Il 2015 degli acceleratori in Italia. Potito (Tim #Wcap): «Adesso abbiamo un ruolo industriale»

Intervista a Ilaria Potito, responsabile del programma Tim #Wcap Accelerator, che dall’Open Summit spera in «una ripartenza più consapevole».

L’ecosistema delle startup è come una grande filiera, fatta di incubatori, startup, business angels, acceleratori, venture capital. Una filiera nella quale ogni attore ha una parte principale, non ci sono comparse. Tutti (o quasi) li ritroveremo il 14 dicembre all’Open Summit di Startupitalia: una grande festa dell’innovazione, con le 100 migliori startup italiane del 2015 e dove, alla fine, sarà proclamata la migliore di tutte.
Dopo aver sentito alcuni dei principali venture capitalist italiani, conosciamo adesso gli acceleratori, ovvero quei programmi che vanno a intervenire a supporto delle startup, aiutandole a muovere i primi passi sul mercato. Insomma, a diventare imprese. Una delle prime esperienze italiane in ordine cronologico è quella del gruppo Telecom Italia: si chiamava Working Capital e ad immaginarla nel 2009 è stato Salvo Mizzi, oggi a capo di Invitalia Ventures dopo aver guidato la nascita di Tim Ventures. Dal 2014 si chiama Tim #Wcap Accelerator, è una delle 32 realtà italiane certificatei dal Mise ed è presente con 4 acceleratori a Milano, Bologna, Roma, Catania. Dal 2009 a oggi l’acceleratore ha supportato 260 progetti ed erogato 5,5 milioni di euro. La responsabile del programma è Ilaria Potito, e sarà anche lei tra i protagonisti dell’Open Summit. L’abbiamo intervistata.

Ilaria Potito

Ilaria Potito, responsabile Tim #Wcap Accelerator

Cos’é cambiato in questo 2015 per le startup?
«I dati sulla portata degli investimenti, come si ripete da più parti, non sono confortanti. Tuttavia, se parliamo di incubatori e acceleratori, il vissuto e le prospettive sono certamente da guardare con ottimismo. I nostri acceleratori hanno finalmente un ruolo industriale. Difatti, negli ultimi due anni, grazie a Tim #Wcap sono state avviate circa 25 attività di go-to-market all’interno di Tim, che hanno generato fatturato verso le nostre startup, coinvolgendone circa 20. Questa è Open Innovation, ovvero il core dei nostri acceleratori. Insomma, l’ambiente vive una continua evoluzione, è in trasformazione, ma siamo finalmente a una maturità di visione. Il 2015 è davvero l’anno in cui l’ecosistema dell’innovazione ha capito molto cose».

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Quali sono le 3 startup che hanno fatto bene nel 2015, e perché?
«A una madre non si chiede qual è il figlio preferito! Al di là delle battute, sono molto soddisfatta delle startup che abbiamo selezionato. Queste startup stanno per concludere il percorso di accelerazione e lavorano intensamente alle loro soluzioni in attesa del nostro Demo Day, che si terrà a Roma il prossimo 30 novembre».

Inutile chiederle almeno un nome da candidare a “startup dell’anno”…
«Esatto!»

Cosa si aspetta dall’Open Summit del 14 dicembre?
«Mi aspetto che sia la sintesi di tutto ciò che è stato fatto negli ultimi anni intorno all’innovazione in Italia. E una ripartenza più consapevole».

Cosa può ancora migliorare nel 2016?
«Bisogna spingere sempre e costantemente sugli investimenti, per migliorare la cultura d’impresa e raffinare ulteriormente il dealflow. Noi continueremo ad alimentare la nostra fucina, sempre attenti a una visione globale del mercato».

Aldo V. Pecora
@aldopecora

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