12 numeri per raccontare le mie 3 settimane negli Usa con gli innovatori di mezzo mondo

Il vicepresidente di Italia Startup Antonio Perdichizzi è stato ospite del Dipartimento di Stato Usa all’International Visitor Leadership Program dedicato all’innovazione. In questo post i numeri della sua esperienza

Raccontare un’esperienza incredibile come l’IVLP (International Visit Leadership Program) non è facile. Scriverò di certo sulle cose che ho imparato, ma è una esperienza così intensa e totalizzante e che ha impattato fortemente su di me come persona, prima ancora che come partecipante ad un prestigioso programma, che sento il bisogno di raccontare anche altri aspetti. Mi farò aiutare dai numeri e dalle fotografie, con cui riesco a esprimere sensazioni ed emozioni meglio che con le parole.

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Tutti i numeri del mio viaggio negli States

1, il primo numero è per il programma a cui abbiamo partecipato, dal titolo “Empowering European Youth through Entrepreneurship and Innovation”.

3, come le settimane trascorse negli Stati Uniti e 3 come i nostri Liasons, ovvero le persone che ci hanno guidato durante tutto il programma i grandi Dragoslava, Marcus e Bruno.

4, come gli hotel che ci hanno ospitato ma, soprattutto, come le città principali che hanno ospitato la maggior parte dei nostri incontri ovvero Washington D.C., Kalamazoo Michigan, Denver Colorado, Seattle Washington (tra le tante altre città in cui ci siamo recati cito Boulder in Colorado, dove abbiamo avuto incontri ed esperienze entusiasmanti).

8, il numero degli aeroporti che è stato necessario utilizzare da e per la Sicilia e per i vari spostamenti interni, mentre 10 è stato il numero dei voli complessivi.

16, il numero dei Paesi presenti: Bielorussia, Bosnia Erzegovina, Grecia, Italia, Moldova, Portogallo, Serbia, Albania, Azerbaijan, Croazia, Estonia, Lituania, Serbia, Spagna, Ucraina, Turchia.

17, è il numero medio delle ore passate insieme agli altri partecipanti per i 22 giorni trascorsi negli Stati Uniti, dal 26 Settembre al 17 ottobre.

20 (circa), il numero di hamburger che ho mangiato e almeno 35 le birre che ho bevuto. Questo vuol dire un paio di chili in più e la seria tentazione di non mangiare carne per qualche e non bere alcool per qualche settimana!

40, più o meno le comunità che abbiamo incontrato. La sensazione di comunità, di collaborazione e sinergia, a livello di territorio e tra attori diversi è davvero una delle sensazioni positive più forti che mi restano da questa esperienza.

50 (e più), i meeting, almeno 100 persone incontrate e non meno di 150 i posti differenti in cui siamo stati.

500 (in media), e volte in cui vengono ripetute le espressioni “You Know” e “I Mean” durante un meeting di un paio d’ore. Facciamo una petizione per abolirle?!

1000, i grazie che vanno al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, all’Ambasciata USA in Italia e, soprattutto, al Consolato Usa di Napoli. Quella sperimentata con loro è vera e proficua cooperazione e, dopo questa esperienza, non potrà che crescere in intensità ed efficacia.

3.000, le foto che ho scattato durante queste settimane e stimo che il gruppo ne abbia scattate non meno di 35.000. Seleziono le 36 che preferisco tra volti e luoghi, tra foto fatte dal mio telefono e instagrammate e altre fatte con la mia mirrorless Olympus.

Ma il numero più importante di tutti, lo lascio per ultimo, non rispettando la sequenza.

Il numero è 18, come i partecipanti al programma. In realtà è per loro che ho sentito il bisogno di scrivere questo post. Sono stati compagni di viaggio eccezionali in assoluto la più grande sorpresa e il più grande valore di questa esperienza. Siamo diventati amici e continueremo a fare cose insieme, ne sono certo. Sono stati cortesi, simpatici, affidabili, sensibili, aperti al dialogo, al confronto, alla condivisione. Ci siamo raccontati le vite che viviamo, le cose che facciamo, i nostri progetti e i nostri sogni. Le differenze culturali tra i nostri paesi e rispetto gli Stati Uniti, che tra le contraddizioni e i problemi, sono ancora una fonte di ispirazione inesauribile e hanno davvero tanto da insegnare.

Durante queste tre settimane ho potuto ascoltare tanti accenti, lingue, toni e punti di vista diversi. A pensarci bene, è la cosa più vicina agli Stati Uniti d’Europa che io abbia mai potuto immaginare. Unità senza uniformazione. Diversità, che diventa ricchezza. E’ così che penso possa essere la via comune verso il benessere e lo sviluppo sostenibile dei popoli. Quando ho realizzato tutto questo ero a Washington, ma era come essere in uno degli altri paesi e capitali rappresentate, come Lisbona, Roma, Madrid o Atene. Uso questi paesi non a caso. Non siamo PIGS. Siamo un glorioso passato. Un presente complesso. Ma anche un futuro possibile.

Antonio Perdichizzi
@aperdichizzi

 

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