Storia di Sounday, il DHL della musica dall’incontro con Dettori a 4M di fatturato

Giuseppe Ravello ha lasciato un posto da dirigente in Intesa San Paolo per dedicarsi alla musica e al tech. Dopo 6 anni, Sounday fatturerà 4mln di euro

«Il mondo va da un’altra parte». È questo che ha pensato Giuseppe Ravello quando nel 2009 ha lasciato il suo posto da quadro dirigente di Intesa San Paolo, ha raccolto le sue due passioni, la musica e la tecnologia, e ha dato vita – insieme a Gianluca Perrelli e Eugenio Caserini – a Sounday, la piattaforma per coloro che gestiscono un progetto musicale, siano essi artisti, etichette o manager. Ravello lo definisce «il DHL di chi fa musica» perché, spiega lui stesso a Startupitalia!, «Sounday raccoglie i contenuti digitali e permette all’utente di gestirli come preferisce. La piattaforma poi – letteralmente – consegna i contenuti nei posti in cui la musica viene fruita e acquistata: iTunes, Amazon, Spotify, ecc. Con le app mobile è possibile, infine, portare la vostra musica in quello che io chiamo il “music on things”, quindi negli oggetti come le automobili, i telefoni, gli altoparlanti».

Giuseppe Ravello Sounday

Come funziona Sounday per gli utenti

Chi usa Sounday può gestirsi le vendite e seguire il proprio progetto digitale come preferisce, con gli analytics. L’utente è di due tipi:

  1. o l’emergente, cioè colui che deve farsi conoscere e che si iscrive a Sounday proprio per questo,
  2. o l’artista già noto.

L’emergente paga one shot per ogni brano, il suo non è un abbonamento: 20 euro al mese per tenersi il 100% delle vendite. Per coloro che invece sono già famosi, si fa un accordo di revenue share: loro si prendono una parte delle vendite – che solitamente è 70% per lui e 30% per la piattaforma, ma poi si valuta caso per caso – e Sounday fornisce loro strumenti e consulenza strategica.

sounday

Dettori, i 750mila euro e gli States: le basi per Sounday

«A 39 anni mi sono chiesto “cosa voglio essere tra 10?” e la risposta è stata semplice: un imprenditore indipendente», racconta Ravello, che nel 2009 si fa finanziare con 100mila euro Sounday dal venture capitalist Gianluca Dettori. Con quei soldi, poi, Ravello volerà negli States e in 90 giorni, nella Silicon Valley, disegnerà il modello di Sounday, unendo musica e tech. Verrà lanciata la versione beta, che metterà fine nel 2012 la prima fase di startup, a cui ha lavorato un team di cinque persone. Nel frattempo, poi, era stato chiuso un round di 650mila euro da parte di imprenditori privati grazie al quale Ravello e il suo team avevano messo in chiaro quale fosse il modello e mosso le acque intorno al loro progetto.

2013-2015, la crescita: team di 20 persone e round di 2mln di euro

A gennaio 2013 si apre la seconda fase, quella della crescita, inaugurata con un round di 2milioni di euro con Principia SGR che permette anche di allargare il team, sviluppare il prodotto e avviare un marketing più attivo. Oggi il team è composto da 20 persone, tutte assunte a tempo indeterminato, ha un milione e mezzo di utenti registrati e una tecnologia mobile proprietaria, con un mobile streaming diffuso a livello mondiale. Il fatturato ammontava a 250mila euro nel 2013, mentre il 2015 – anticipa Ravello – si chiuderà con 4milioni di euro. Il tasso medio di crescita annuo, in questi tre anni di vita di Sounday, è del 30%. Sounday opera in tutto il mondo e nel 2013 acquisisce Kiver Digital, una società che faceva distribuzione musicale in digitale per artisti top, mentre nell’estate 2015 Sounday ha acquisito la tecnologia di brand Soundtracker, lo streaming in music mobile. «Nel 2016 mi aspetto di avviare la fare di espansione per accelerare quello che abbiamo fatto finora: per questo – conclude Ravello – è necessario un fundraising».

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