Nella culla di MoneyFarm, Mariani (TNV): «Così le startup italiane stanno recuperando terreno»

Intervista a Mario Mariani, fondatore di The Net Value, incubatore/venture sardo che ha fatto crescere big delle startup italiane come MoneyFarm. Finora ci sono passate 70 startup, 13 presenti oggi

Mario Mariani classe ’67, cagliaritano. È il fondatore del Venture Incubator The Net Value, con sede a Cagliari, una struttura che supporta le start-up del settore ICT & New Media nel loro processo di crescita e contemporaneamente svolge attività di consulenza strategica per le imprese tradizionali che vogliono affrontare progetti digitali complessi. Finora in TNV ci sono passate 70 startup, alcune di successo enorme come MoneyFarm (round da 16 milioni a novembre, il più grosso del 2015 in Italia).

Ha una formazione economica e dopo aver conseguito il Master in Innovation Technology Management presso la Scuola Superiore di Studi Sant’Anna di Pisa, ha iniziato a lavorare nel campo dell’innovazione tecnologica con alcune agenzie di sviluppo economico in Sardegna, come il BIC e Consorzio 21. A metà degli anni novanta partecipa alla nascita di uno dei primi Internet Provider italiani, Video On Line (venduta poi a Telecom Italia e divenuta Tin. it) e successivamente, nel 1998, alla creazione di Tiscali dove dal luglio 2006 è Amministratore Delegato. Nel 2008 lascia la società di telecomunicazioni italiana per fondare un suo percorso imprenditoriale a Cagliari, sua città natale.

Cagliari non è nuova a progetti legati al mondo dell’ICT e dei New Media e come ha ricordato il fondatore dell’incubatore «c’è un terreno imprenditoriale fertile e competenze tecniche tali da renderlo un luogo favorevole per la nascita di imprese». La città del sole ha dato i natali, nel 1989, al CRS4, il centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna, che all’epoca si è occupato di Internet quando era ancora agli inizi del suo sviluppo. 4 anni più tardi è proprio il neonato centro a lanciare il primo sito (server) web italiano, il www.crs4.it, e, nello stesso anno, anche il primo quotidiano online europeo (l’Unione Sarda). Cagliari è stata anche la sede del primo Internet Service Provider su base nazionale (Video On Line), ed ha dato i natali alla prima web radio, Radio X, e come non ricordare, alla fine degli anni novanta, la venuta al mondo di Tiscali.

Dagli anni 2000 ad oggi sono diverse le startup nel settore dell’ICT che sono nate in Sardegna e che hanno avuto risalto nazionale ed internazionale soprattutto in questi ultimi anni. Dati che sono testimoniati direttamente dall’attività dell’incubatore che ha visto transitare circa una sessantina di Startup. “Un porto di mare” come lo ha definito il Managing Partner di TNV. The Net Value si inserisce in questo contesto ed ha l’ambizione di giocare un ruolo di primo piano nel supporto allo sviluppo di queste Start Up digitali.

mario mariani the net value

Mariani, come è nata The Net Value? 

The Net Value nasce nel 2008 a Cagliari. Dopo aver fatto il manager per importanti aziende delle TLC/INTERNET, avevo voglia di avviare un mio percorso imprenditoriale nella mia città natale. Quale migliore occasione per mettere a frutto la mia esperienza nel settore digitale in una città come Cagliari che ha un’ottima concentrazione di “know how digitale” per via della presenza del CRS4, di VoL, di Tiscali e di tante altre aziende “digitali” piccole e medie ma interessantissime .

Ad oggi quali sono le startup presenti nell’incubatore?
In sei anni sono transitate in TNV circa una sessantina di startup, in questo momento ce ne sono tredici e in questa struttura gravitano una settantina di persone. The Net Value è un porto di mare, le startup vanno e vengono e questi numeri cambiano ogni mese.

Quali sono state le startup che hanno avuto il successo maggiore.
MoneyFarm (che quest’anno ha segnato il round di investimento più grosso in Italia, 16 milioni, ndr), Sounday, Paperlit, MarinaNow. The Net Value è investitore in queste ultime due.

Quali sono le maggiori di difficoltà che hanno incontrato le startup?
Le startup incontrano difficoltà enormi tutti i giorni. Si sommano le difficoltà di tutte le aziende normali a quelle enormi di un progetto che deve trovare la strada maestra. Le difficoltà sono diverse da azienda ad azienda e dipendono molto dalle capacità dei team. Sicuramente la difficoltà maggiore è quella di trovare il giusto modello di business e il giusto tasso di crescita che le permetta poi di dimostrare la validità della propria iniziativa e quindi attrarre i capitali di ventura per sostenere la crescita.

E l’incubatore? Ha mai avuto qualche difficoltà?
Certamente si! Come per qualsiasi azienda, anche l’incubatore ogni giorno deve affrontare le sue difficoltà. Intanto anche l’incubatore, come qualsiasi azienda, è fatto di costi e ricavi. Qui si cerca di mantenere in equilibrio economico una struttura che offre servizi alle startup (che notoriamente non hanno grandi risorse da spendere) e che contemporaneamente investe in quelle più promettenti nell’attesa di fare le famose exit per avere un giusto ritorno. Tutto questo è molto “illiquido” quindi bisogna avere molta pazienza e mentre si attende bisogna avere una struttura molto efficiente. Farò un bilancio a dieci anni.

Tanti sono i parametri che decretano il successo di una startup, ma quali sono le qualità che deve avere un “innovatore”?
Una buona idea, un buon team per eseguirla e la resilienza, per sopravvivere e cambiare le cose mentre si affrontano le difficoltà.

Come giudica l’ecosistema delle startup italiano? cosa cambierebbe?
E’ un ecosistema piccolissimo. Ci sono pochi investitori, poche startup che ci provano e poche aziende mature sensibili ai processi innovativi moderni. E’ piccolo, ma sicuramente molto più grande di qualche anno fa. E comunque è di qualità.
Nella mia attività di partner di United Ventures incontro molti imprenditori con ottime idee e ottimi team. Ma quelli veramente bravi, per fare una startup di grande successo, quasi sempre hanno la necessità di portare un pezzo significativo dell’azienda verso i grandi mercati di sbocco e verso il mercato dei capitali. Ovvero Berlino, Londra, New York e San Francisco.
Per cercare di migliorare le cose a mio parere ci vorrebbero più investitori da un lato e più aziende mature dall’altro che iniziano a capire che per rimanere competitive e, magari per migliorare la loro competitività nei mercati internazionali, devono iniziare a comprare le startup. Anche una semplice acquisizione di una startup che non ha avuto successo nel mercato ma che ha un buon team e un buon prodotto/servizio può dare un forte contributo competitività di un’azienda matura e consolidata.

Quali prospettive vede per l’ecosistema italiano dell’innovazione? E per quello Sardo?
Quello sardo è un pezzo di quello italiano. Non mi piace ragionare da “isolano isolato”. Per quello italiano credo che il gap con il resto dell’Europa si stia riducendo ma non basta. Bisogna fare molto di più e bisogna farlo presto.

Cosa si aspetta dall’Open Summit di Milano?
Un’occasione di incontro per gli attori dell’ecosistema, per contarsi e per ragionare insieme su come ancorare saldamente l’Italia dell’innovazione all’Europa e al mondo.

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