La Cina vuole i nostri innovatori: arriva in Italia IngDan per cercarli

Arriva in Italia IngDan, piattaforma che mette in contatto makers, designer, innovatori e startup col mercato cinese. Intervista al responsabile italiano Marco Mistretta

«O ci facciamo travolgere dall’onda o la cavalchiamo perché l’Internet of Things in alcune parti del mondo è già una realtà». A parlare è Marco Mistretta, fondatore e amministratore di IngDan Italia, piattaforma che collega gli innovatori italiani con produttori e distributori cinesi. Il debutto di IngDan Italia è avvenuto in occasione della Maker Faire Rome durante la quale sono stati selezionati tra i partecipanti 40 progetti per esporli alla Maker Faire di Shenzen nel 2016. «Ero a cena a Shanghai con degli amici cinesi e, al momento di pagare, io ho preso la mia carta e loro lo smartphone, utilizzando un QR Code hanno saldato il conto tramite Alipay».

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Nel 2014 l’Economist ha definito la Cina il fulcro dell’innovazione hardware mondiale registrando un volume totale dell’import-export superiore a 100 miliardi di dollari. Inoltre il Paese traina la vendita dell’elettronica in Asia con circa tre milioni di imprese manifatturiere operanti nel settore, per 20 miliardi di yuan (2,8 miliardi di euro) in acquisti di componenti IC. La Cina è anche il primo paese per servizi M2M e si stima che nel 2020 il mercato IoT cinese toccherà i 166 miliardi, con un tasso di crescita annuale del 32,15%.

«Dagli Stati Uniti si produce in Cina, dall’Europa si produce in Cina» – continua Mistretta – «Per esempio Shenzen rappresenta un ecosistema unico per la produzione di massa, intendendo la capacità di produrre in maniera rapida da 200.000 a 2 milioni di pezzi, con un vantaggio competitivo senza pari. Shenzen poi è il centro del progetto governativo Made in China 2025 che vuole renderla il polo dell’innovazione cinese. Con questi presupposti, possiamo prendere in considerazione un nuovo paradigma: Designed in Italy, Made in China».

Una piattaforma per valorizzare creatività italiana

«Ho lavorato in Russia, Asia, Stati Uniti ed Europa e posso garantire che gli altri paesi non sono più bravi di noi» – continua Mistretta – «anzi gli italiani si distinguono perché hanno una vera passione per il proprio lavoro. In Italia c’è il più alto numero di FAB LAB, ogni Regione presenta distretti ad alto livello tecnologico e innovativo. Facciamo qualcosa per valorizzare la creatività italiana mettendo in contatto le eccellenze del nostro Paese con il resto del mondo sfruttando la tecnologia per eliminare i passaggi intermedi. Oggi i giganti mondiali e i mercati esteri rappresentano delle grandi opportunità, questo significa non avere paura ma il coraggio di confrontarsi con altre realtà».

IngDan, la più grande piattaforma per l’Internet of Things (IoT). E’ nata da un’idea di Jeffrey Kang, fondatore di Cogobuy, piattaforma online che si occupa della vendita di microchip in Cina e serve oltre 3 milioni di piccole e medie imprese manifatturiere. Quotata alla Borsa di Hong Kong nel luglio 2014, Cogobuy ha chiuso l’anno con un fatturato di oltre un miliardo di euro. Da questa esperienza nasce appunto IngDan che ha già raccolto oltre 2.000 progetti IoT, conta su 2000 fornitori e 2 milioni di follower, oltre ad avere stretto partnership strategiche con Baidu, WeChat e Intel.

Nel luglio 2015, grazie alla determinazione di Marco Mistretta, è nata IngDan Italia che si pone come obiettivo quello di collegare il know-how e le innovazioni italiane con la produzione e la distribuzione cinese. Rappresenta quindi una grande opportunità sia in termini di marketing che di commercializzazione per i prodotti e i progetti di uno specifico segmento di mercato – IoT e hardware – e può essere il veicolo per far diventare l’Italia un importante centro per l’Internet of Things ed un punto di snodo tra la Cina e l’Europa.

Maker, imprese e startup: un’opportunità di sbarcare in Cina

«Il nostro Paese ha molto da offrire in termini di innovazione» – evidenzia Mistretta – «Ci rivolgiamo a maker, imprese e start up che, tramite la nostra piattaforma, possono presentare la loro idea o i loro prodotti ai cinesi, offrendogli così un contatto diretto con questa realtà. Non vogliamo sostituirci all’azienda, la nostra filosofia stabilisce che ognuno deve continuare a fare il proprio lavoro, ma il nostro obiettivo è aprire un canale di commercializzazione e promuovere il marketing sul mercato cinese».

Continua Mistertta: «C’è un aspetto online a cui si aggiunge quello offline rappresentato dall’IngDan Experience, uno spazio aperto con la duplice funzione di permettere ai fruitori di presentare i propri prodotti e idee, oltre alla possibilità di facilitare la creazione di un network. Quando la Maserati è andata in Cina ha applicato una strategia di marketing che si è dimostrata vincente: far vedere e toccare le auto ai cinesi. Il risultato è stato un incremento delle vendite e, partita con 40 macchine nel 2003, oggi ne produce 10.000 con un guadagno di 1 miliardo e 200 milioni di dollari»

IngDan ha già uno spazio a Shenzen dedicato all’esperienza dell’innovazione a cui si è aggiunto l’11 ottobre uno spazio espositivo a Pechino. La curiosità e la voglia di scoprire il resto del mondo sono state due leve fondamentali per lo sviluppo economico della Cina e il web è diventato per i cinesi la principale fonte di informazione e il canale di acquisto privilegiato, considerando anche le dimensioni geografiche del territorio.

La Cina dei cinesi tutti uguali è finita

«Mobile ed e-commerce hanno registrato un rapido sviluppo» – sottolinea Mistretta – «inoltre un elemento che mi ha sempre colpito è quanto i cinesi leggessero in metropolitana, diventando grandi consumatori di content online. Nel 2003, quando sono arrivato per la prima volta a Shanghai, i cinesi sembravano tutti uguali con gli stessi abiti grigi e lo stesso taglio di capelli. Nel 2011 era tutto cambiato, soprattutto erano sempre connessi tramite smartphone, ormai diventato oggetto di largo consumo grazie anche alla spinta voluta dal Governo cinese».

«L’aspetto interessante è che la Cina ha sviluppato un ecosistema basato su una produzione locale con caratteristiche utili e adatte ai gusti e alle necessità degli utenti cinesi. WeChat, Alibaba, Xiaomi (terzo produttore di cellulari al mondo) sono solo alcuni esempi e il continuo investimento in tecnologie come Big Data, IoT, dispositivi wearable o stampa 3D ci renderà sempre più interconnessi». Conclude Mistretta: «In questi anni la Cina è cresciuta mentre in Italia la politica industriale non ha favorito processi di crescita ma la fuga di risorse preziose. Inoltre i pochi finanziamenti stanziati per la ricerca e lo sviluppo hanno contribuito ad uccidere e violentare il tessuto imprenditoriale del nostro Paese. Il resto del mondo va avanti ed investire nell’innovazione italiana è l’unico modo per cogliere ancora delle opportunità».

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