno già facendo, la differenza, questi ex programmatori di software gestionali.

Aldo V. Pecora
@aldopecora

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