17 innovatori renderanno la Terra un posto migliore. E c’è un italiano

Nella classifica di Wired e Nokia sui 17 global influencers che stanno migliorando il mondo c’è anche un’azienda italiana che crea reti mobili d’emergenza, Athonet.

C’è un italiano tra i 17 Global Influencer, imprenditori e attivisti con soluzioni tecnologiche che migliorano il pianeta e la vita delle persone. La classifica stilata da Wired e Nokia dopo nove mesi di ricerca, premia Karim El Malki, nato in Italia con origini egiziane: è il Ceo di Athonet, azienda che porta Internet e la banda larga a basso prezzo in zone rurali e Paesi in via di sviluppo. L’ha fondata insieme a Gianluca Verin. Raccontiamo la loro storia.

Karim El Maki ha 42 anni, è un ingegnere con un passato da ricercatore in Inghilterra. Si appassiona al mondo dell’industria e si trasferisce in Svezia dove viene assunto in una multinazionale delle telecomunicazioni (Ericcson) quando la connessione via mobile era con il WAP. In azienda conosce un collega ingegnere, Gianluca Verin, con cui decide di mettersi in proprio e anticipare il futuro: «La tecnologia radiomobile era molto costosa. Volevamo ridurne il prezzo per portarla a chi non poteva permettersela, in quelle zone in cui i grandi operatori non avevano interessi economici a installare reti» spiega Karim a Startupitalia!.

gianluca e karim

Karim El Malk a sinistra. Gianluca Verin a destra.

Creare una rete cellulare in pochi minuti

La formula per abbattere i costi è la riduzione dell’hardware. Una soluzione, chiamata PriMo, che consente di creare in pochissimo tempo (30 minuti) una rete cellulare autonoma (tecnologia UMTS/HSPA e LTE). E così permettere la comunicazione audio video tra utenti per coprire zone come campus, ospedali, aeroporti, luoghi poco connessi o in emergenza. Con un kit che si trasporta in una valigetta. Una soluzione low cost rispetto all’investimento di una rete tradizionale che richiede decine di milioni di euro: «In rapporto il costo di PriMo è di un ordine di grandezza inferiore».

exbox

Karim e Gianluca decidono di portare in Italia la tecnologia e non cedere alle lusinghe di investitori stranieri che ne avevano capito le potenzialità: «Ci dicevano vi diamo i soldi se restate in Inghilterra e sviluppate lì l’idea. Ma noi volevamo tornare nel nostro paese. Eravamo sicuri che in Italia si potessero creare tecnologie di alto livello. Abbiamo risorse umane molto preparate a prezzi più accessibili rispetto agli Stati Uniti d’America o i Paesi del nord Europa. Sapevamo che la strada sarebbe stata più lunga non avendo accesso a grossi investimenti. Ci siamo rimboccati le maniche, investendo prima nostri risparmi e poi chiedendo un contributo ad amici e familiari, così pazzi da credere come noi nell’idea».

Terremoto in Emilia come prova generale. E funziona

Il banco di prova per dimostrare l’utilità della tecnologia è il terremoto in Emilia nel 2012. Le comunicazioni sono seriamente danneggiate, ma Athonet aiuta la Protezione Civile a creare delle isole WIFI con cui i ragazzi sfollati possono collegarsi a Internet e interagire con il resto del mondo: «È stata la prima volta che per un emergenza è stata utilizzata il 4G per rendere possibili le comunicazioni».

Da Mirandola, di strada Karim e Gianluca ne hanno fatta tanta: oggi portano le loro soluzioni low cost in Africa, nel Malawi, e nelle zone rurali degli Stati Uniti, hanno firmato accordi con aziende come Nokia, Airbus, Enel che ha creduto in loro selezionandoli nel loro progetto di incubatore Enel Lab: «Abbiamo collaboratori con operatori del Malawi per creare una rete, ma non inferiore a quelle europee, ma di ultima generazione con la Lte». Oltre 50 reti costruite in tutto il mondo e 30 persone che lavorano nel team.

rete malawi

Ed è proprio soprattutto per l’impegno per facilitare l’accesso alle telecomunicazioni del popolo africano che giunge il riconoscimento di Wired e Nokia: «Ho saputo di essere nella lista dei 17 via email. Questo ci dà un’importante visibilità e la possibilità di conoscere gli altri protagonisti e far nascere collaborazioni».

Nella lista dei 17 è in buona compagnia. C’è Mike Ebeling, un imprenditore di Los Angeles che ha costruito in Sudan laboratori di stampa 3D per stampare protesi a basso costo nelle zone di guerra. Cristopher e David Mikkelsen, fratelli norvegesi che hanno creato un network per riunire le famiglie dei rifugiati nel mondo. Oppure Rikin Gandhi, che ha realizzato uno YouTube per agricoltori in India per diffondere buone pratiche per modernizzare l’agricoltura.

Giancarlo Donadio

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