Una startup vuole vendere i blogger italiani, in Russia

E’ nata da pochi mesi e l’idea di Pinky Wondy è venuta ad una ragazza siciliana che studiava in Siberia. In qualche mese i primi clienti, russi

L’idea Giovanna l’ha avuta nei corridoi della Ekaterinburg Univervisity, in Siberia, mentre frequentava i corsi della laurea specialistica in Lingua e Letteratura Straniera. Stava chiacchierando con una compagna di studi che per lavoro pubblicizzava le aziende su Yandez, il diffusissimo motore di ricerca russo. Si è poi convinta che valesse la pena provarci, in Sardegna, questa estate, subito dopo la laurea e il rientro in Italia, mentre lavorava in un hotel circondata da ricchi compatrioti di Putin. Sì, si è detta.

I russi l’Italia la amano davvero. Peccato che possano leggere di cose italiane troppo poco.

E a fine settembre ha lanciato la sua start up. Si chiama Pinky Wondy ed è un ponte tra Italia e Russia. «Mosca, Siberia, San Pietroburgo: tutta la Russia guarda con interesse all’Italia e al made in Italy. Piace lo stile italiano, il cibo, i prodotti anche più semplici che noi diamo per scontati, non solo la Nutella ma anche i più banali oggetti per la casa», spiega Giovanna Mazzaia. «Perché allora non fare qualcosa che porti i blog che raccontano questa Italia laggiù?», si è detta questa catanese di 25 anni. Abitando da quelle parti per due anni, Giovanna si accorge che i pochi siti italiani davvero seguiti sono quelli indicizzati .ru. Due su tutti: quelli creati da Nutella e Barilla, che diffondono ricette e informazioni sui prodotti. Non gli altri, nemmeno se scritti in inglese.

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«È un bacino di potenziali clienti enorme che oggi l’Italia sfrutta solo in parte». Per arrivare agli acquirenti, dice, non basta solamente portare la merce e pagare le tasse alla dogana. Bisogna investire in comunicazione ed è qui che le aziende italiane cadono.

Mazzaia in realtà ha in mente soprattutto il gruppo sconfinato di fashion blogger e foodies italiani. «Non sanno quanti contatti in più potrebbero fare solo intercettando un pubblico che finora gli è precluso». I russofoni nel mondo sono circa 145 milioni e solo il 25% legge in inglese. «Il restante 75% legge solo testi scritti in russo», spiega. Ma non è solo una questione di traduzione. Le barriere che separano Europa e America dal gigante freddo sono tante altre, compresa la diffidenza di molti verso l’Occidente. «Non serve a nulla avere un sito internet .it o .com. Te ne serve uno indicizzato .ru». Devi poi entrare nei canali di diffusione russi, dal motore di ricerca Yandex («Solo il 2% usa Google»), fino al social network più diffuso Vkontakte, il Facebook russo, usato da 330 milioni di persone al giorno, e diffuso anche in Bulgaria, Estonia, Lettonia e Lituania.

Come funziona Pinky Wondy

Ed è qui che arriva Pinky Wondy. «Il nostro pacchetto base comprende l’apertura di una pagina sul social network Vkontakte, la traduzione di due post al giorno di 1500 caratteri massimo. Ogni giorno, pubblichiamo su Vkontakte le prime tre righe dei due post che il cliente ci manda (tradotti, ndr), e rimandiamo con un link al resto. Quel link porta l’utente su un sito gemello indicizzato .ru, creato dai miei collaboratori in Russia, il quale reindirizza l’utente al sito italiano del cliente, su cui è pubblicata la traduzione integrale del post. In questo modo sono le visite sul sito italiano ad aumentare».

Giovanna si avvale delle competenze tecniche di alcuni amici siberiani conosciuti durante la specialistica. «Hanno fatto tutti uno stage presso Seo-agency.ru, la principale azienda russa di search engine optimization. Conoscono i trucchi da usare per rendersi visibili su Yandex, che funziona diversamente da Google. Anche il nome della start-up, Pinky Wondy, è stato scelto con cura per adattarsi ai criteri di indicizzazione del motore russo». Sono questi amici siberiani ad occuparsi della creazione dei siti .ru e della pubblicazione dei post su Vkontakte negli orari più adatti. Non solo.

Un team di 25 traduttori, in due mesi 10 clienti

Con Mazzaia lavora anche un gruppo di 25 traduttori, tutti basati in Russia, grazie ai quali può tradurre i post dei clienti in brevissimo tempo, appena li riceve. «Avendone così tanti, posso essere certa di trovare sempre qualcuno disponibile a lavorare, nonostante i fusi orari. Voglio offrire il mio servizio in tempi brevissimi». Anna di Stefano, 45 anni, catanese anche lei, è incaricata invece di cercare clienti in Italia.

La startup di Giovanna a pochi mesi dalla nascita (settembre 2015) sta già dando i primi frutti. Al momento ha 10 clienti, tra cui soprattutto fashion blogger. Due di loro sono già state contattate da aziende di abiti russe per indossare e promuovere sui loro blog le proprie collezioni. Segno che il team di Giovanna le ha portate nei punti giusti della rete. È presto per dare cifre, anche se può già dire che nel giro di due settimane una blogger che prima faceva 100 visite al giorno ora ne fa 1000. «I nostri clienti, aprendosi al mercato russo possono triplicare, quintuplicare e pure decuplicare le cifre».

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