Da Palermo a New York, la strategia di WIB per conquistare il mercato dei distributori

Wib Machines (Warehouse in a Box) è una startup siciliana che ha creato distributori automatici per supermercati, e punta a un mercato di 3 miliardi

Il mercato del vending (distributori automatici di snack e bevande) negli ultimi decenni non ha subito un sostanziale cambiamento per la mancanza di nuove tecnologie applicate al settore, almeno fino all’arrivo di una startup che vuole rivoluzionare questa fetta di mercato che in Italia vale circa 3 miliardi di euro. Parliamo di Wib Machines (acronimo di Warehouse in a Box) nata all’interno del Consorzio Arca, un incubatore d’impresa creato nel 2003 grazie ad un partenariato tra l’Università di Palermo ed imprenditori privati.

WIB-Machine

La genesi di Wib la spiega Fabio Montagnino, Direttore Generale del Consorzio: “Abbiamo fatto una proposta di collaborazione a due startup che erano presenti in Arca che operavano rispettivamente in ambito meccatronico e design. È stato un tentativo di far fare un salto al settore vending verso un’innovazione radicale, andando in totale discontinuità rispetto al classico distributore a spirali. Fin dall’inizio la macchina è stata concepita per essere connessa alla rete, in un periodo in cui se ne parlava poco ed erano rari gli approcci verso l’internet delle cose”. Dopo un periodo di incubazione l’azienda è operativa dal gennaio 2014: “Una delle cose di cui vado maggiormente fiero – spiega Nino Lo Iacono, Co-Founder e CEO di Wib – è il fatto di aver creato interesse verso gli investitori. Siamo riusciti a mettere insieme business angel, fondi di venture capital, una banca – con l’ultima operazione è entrata Unicredit attraverso un prestito convertibile – ed un grosso partner industriale”.

A Nino Lo Iacono, che abbiamo incontrato all’interno della cittadella universitaria di Palermo, abbiamo chiesto come funziona il loro prodotto.

È distributore automatico modulare con un’unità magazzino ed un’unità di consegna; all’interno di quest’ultima avviene la raccolta dei beni prescelti dal cliente il quale potrà ricevere un intero carrello di prodotti in un’unica soluzione e non più uno alla volta. I punti vendita Wib sono fruibili dal web, sia dal consumatore che dal retailer; quest’ultimo ha la possibilità di avere sotto controllo i contenuti della macchina, gestire il pricing nonchè la comunicazione attraverso dei video diffusi negli schermi presenti all’esterno del distributore. Il consumatore tramite un’app del portale e-commerce, potrà visualizzare i punti geolocalizzati, il contenuto degli store, acquistare e ricevere un QR code sul proprio smartphone per recarsi davanti al distributore e ritirare la propria spesa, in qualsiasi orario, sette giorni su sette.

Come può una startup che nasce al sud entrare in contatto con i finanziatori che poi hanno deciso di investire nel vostro progetto?

Sicuramente bisogna viaggiare tanto. Non siamo al centro dell’economia internazionale e le “piazze” bisogna cercarsele; l’interesse lo abbiamo conquistato in prima battuta vincendo delle competition tra cui SeedLab 2012. Grande attenzione è arrivata nel 2013 attraverso la campagna di crowdfunding lanciata su SiamoSoci dove abbiamo raccolto circa 500.000 euro. Successivamente siamo stati finalisti alla Intel Business Competition europea soddisfacendo la nostra voglia di misurarci con realtà internazionali.

Come siete usciti dalla fase di incubazione?

Il Consorzio Arca ti sostiene ma spinge gli imprenditori ad andarsi a cercare all’esterno le proprie occasioni di sviluppo. Grazie al primo prototipo, nato con un approccio tipico dei makers, abbiamo raccolto i primi finanziamenti e con questi, a partire dal 2014, abbiamo puntato sull’ingegnerizzazione di una pre-serie. In questo momento la produzione della parte meccanica avviene in Emilia Romagna mentre a Palermo sviluppiamo il software e tutto il design.

A che punto è la sperimentazione della pre-serie?

La sperimentazione è cominciata con Coop in due ambienti diversi: a Catania, all’interno di uno stabilimento industriale con 4.000 dipendenti dove abbiamo realizzato una sorta di spaccio aziendale automatizzato ricevendo feedback molto soddisfacenti. Ne abbiamo installata una seconda all’interno di EXPO 2015, nell’area del Future Food District; in questo caso Coop l’ha utilizzata con finalità di marketing per lanciare una nuova tipologia di prodotto, con risultati ottimi.

Come nasce l’intuizione di investire questo settore?

Nasce dall’avere esaminato il mercato del vending dove l’Italia è leader a livello globale con esportazioni che arrivano al 70%. Abbiamo altresì constatato che i prodotti in vendita all’interno dei distributori sono unicamente snack, lattine, sigarette e che tecnologicamente la parte meccanica si è poco evoluta. Noi vogliamo sfruttare l’efficacia di questo tipo di vendita applicandola però a tutta l’industria del retail globale che vale circa 13 trilioni di dollari. Siamo davanti ad un canale di vendita potentissimo che sfrutta una piccola nicchia e quindi i margini di crescita sono vastissimi.

L’età media nella vostra azienda?

Siamo 13 soci, 6 dipendenti ed un advisor a New York; l’età media è di 30 anni e siamo tutti siciliani, tranne alcune nuove figure che stanno entrando su Milano, infatti prevediamo di assumere altre due unità.

La vostra visione per il futuro?

Abbiamo obiettivi a tre anni dove contiamo di creare un’architettura aziendale che si articoli in Italia, Inghilterra e Stati Uniti dove vogliamo accreditarci come leader globale nell’ automated retail. Una nuova vendita a Chicago (USA) ci apre a scenari interessanti; si tratta di un progetto che consiste nell’utilizzare i nostri distributori per vendere degli integratori alimentari all’interno di alcune palestre, luoghi ad alta pedonalità che però non hanno la possibilità di ospitare dei veri e propri negozi tradizionali. La nostra è risultata essere la soluzione ideale.

Alessandro Cacciato

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