Heli-Lab, la startup dei droni usata da Montalbano e Maccio Capatonda

Spallina, Raspanti e Scibilia hanno portato internet sul drone e oggi sono un punto di riferimento per la cinematografia in Sicilia

«Per noi la vera innovazione era trasformare il drone in un vero e proprio pc volante in grado di acquisire non solo immagini ma dati eterogenei, come ad esempio il tasso di umidità, la temperatura, lo smog, le onde elettromagnetiche. Con questa idea abbiamo dato vita a Heli-Lab». Così Giuseppe Spallina, ingegnere telematico, e Antonio Raspanti, tecnico geofisico, raccontano a Startupitalia! come è nata la loro startup siciliana, Heli-Lab appunto, a cui ha partecipato anche Letterio Scibilia, ingegnere meccanico e che vede la collaborazione anche dell’Università di Catania e di VicoSystems, azienda hitech specializzata nella progettazione e produzione di apparati di telecomunicazione. Un progetto che, nonostante la giovane età ha già raggiunto importanti risultati: «Abbiamo collaborato alle riprese de “Il Giovane Montalbano” per Rai Fiction, a quelle del film “Quel bravo ragazzo” con Maccio Capotonda e la Lotus Film Production e poi abbiamo realizzato il documentario “Sicilia 1943” in occasione della mostra “Robert Capa in Italia 1943-1944”. Collaboriamo anche con la ZDF, una delle principali tv tedesche. Questo perché riusciamo a fornire immagini altamente professionali e stiamo diventando il riferimento per le riprese cinematografiche aeree in Sicilia». Abbiamo intervistato Spallina e Raspanti per farci raccontare come sta cambiando il mondo dei droni con l’arrivo di Heli-Lab.

Da sinistra: i tre founder di Heli-Lab Antonio Raspanti. Giuseppe Spallina e Letterio Scibillia con il regista Victor Ortega.

Come è nata l’idea di Heli-Lab?

«L’idea è nata a dicembre 2014, mentre ragionavamo sul fatto che i droni sono un buon comune denominatore per tutti e tre, che siamo amici da tanto tempo e che abbiamo competenze eterogenee che ben si fondono tra loro. Heli-Lab poi è partita ad aprile 2015. Il nostro desiderio era quello di offrire dei servizi con i droni non tanto perché ormai è una tendenza, ma perché ci interessa davvero: siamo tutti e tre appassionati di volo, Antonio poi è un pilota eccezionale. Volevamo fornire servizi che non fossero solo pratici ma anche innovativi, cioè servizi a cui nessuno aveva mai davvero pensato».

E ci siete riusciti?

«Tecnicamente abbiamo fatto una cosa che in Italia finora non era possibile fare: da noi, infatti, non è consentito agli operatori civili poter pilotare i droni fuori dal campo visivo del pilota. Il nostro prodotto è molto proiettato al futuro ed è una soluzione immediatamente implementabile per applicazioni ministeriali sotto la giurisdizione militare, come ad esempio il Risk&Catastrophe Management o le operazioni di Ricerca e Soccorso in Mediterraneo».

Tornando a Heli-Lab, come funziona il vostro drone?

«Quello che abbiamo fatto è stato sviluppare un dispositivo in grado di raccogliere i segnali provenienti dalla sensoristica di bordo del drone e trasmetterli su Internet verso un cloud. I dati raccolti vengono inviati attraverso una connessione a banda larga che unisce assieme le capacità trasmissive di due sim che possono persino essere di operatori diversi (in gergo si chiama “bonding di dati”). I dati vengono trasmessi aprendo automaticamente un doppio canale crittografato, quindi sicuro, tra le sim a bordo del drone ed un server remoto (quello che in gergo viene chiamato MachineToMachine): il risultato è che tutto ciò che viene rilevato dal velivolo può essere istantaneamente visualizzato su quasiasi dispositivo multimediale come pc, tablet e smartphone. In parole povero, abbiamo portato la banda larga a bordo di un drone creando un MachineToMachine verso cloud con bonding dati tra operatori differenti. Ed è un esperimento che apre le porte ad una serie di innovazioni ad altissimo potenziale».

Per esempio quali?

«Innanzitutto avere la banda larga sul drone permette l’acquisizione e l’elaborazione di dati in real-time, cioè con un riscontro immediato, senza la post-elaborazione a terra. Poi, da un punto di vista tecnico, Heli-lab cambia la concezione del pilotaggio dei droni perché il dispositivo potrebbe permettere di guidare un drone direttamente da Internet, senza l’aiuto dei classici telecomandi e senza più limiti di distanza: si avrà comunque la possibilità di interagire istantaneamente col velivolo, senza intaccare gli standard di sicurezza. In questo modo si superano i limiti delle attuali missioni pianificate, le quali consentono di elaborare un piano di volo automatico ma, una volta impostato, non permettono più ripensamenti al pilota appena superato il raggio d’azione del telecomando. Infine, il fatto che si possono usare sim di diversi operatori telefonici ci ha permesso di confrontare la potenza della copertura di rete e, quindi, di monitorare e paragonare i risultati tra di loro: questo per gli stessi operatori potrebbe essere un vantaggio enorme, dal momento che i test di controllo che utilizzano ora sono molto costosi e anche troppo difficoltosi in quota».

Come detto, siete stati supportati nel vostro progetto dall’Università di Catania e da VicoSystem. In che modo vi hanno supportato? Avete ricevuto (altri) finanziamenti?

«Vicosystems e L’università di Catania ci hanno fornito persone e laboratori e noi abbiamo reinvestito il 100% dei nostri proventi in ricerca e sviluppo. Però, a parte questo, fino ad ora siamo riusciti a portare a termine un prodotto finito e funzionante senza ricevere alcun contributo, sebbene molte realtà del territorio si fossero mostrate intenzionate a farlo. Abbiamo scelto di autofinanziarci attraverso i servizi classici, cioè il controllo agricolo e forestale, la fotogrammetria e la cinematografia. Solo adesso che il sistema esiste realmente ci sentiamo pronti ad aprire le porte agli investitori».

Progetti per il futuro?

«A giugno 2015 abbiamo presentato al Premio Marzotto, nella sezione “dall’idea all’impresa”, il progetto Efesto, un sistema ideato per il monitoraggio e la prevenzione degli incendi boschivi tramite droni: ci siamo classificati tra i primi 20 finalisti e abbiamo vinto sei mesi di incubazione al Parco Tecnologico Padano. Quindi i prossimi mesi ci vedranno impegnati lì. E poi, ovviamente, implementeremo Heli-Lab cercando di arrivare a predisporre la connessione su quattro sim e non su due e basta, e anche in questo caso cercheremo di far sì che siano tutti operatori telefonici differenti. Infine, pensiamo sia arrivato il momento di trovare dei finanziatori».

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