I fatti principali del 2015 delle startup nelle 6 maggiori regioni del Nord

Cosa è successo nel 2015 nelle regioni del nord. La Lombardia domina, ma anche il Piemonte e il Veneto hanno da dire all’ecosistema. E nel piccolo Trentino c’è la startup che vorrebbe Satya Nadella, ad di Microsoft

In vista dell’Open Summit di StartupItalia! che si terrà il 14 dicembre a Milano, abbiamo deciso di riassumere i fatti principali del 2015, regione per regione. L’Open Summit (#SIOS15), oltre che un momento di networking tra startup e investitori, vuole essere un evento dove l’ecosistema italiano si potrà incontrare per la prima volta, raccontando opportunità, rischi e difficoltà. Abbiamo messo online i biglietti. Gratis. Li trovate qui.

OpenSummit_startup15_NORD

Infografica a cura di Aldo Pecora per StartupItalia!

Lombardia, la locomotiva d’Italia

Per capire la forza della Lombardia bastano un paio di dati. Le startup innovative sono più di 1000 e superano il 20% del totale nazionale. Ce ne sono più nella sola provincia di Milano (680) che nell’intera Regione seconda in classifica (l’Emilia Romagna). Un movimento che, nel 2014, ha attirato il 41% degli investimenti early stage.

«Sta crescendo il peso degli investitori non istituzionali e l’interesse di quelli stranieri», sottolinea Francesco Inguscio, ceo di Nuvolab. «Lo confermano operazioni come DoveConviene (10 milioni dagli anglo-svizzeri di Highland Capital Partners Europe) e MoneyFarm (16 milioni a novembre da un round in cui oltre a United Venture è stato coinvolto il fondo inglese Cabot Square). Oppure la forte adesione a iniziative come Scale IT e Global Startup Expo». DoveConviene è un’operazione che conosce bene Fausto Boni, general partner di 360Capital, gestore da 350 milioni di asset. «L’ecosistema è determinante. Ma è condizione necessaria, non sufficiente». Boni avverte: «La Lombardia è ancora nulla in confronto ad altre realtà europee».

2014 was practice. 2015 is the warm up. 2016 will be game time

«Tra tutti gli ecosistemi nazionali – dice Inguscio – quello lombardo vanta una delle migliori infrastrutture per attirare aziende e investitori. Ma è la consolazione dei poveri». Qualcosa (anzi, parecchio) però si muove. Inguscio guarda «all’integrazione della supply chain dell’innovazione, con l’emersione di player sempre più completi. È il caso, ad esempio, di modelli ‘From talente to Ipo’ come quello costituito da TAG, Digital Magics e TIP». Non solo: «A Milano – continua Inguscio – stanno nascendo sempre più ‘luoghi dell’innovazione’», come Copernico e TAG Calabiana: «Più che ‘business center’ o ‘coworking’ mi viene da definirli ‘ecosystem in a box’». Ecosistemi in miniatura.

E poi c’è quella che Inguscio definisce «una grandissima opportunità»: il “dopo Expo”. Rho «sarebbe il ‘luogo dell’innovazione’ per eccellenza se raccogliesse una massa critica di attori dell’ecosistema tale da essere rilevante a livello internazionale». Perché «2014 was practice. 2015 is the warm up. 2016 will be game time».

Piemonte, l’incontro tra startup e pmi

Il Piemonte è la quinta regione per numero di startup innovative (326 startup, pari 6,93% del totale). Conferma il problema del sistema italiano (la sottocapitalizzazione) ma mostra anche segnali di vitalità: Torino è l’unica delle città con più di un milione di abitanti a comparire nella top ten della “densità”, che registra il rapporto tra il totale delle imprese e quelle innovative.

Segnali colti da i3P. L’incubatore del Politecnico di Torino, come sottolineato dal suo presidente Marco Cantamessa, ha visto aumentare del 20% domande e progetti incubati. Con un incremento negli investimenti seed, arrivati a 3 milioni. Nella regione ha le sue radici anche Innogest, Sgr da 165 milioni di euro che, a settembre, ha effettuato il closing (da 85 milioni) del suo secondo fondo gestito.

In Piemonte, spiega Pietro Puglisi di Innogest, «la fusione tra il colosso vercellese Sorin e l’americana Cyberonics avrà un forte impatto sull’ecosistema biomedicale». A livello seed ed early stage, si fanno notare «i round raccolti nel mondo della sartoria (oltre un milione di euro investiti in Lanieri.com da un pool guidato dal Gruppo Reda) e dei pagamenti via mobile (circa 8,5 milioni raccolti dal team cuneese di Satispay)».

Le differenze tra Piemonte e Lombardia

Con sede a Torino e Milano, Innogest conosce bene le differenze tra Piemonte e Lombardia: «Due ecosistemi profondamente diversi”. Se Milano si è strutturata intorno ai VC, «a Torino il tessuto di piccoli imprenditori e manager legati all’industria manifatturiera costituisce un ricco bacino di seed financing che ha orientato l’innovazione verso il concetto di bootstrapping». Il Club degli investitori, ad esempio, raccoglie e coordina più di cento business angel piemontesi.

Che cosa manca? «Torino deve trovare un proprio angolo di specializzazione«, afferma Puglisi. «La città dovrà scavare nella sua attitudine ‘nerd’, creativa, ingegnosa e pragmatica, e stimolare la contaminazione tra competenze: penso alla medicina e la tecnologia o al food ed il digitale».

Liguria, dove una finanziaria regionale guida l’innovazione

La Liguria è, di gran lunga, la regione del nord Italia con meno startup innovative. Sono appena 78. In numero assoluto solo Umbria, Basilicata, Molise e Valle d’Aosta fanno peggio. Solo lo 0,25 delle imprese liguri è una startup innovativa. Anche in questo caso, un record negativo per le regioni del nord. Tra gli attori più consistenti c’è LigurCapital, fondo di capitale di rischio della Regione nato a settembre del 2013. Il suo compito è proprio quello di dare impulso a un ecosistema ancora limitato. La società fa da catalizzatore per gli imprenditori e raddoppia il capitale messo a disposizione da co-investitori privati.

In poco più di due anni, LigurCapital ha destinato a 13 startup 5,7 milioni di euro. Cui se ne affiancano altrettanti provenienti dai co-investitori privati. Il capitale composto da fondi pubblici impone cautela e territorialità: la quota di capitale detenuta da LigurCapital e dal suo co-investitore non può superare il 49,9% e le imprese sostenute devono avere una sede operativa in Liguria per almeno 5 anni.

Nel 2015, il fondo regionale ha fatto capolino nel round da 556 mila euro di Drexcode con 180 mila euro. Ha conquistato anche una fetta di Sailsquare, piattaforma del peer to peer per vacanze in barca, e di Enjore (piattaforma per la gestione di tornei sportivi). L’intervento più corposo, però, è quello confermato a ottobre: 750 mila euro per la genovese Esalife, società per la tecnologia della riabilitazione.

L’assenza di grandi player privati distingue la Liguria da Piemonte e Lombardia. Ma il 2016 potrebbe vedere alcune novità. La più importante è la nascita, a Genova, del primo Innovation Hub italiano. È il frutto della collaborazione tra Confindustria Liguria e Fondazione R&I (partecipata da Finmeccanica, Fondazione Politecnico di Milano, Intesa Sanpaolo, Istituto italiano di tecnologia, Telecom Italia e Scuola Supereiore Sant’Anna). In una nota, la Fondazione R&I ha chiarito perché Genova. Primo: molti soci fondatori hanno sedi sul territorio. E poi c’è stata l’appoggio dell’università di Genova e di un gruppo di grandi imprese. In un ecosistema ancora da costruire.

a cura di
Paolo Fiore

Veneto, il trattorino rosso in Piazza Affari

Non sono poche le startup del Nord Est – regione che per anni la “locomotiva d’Italia” sul piano economico, sia per la grande quantità di aziende che vi hanno sede, che per la capacità di produrre reddito e occupazione – che nel 2015 hanno saputo trarre profitto dalla rivoluzione digitale. La notizia dell’anno è senz’altro la quotazione in Borsa di H-Farm. L’incubatore-acceleratore veneto si è quotato all’AIM, il mercato di investimento alternativo dedicato alle piccole e medie imprese, il 13 novembre, raccogliendo circa 20 milioni di euro. È l’inizio di un percorso di trasformazione dell’azienda di Roncade, che intende puntare molto nei prossimi anni sulla formazione e sullo “scouting” di imprese innovative in tutta Europa.

Friuli Venezia Giulia, l’exit che racconta un modello

Un po’ prima e un po’ più a est, a Trieste, l’estate era stata movimentata dalla notizia dell’exit da un milione di euro di BlueWago, startup creata da un giovane imprenditore locale, Nicola Davanzo, e dedicata a chi vuole concedersi una vacanza in barca a vela, e cerca l’itinerario, la barca e lo skipper migliore. Un milione di euro possono sembrare tanti o pochi, dipende dai punti di vista e dal settore di mercato, di certo una bella soddisfazione per il fondatore e il suo team di esperti per lo più non ancora trentenni.

Trentino Altro Adige, la startup che piace a Nadella

Nell’operoso Trentino Alto Adige, più che da singole operazioni più o meno felici, il saldo positivo del 2015 deriva dal consolidamento di un sistema locale dell’innovazione che, se si considera il rapporto fra startup e società di capitali, è saldamente al primo posto in Italia (107 imprese ogni 10 mila società di capitali). Per la Provincia di Trento, in particolare, l’anno che si chiude è stato costellato da momenti da incorniciare: dal primo posto della startup Horus Technology all’IBM SmartCamp di giugno, alla menzione speciale per Melixa, società che punta a rinnovare l’apicoltura coi Big Data, al concorso nazionale Scintille, indetto a ottobre dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Si conferma anche la capacità della regione di attrarre risorse comunitarie: delle dieci startup italiane premiate a settembre dall’Europa con 50 mila euro nell’ambito del progetto CreatiFi, la metà ha sede in Trentino.

a cura di 
Federico Guerrini

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