Polihub (Milano) è il quinto migliore incubatore universitario, al mondo

L’incubatore del Politecnico di Milano è stato inserito nella top 25. Si classifica quinto. Il direttore Mainetti: «Il nostro segreto fare incontrare subito startup e imprese»

Un acceleratore universitario italiano entra nella top 25 mondiale degli incubatori. E si classifica quinto.Polihub, incubatore di startup dal 2013 sotto la guida di Stefano Mainetti, entra nel Pantheon mondiale dei modelli di sviluppo imprenditoriale legati a un’istituzione universitaria. Lo fa dopo un 2015 che ha dato all’incubatore del Politecnico di Milano fondato nel 2001 delle buone soddisfazioni. A partire dal numero sempre crescente delle startup incubate (50) a quello del fatturato aggregato di queste imprese (17 milioni, una media di 340mila euro a startup). Continuando con il numero di seed investment distribuiti: 11 milioni. Fino ad ottenere qualche settimana fa la consacrazione a secondo miglior incubatore in Europa. Universitario. Per capirci, non ha concorso con i nomi noti ai più come 500 Startups o Y-Combinator.

Leggi: Mainetti «Le mie migliori startup del 2015 e

l’energia positiva dell’Open Summit»

 

Oggi è quinto. Ma al mondo. Sopra ci sono incubatori universitari britannici, statunitensi, canadesi, taiwanesi (qui sotto la lista completa). Subito dopo l’Italia. Il ranking è quello ideato dalla Ubi Global, società che si occupa di valutazione dell’impatto dei programmi di incubazione di impresa nel mondo. 400 quelli valutati in 70 nazioni diverse. Quello di Ubi è il più autorevole ranking disponibile oggi per i progetti di incubazione d’impresa. «Essere posizionati lì, in alto, sopra paesi come gli Usa o la Francia significa avere maggiore credibilità agli occhi degli investitori» spiega a StartupItalia! Stefano Mainetti, docente di tecnologie dei sistemi informativi al Politecnico di Milano. La voce emozionata, prova ad immaginare quello che succederà ora. I prossimi passi. «Il nostro obbiettivo ora è trovare sempre più accordi con i fondi di investimento per far chiudere round alle nostre startup».

stefano-mainetti

Stefano Mainetti, direttore di Polihub

 

Cosa prevede il ranking Ubi in 3 punti.

Sono tre i criteri di valutazione. E qui si giocano punti di forza e di debolezza di Polihub. Che sono un po’ la metafora dell’ecosistema italiano.

1. Il valore che l’incubatore dà all’ecosistema. Un criterio generale che prevede quanti posti di lavoro sono stati creati, il fatturato delle startup, la capacità di ottenere finanziamenti. I numeri di Polihub sono buoni in questo senso. 50 startup incubate e una 20 di idee di impresa che non sono ancora definibili startup. I finanziamenti ottenuti sono circa 11 milioni, per un fatturato aggregato di 17 milioni. Anche lato lavoro i numeri sorridono all’incubatore finanziato dalla fondazione del Politecnico di Milano. 350 posti creati. Full time. «I nostri numeri sono cresciuti, e cresceranno ancora il prossimo anno. Questo è un nostro punto di forza». commenta Mainetti. Voto a Polihub 81 su 100.

Leggi: Cosa deve fare l’Italia
per far decollare il mercato del venture

 

2. Il valore generato per le startup. Rientrano una serie di valutazioni tra le quali il coaching, il mentoring dedicato ad ogni neoimpresa. Cose molto diverse tra loro, ma per un approfondimento rimandiamo a questa analisi di Raffaele Gaito.  Non solo. A questo si aggiunge il numero di partner industriali hanno consentito un go to market facilitato per le startup. E anche qui hanno giocato a favore di Polihub il buon numero di call for ideas che hanno sviluppato in questi anni. Sono arrivate da Microsoft, da CheBanca, da Novartis, da Ibm. Un canale preferenziale per raggiungere il mercato. Voto a Polihub 80 su 100.

PoliHubStartup

 3. L’attrattività per l’ecosistema. Quanto è appealing il modello Polihub per le startup italiane. I numeri anche in questo caso hanno sostenuto Polihub. Sono arrivati circa 850 progetti nel 2014 e 1.200 nel 2015. Ma le idee non bastano, l’accelerazione nemmeno. Serve mercato e sostenibilità. Sopravvivenza. E l’83% delle startup uscite da Polihub continua a vivere. Nota dolente è la parte finanziaria. «Qui siamo deboli, è vero» confessa Mainetti. «Qui contano molto le IPO e la capacità di ottentere funding. Di scalare rapidamente sul mercato, di fare exit, come una startup dovrebbe fare». Voto a Polihub 67 su 100.

Leggi: La differenza principale tra un acceleratore e un incubatore,

di Stefano Bernardi

 

I tre voti fanno una media di 77. 77 su 100, questo è il ranking attribuito a Polihub dalla. I migliori 34 incubatori al mondo hanno una media di 72. «Ora possiamo presentarci con maggiore forza agli investitori» dice Mainetti. «Il valore per noi sta in quello. Al di là dei meriti personali, quello che conta è migliorare la parte finanziaria. Quella che finora ci penalizza». Polihub è entrata nel network investors di Invitalia Ventures insieme a tutti i fondi italiani, e un parterre di tutto rispetto di attori internazionali tra i quali 500 Startups di Dave McClure.

Perché Polihub racconta molto dell’ecosistema italiano

A guardare i risultati di Polihub, non è difficile guardare in filigrana punti di forza e di debolezza dell’ecosistema italiano delle startup. Ma più in generale dell’Italia come sistema. Ottime idee, grandi prospettive, buona organizzazione, scarso potere finaziario. L’Italia ha un mercato del venture sottocapitalizzato. Lo abbiamo scritto. Senza finanza le startup non vanno da nessuna parte. O da qualche parte magari vanno pure, ma dentro i confini nazionali, magari sperando che qualche industria ne compri la cifra innovativa. Eppure il capitale di venture, il sangue che irrora le startup, in sostanza i soldi veri, noi lo conosciamo di natura privata. Ma nasce per mano pubblica, negli Usa, anno 1978. Larga parte dei fondi in tutto il mondo sono investitori di natura pubblica. E sono loro a muovere il venture capital e fornire i capitali per le startup: fondi pensione e fondi previdenziali, fondazioni di ricerca e universitarie. «Ancora oggi negli Usa uno dei maggiori fondi per le startup è Calpers, fatto con i soldi dei dipendenti pubblici californiani» ricordava Gianluca Dettori di dpixel in un recente post su facebook.

Arcangelo Rociol
@arcamasilum

Ecco la lista completa della top 25 degli incubatori mondiali

1. SETsquared – Universities of Bath, Bristol, Exeter, Southampton, Surrey; United Kingdom

2. Innovation Incubation Center Chaoyang University of Technology – Chaoyang University of Technology; Taiwan

3. The DMZ at Ryerson University – Ryerson University; Canada

4. 1871 – Northwestern University, University of Chicago, University of Illinois, Loyola University, Illinois Institute of Technology, DeVry University; United States

5. PoliHub Startup District & Incubator – Polytechnic University of Milan; Italy

6. Innovate Calgary – University of Calgary; Canada

7. INiTS Universitäres Gründerservice Wien – Vienna University of Technology, University of Vienna; Austria

8. ATP Innovations – University of Sydney, Australian National University, The University of New South Wales, University of Technology Sydney; Australia

9. YES!Delft – Delft University of Technology; Netherlands

10. Uppsala Innovation Centre – Uppsala University, Swedish University of Agricultural Sciences; Sweden

11. UtrechtInc – Utrecht University, University Medical Center Utrecht, University of Applied Sciences Utrecht; Netherlands

12. Huazhong University of Science and Technology National Science Park – Huazhong University of Science and Technology; China

13. Instituto Genesis PUC-Rio – Pontifícia Universidade Católicado Rio de Janeiro; Brazil

14. Business-Incubator of National Research University Higher School of Economics – National Research University, Higher School of Economics; Russia

15. National Taiwan University Innovation Incubation Center – National Taiwan University; Taiwan

16. TEC Edmonton – University of Alberta; Canada

17. Instituto Internacional para la Innovación Empresarial (3IE) – Universidad Técnica Federico Santa María; Chile

18. ITU SEED (ITU CEKIRDEK) – Istanbul Technical University; Turkey

19. China Agricultural University National University Science Park – China Agricultural University; China

20. Hefei National University Science Park – Hefei University of Science and Technology, Anhui University, University of Scienceand Technology of China; China

21. National Taiwan University of Science and Technology Business Incubation Center – National Taiwan University ofScience and Technology; Taiwan

22. BLC3 Incubadora – University of Coimbra, University of Minho, School of Technology and Management of Oliveira do Hospital, University of Beira Interior, University Nova Lisbon, Catholic University of Portugal; Portugal

23. Parque Tecnológico de la Salud de Granada (PTS Granada) – University of Granada; Spain

24. Chrysalis – Pontificia Universidad Catolica de Valparaiso; Chile

25. Instituto Pedro Nunes (IPN) – Universidade do Coimbra; Portugal

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